Charlot compie 100 anni

Ricorrono i 100 anni dalla nascita di Charlot, l’eterno vagabondo timido e ingenuo, creato dalla fantasia di Charlie Chaplin. Il 7 febbraio 1914 per la prima volta Charlot comparve sugli schermi nel cortometraggio della Keystone intitolato“Kid Auto Races at Venice” (Charlot si distingue). Il corto si basa su una sola gag: un cineoperatore sta riprendendo una gara di ragazzini su automobili giocattolo, ma viene continuamente disturbato da uno spettatore, Charlot, che continua a mettersi davanti la cinepresa rovinando le riprese. Dopo questa prima apparizione, per tutto il mondo Charlot divenne il “vagabondo”, capace di conquistare grandi e piccini con le sue espressioni buffe, la sua tipica camminata, e quell’essere sempre ottimista nonostante le difficoltà della vita. Per omaggiare questo grande personaggio, grazie al lavoro della Cineteca di Bologna, che da anni si occupa del restauro dei film di Chaplin, torna nelle sale “The gold rush” (La febbre dell’oro), film che lo stesso Chaplin definì il suo capolavoro e per il quale desiderava essere ricordato. “È un’emozione immensa per noi – confida Cecilia Cenciarelli, responsabile del Progetto Chaplin della Cineteca di Bologna – È un passaggio storico: sarà possibile rivedere La febbre dell’oro con una qualità dell’immagine come non si è mai vista, con il ritmo e la velocità originali recuperati e soprattutto con le musiche originali, quelle per orchestra scritte dallo stesso Chaplin”.

Realizzato nel 1925, il film è incentrato sul tema della “corsa all’oro” alla fine dell’800 nelle montagne ghiacciate dell’Alaska. L’ispirazione gli venne in seguito alla visione di alcune diapositive che mostravano la fatica dei cercatori d’oro. Lo stesso Chaplin dichiarò: “A parte tutto – a parte gli abiti buffi, i baffetti e gli scarponi – volevo produrre qualcosa che commuovesse la gente. Cercavo l’atmosfera dell’Alaska, con una storia d’amore dolce, poetica, eppure comica. […]. Volevo che il pubblico piangesse e ridesse”. Il film ebbe grande successo e rimane indimenticabile per alcune celebri scene: quella in cui affamato cuoce il suo scarpone, arrotolando i lacci con la forchetta come fossero spaghetti; la scena della capanna sull’orlo del precipizio; e la memorabile “danza dei panini”, vero capolavoro di pantomima, in cui Charlot infilza due panini con le forchette in modo da mimare due piedi che ballano.

Per festeggiare il centenario di Charlot, oltre alla versione restaurata de“La febbre dell’oro”(che sarà proiettato in 76 cinema italiani), anche l’uscita di un romanzo inedito di Charlie Chaplin, intitolato “Footlights”,scritto nel 1948 da cui ha poi tratto uno dei suoi capolavori “Limelight” (Luci della ribalta). Rimasto negli Archivi Chaplin per oltre sessant’anni, finalmente viene pubblicato a cura delle Edizioni Cineteca di Bologna. Chaplin scrisse questo romanzo in “stile dickensiano” (non a caso Dickens era uno dei suoi autori preferiti con cui sentiva di avere molte affinità, entrambi infatti ebbero un infanzia difficile vissuta nella Londra vittoriana dei sobborghi), ripensando agli anni della sua giovinezza, alle sue prime esperienze ancora ragazzino nel mondo dei music- hall londinesi, ma raccontando anche le proprie insicurezze legate al passare degli anni e al rapporto con il pubblico, che in quel momento pensava lo stesse abbandonando. Protagonisti del romanzo sono: il vecchio clown Calvero, ormai fallito e alcolizzato e la ballerina Thereza che tenta il suicidio, ma viene salvata da Calvero. Il romanzo fa parte del nuovo saggio di David Robinson (biografo ufficiale di Chaplin) dal titolo “The Word of Limelight”. Il libro è illustrato da documenti e fotografie inedite provenienti dagli Archivi Chaplin e da rarissime testimonianze iconografiche di Londra così com’era negli anni della giovinezza e formazione chapliniana. Il volume, presentato nella versione inglese al British Film Institute, uscirà nella versione italiana il prossimo autunno.

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