La Svizzera frena «l'immigrazione di massa»

I cittadini elvetici con il Referendum hanno deciso la rinegoziazione degli accordi bilaterali sulla libera circolazione dei cittadini UE entro i confini svizzeri. I tetti massimi ai permessi per gli stranieri includono anche limiti per i frontalieri.

La vittoria in Svizzera, anche se con un margine risibile, del Referendum che di fatto pone un freno all’immigrazione, ci impone una serie di riflessioni. Se fino a poco tempo fa si parlava di porre un freno ai movimenti transfrontalieri dei lavoratori, all’immigrazione selvaggia, si veniva spesso tacciati di essere Leghisti o di appartenere alla Destra Xenofoba. Quando però a mettere i “paletti” è la “cassaforte d’Europa”, la ricca e civilissima Svizzera, ovviamente qualche legittimo dubbio ci assale.

Di fatto oggi cambia tutto: pur non non facendo parte dell’UE e non utilizzando la moneta comune, la Confederazione Elvetica modificherà gli accordi che consentono la libera circolazione delle persone entrati in vigore nel 2002 e sarà introdotto un sistema di quote con una limitazione del numero di permessi di soggiorno rilasciati ogni anno anche per i richiedenti asilo, i ricongiungimenti familiari e i frontalieri. I datori di lavoro saranno obbligati a dare priorità ai lavoratori svizzeri.

Dal 2002 la Svizzera ha accolto circa 80 mila lavoratori immigrati all’anno, il 75% di provenienza europea. Gli stranieri sono oggi il 22,8 % della popolazione (circa 8 milioni di abitanti) e gli Italiani che ogni giorno varcano il confine per lavorare in Ticino sono 60.000. In Ticino quasi un terzo della forza lavoro è frontaliera.

Un problema o una risorsa? Il Consiglio Federale aveva promesso che con la libera circolazione sarebbero arrivati in Svizzera 10.000 migranti UE all’anno, invece ne sono arrivati otto volte di più. Secondo la “Neue Zürcher Zeitung”: abbiamo già avuto un sistema di quote che ha favorito l’immigrazione non qualificata, scrive il quotidiano di Zurigo. Lo sviluppo dinamico della Svizzera è avvenuto grazie alla libera circolazione delle persone e all’integrazione economica con l’UE, sancita da accordi bilaterali che il sì all’iniziativa mette a rischio.

Appare evidente a tutti che la “rinegoziazione” degli accordi tra Berna e Bruxelles avrà inevitabilmente ripercussioni sugli Stati membri e con gli accordi con i Paesi dell’Est Europa e del Nord Africa: c’è quasi sempre qualcuno più a Sud o a Nord di Noi…! È facilmente intuibile che tutto ciò diventerà necessariamente oggetto delle future campagne elettorali ed in particolare delle Europee, che oramai si possono considerare alle porte, quando si tornerà a parlare di modifica in “senso restrittivo” della Bossi-Fini e dei respingimenti. È chiaro che non si potranno più accettare a riguardo”imposizioni” da Bruxelles o necessariamente bisognerà rimettere in discussione tutto, anche gli accordi tra i singoli Stati membri:basta ai due pesi e due misure che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro!

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