Giustizia può ancora definirsi tale

Alla luce di ciò che sta succedendo al giorno d’oggi a livello planetario, ci chiediamo: la Giustizia può ancora essere definita tale?

Il presupposto di una Giustizia giusta sta nella tempistica, ma anche nella certezza ed equità della pena, anche perché comunque la stessa deve fungere da deterrente e rappresentare un riequilibrio e una reintegrazione e non una vendetta che la società attua nei confronti di colui che commette un delitto e va “rieducato”. Proprio la “rieducazione” appare oggi sempre più allontanarsi dal concetto per cui la pena stessa viene irrogata: basta volgere lo sguardo alla nostra attuale situazione carceraria! Appare oggi evidente a tutti, che il modo in cui la Giustizia viene amministrata e poi posta in essere, risulta essere sempre piú lontana dalla comprensione dell’uomo della strada e dallo spirito del buon padre di famiglia, che ha ispirato gli illuminati giuristi romani e posto le basi per la moderna giurisprudenza.
Purtroppo sempre piú frequentemente assistiamo all’emissione di sentenze astruse e svincolate totalmente dal contesto ove dovrebbero andare a incidere. Vari gradi di giudizio, spesso in contrasto tra loro e che ingenerano enorme confusione nei non addetti ai lavori e nel modus pensandi del comune sentire, oltre che a portare a una Giustizia dai tempi biblici.

Gli esempi a riguardo sarebbero talmente tanti che non basterebbe l’intera Enciclopedia Treccani, con relative appendici, ma per esigenze di brevità voglio ricordare due casi che ultimamente stanno tenendo banco: il caso Sollecito-Knox e quello dei Marò. Due casi totalmente diversi, ma con un denominatore comune: la Giustizia e i suoi paradossi! Raffaele Sollecito e Amanda Knox, assolti in primo grado e quindi a Piede Libero e successivamente condannati in Secondo Grado dalla Corte d’Assise di Appello e adesso in attesa del Giudizio della Suprema Corte di Cassazione, che potrebbe decidere di annullare, annullare con rinvio, ecc. con possibile ritorno alla Corte d’Assise di Appello. Nel frattempo la “Statunitense” si è involata e quindi per Lei poco cambierà: sappiamo bene tutti, che per la stessa, la concessione dell’estradizione risulta praticamente essere nulla, dato anche il principio giuridico vigente negli USA, quello cosiddetto del “double jeopardy”…!

Altro esempio che lascia a dir poco esterrefatti è quello dei nostri due fucilieri di Marina, consegnati nelle mani delle autorità indiane (senza possibilità di contraddittorio), perché a loro dire avrebbero ucciso dei pescatori. Risulta a dir poco paradossale il fatto che a due anni di distanza, nei loro confronti non siano neanche stati formulati i capi d’accusa, ma si sa solo che teoricamente rischiano la pena capitale, qualora venissero giudicati con la normativa antiterrorismo Indiana, meglio nota tecnicamente come “Sua Act”.

Al di là dell’inadeguatezza della nostra politica estera e del nostro peso nelle trattative internazionali, appare innanzitutto paradossale il fatto che il Comandante della nave che ospitava i due Marò, cioè la Enrica Lexie, nonostante si trovasse in acque internazionali, abbia deciso di rientrare in porto e che poi successivamente, trattandosi di una zona di mare al di fuori della competenza dei Tribunali Indiani, non si sia ricorsi a un arbitrato internazionale. Aggiungiamo a questo che alcune nazioni che amano definirsi “culle della libertà e della democrazia”  ancora oggi utilizzano la pena capitale, quale strumento di deterrenza a delinquere, salvo poi sempre più spesso accorgersi in ritardo, che ogni tanto la Giustizia può sbagliare…!

Come dicevano i nostri avi, padri del diritto: summum ius, summa iniuria…!

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