strategia rifiuti zero

Inizia in Consiglio Comunale un cammino di “civiltà” che dovrà coinvolgere l’intera comunità di Taormina, per un cambio radicale di mentalità che punta a riconsiderare il concetto stesso di “Rifiuto”. Una sfida importante che non possiamo perdere, per il futuro della nostra Città e del nostro Pianeta.

Nelle ultime ore si è fatto un gran parlare del fatto che anche a Taormina verrà applicato, così come ha deciso il consiglio comunale, il metodo “Rifiuti Zero”, proposto dall’apposito Comitato, a cui fanno capo in Città 28 associazioni, ma non dimentichiamoci che “adottare Rifiuti Zero” significa innanzitutto cambiare spesso “modo di pensare” e “sposare una filosofia di vita”, per cui il rifiuto in se non viene più considerato tale, ma in sostanza ricordare quello che appare uno dei fondamenti della chimica, come enunciato dal “suo padre spirituale”, Antoine-Laurent Lavoisier: “in natura, nulla si crea o si distrugge, semplicemente si trasforma”.

Per noi “abitanti del Pianeta Terra”, i rifiuti vanno considerati come un problema globale, transgenerazionale e soprattutto, come quote sempre più larghe dell’opinione pubblica sta comprendendo, a lungo termine insostenibile: ecco perché una “strategia a rifiuti zero”, rientra fra “le questioni morali” e quelle della responsabilità “individuale e collettiva” e non si può pensare di differirla ulteriormente, se non vogliamo finire travolti da ciò che buttiamo.

Il concetto di “Zero Waste” si fonda sull’idea della corresponsabilità (ovvero della responsabilità condivisa) in ciascuna delle fasi del ciclo di produzione e uso del prodotto o del bene e trae il nome da una società Californiana (la Zero Waste Systems Inc.) creata da Paul Palmer allo scopo di trovare delle soluzioni per lo smaltimento delle sostanze chimiche generate da quell’industria informatica che iniziava allora la sua “marcia trionfale”! Palmer darà vita anche alla “Zero Waste Institute” per approfondire questa tematica, che sarà oggetto, in seguito, delle elaborazioni di Gunter Pauli e di Paul Connett (con l’estensione alla materia dei rifiuti urbani).

Volendo riassumere la strategia di “Rifiuti Zero” in dieci punti:

  1. la prevenzione dei rifiuti;
  2. il riuso;
  3. la raccolta differenziata;
  4. il riciclo;
  5. l’organico e il compostaggio;
  6. gli strumenti economici;
  7. l’ecodesign quale mezzo di prevenzione dei rifiuti;
  8. la comunicazione con i cittadini;
  9. l’analisi del sacco nero e la responsabilità estesa del produttore;
  10. come trattare ciò che gli anglosassoni chiamano “leftlovers” ovvero “appare non riciclabile”.

Come troppo spesso accade, anche nell’immondizia, ci confermiamo un Paese che non riesce a “essere normale”, tanto che, evidenziano i dati ISTAT ed Eurostat, i rifiuti da noi crescono anche quando la ricchezza e il benessere materiale diminuiscono, per di più fortemente, come durante gli ultimi anni. Nel corso del 2011, lungo la filiera agroalimentare si è perso, in sprechi alimentari, l’equivalente dell’1,19% del Pil e se lo spreco sul versante produttivo (le imprese) ammontava allo 0.23%, la percentuale più che quadruplicava sul lato domestico, arrivando allo 0,96%. Bisogna, quindi, agire alla radice, promuovere sostenibilità, rinnovabilità e facilitare una rivoluzione culturale negli stili di vita. Di buono dunque c’è, se lo si vuole, che ciascuno può dare il proprio contributo come “consumatore avvertito”. L’idea di società dall'”opulenza frugale” e dell'”abbondante sobrietà”, passa anche, in maniera importante, per gesti e atti della quotidianità e per microsoluzioni in grado di dare una bella sterzata, dagli elettrodomestici al riutilizzo dell’acqua, piuttosto che dei fondi di caffè. L’ambientalismo, come è noto, è (o dovrebbe essere..!) teoria e prassi globale.

© Riproduzione Riservata

Commenti