Paul Connett e la strategia

Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, è noto a livello mondiale per essere l’ideatore della strategia “Zero Waste”, adottata con successo in molte città americane, canadesi e neozelandesi.

Lo scienziato è spesso in Italia per promuovere cicli di conferenze sulla strategia “Rifiuti Zero”. Dalle nostre parti però le sue teorie vengono spesso viste con diffidenza, e il business degli inceneritori continua ad ostacolare ogni altro tipo di smaltimento. Gli inceneritori sono un grosso affare, si sa. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. In cosa consiste la strategia Rifiuti Zero? In poche parole, si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100% dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili. In particolare, promuove il riutilizzo di tutti i prodotti, facendo tendere la quantità di rifiuti da conferire in discarica allo zero, contrapponendosi così alle pratiche che prevedono necessariamente un processo di incenerimento o discarica. Dieci step capaci non solo di difendere l’ambiente ma anche di creare posti di lavoro combattendo le mafie e la gestione illegale di tutto il ciclo dei rifiuti. Il concetto è semplice e si fonda sulla raccolta differenziata, il porta a porta, il riutilizzo dei materiali, la collaborazione delle industrie nella produzione di materiali e le iniziative dello Stato, elementi, questi, che in concorso tra loro potrebbero, nel giro di pochi anni, far raggiungere l’obiettivo dell’emissione di zero rifiuti nell’ambiente.

Dieci passi verso Rifiuti Zero

1. Separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non e’ un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non e’ quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.

2. Raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare l’unico sistema efficace di RD (raccolta differenziata) in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro e’ previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.

3. Compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.

4. Riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.

5. Riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.

6. Riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.

7. Tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti piu’ consapevoli.

8. Recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.

9. Centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.

10. Azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell’azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.

La strategia “Rifiuti Zero”che si sta sperimentando in circa duecento città italiane, fra la cittadina siciliana di Adrano, rappresenta l’unica scelta di civiltà per salvare la nostra economia, per abbassare realmente la tassa rifiuti, per trasformare i rifiuti di un territorio in ricchezza per tutti, per avviare un processo virtuoso di cambiamento della società, per educarci alla responsabilità e alla consapevolezza, rendendo realmente i cittadini attivi alle scelte per il bene comune.

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