Mattarellum, Porcellum, Italicum

Il 18 febbraio 1861 Vittorio Emanuele II inaugurava i lavori del primo Parlamento del Regno d’Italia. All’ordine del giorno la prima legge elettorale, che seguiva le indicazioni di quella piemontese: sistema maggioritario a doppio turno da elettori selezionati sia per censo sia per capacità (non più del 2% della popolazione).
Nel 1882 fu approvata una nuova legge che abbassò l’età degli elettori (da 25 a 21 anni), abbassò la soglia di reddito e soprattutto stabilì che chi avesse frequentato i primi due anni della scuola elementare, indipendentemente dal censo, avrebbe avuto il diritto di voto. Si passò poi al sistema del collegio multiplo con liste bloccate, che generò alleanze poco stabili e per questo nel 1891 si tornò al collegio uninominale. Sin da allora due sono stati gli elementi di continuità che hanno caratterizzato tutte le leggi elettorali in oltre 150 anni di storia italiana: l’elezione diretta dei deputati e la condivisione tra maggioranza e opposizione dell’impostazione di base delle leggi, cosa che spesso ha generato soluzioni di mediazione e approvazioni di riforme che hanno garantito il più possibile la riconferma dei parlamentari a Montecitorio.

Trenta anni dopo (1912) la Camera votò una nuova legge elettorale che aprì le liste elettorali a tutti i maschi maggiori di 30 anni, oppure a quelli maggiori di 21 che rispondessero a uno dei requisiti previsti, a quelli stabiliti già dalla legge precedente si aggiungeva il servizio militare obbligatorio. Nel 1919 si riconobbe poi il diritto di voto anche ai ragazzi che, pur non avendo ancora l’età stabilita per il voto, avevano partecipato alla Prima Guerra Mondiale. Come dire se sei capace di andare in trincea, sei capace anche di esprimere il voto. Con il 1946 si completò il percorso che portò tutti i cittadini italiani alle urne: per la prima volta votarono le donne.
L’assetto istituzionale dell’Italia passava da una Monarchia parlamentare, diventata negli ultimi anni una vera e propria Dittatura, a una Repubblica parlamentare. La legge elettorale del 1946, però, ritornava a essere proporzionale e tale rimase per oltre cinquant’anni, sino il 1993 quando il sistema fu abolito dagli italiani con il referendum. Un unico tentativo di introdurre un premio di maggioranza fu fatto da Alcide De Gasperi nel 1953, tentativo osteggiato dalle opposizioni che tacciarono la legge come Legge Truffa. Il premio di maggioranza fu così abolito del tutto nel 1957 (Testo Unico). Nel 1948 nacque il Senato eletto anch’esso con il sistema proporzionale, con piccoli correttivi maggioritari. Anche tale legge ebbe il suo definitivo perfezionamento nel Testo Unico del 1957. Nel 1975 si abbassò la maggiore età da 21 a 18 anni ma solo per la Camera.
Rimane sino a oggi invariato, invece, il limite di 25 anni per il Senato. Nel 1993 a seguito del referendum, (per la seconda volta si legava al voto popolare una legge elettorale) è abrogato il sistema di elezione del Senato, una scelta che fu interpretata come una svolta in senso maggioritario, antiproporzionale. A seguito del referendum, è proposta e attuata una legge elettorale che prende il nome dal suo relatore Sergio Mattarella, il Mattarellum. Legge che sanciva un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari; recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato attraverso un meccanismo di calcolo denominato “scorporo” per il rimanente 25% dei seggi assegnati al Senato; proporzionale con liste bloccate per il rimanente 25% dei seggi assegnati alla Camera; sbarramento del 4% alla Camera”.

Questo sistema elettorale rimase in vigore sino il 2005 quando venne sostituito da una nuova legge definita dal suo stesso ideatore, il Ministro per le Riforme Roberto Calderoli , “porcellum”. Una legge questa che contraddiceva tutti i principi del referendum e che è stata molto dibattuta in tutti questi anni. Le caratteristiche della legge sono le liste bloccate (l’elettore è costretto a votare solo per il partito senza poter indicare a sua preferenza); premio di maggioranza (ci sono ambiti territoriali diversi per attribuire il premio e differenze di attribuzione tra Camera e Senato); soglia di sbarramento (4% per la lista, 8% per la patto alla Camera; 8% per la lista e 20% per la coalizione al Senato); programmi e alleanze esplicite (contestualmente alla presentazione dei simboli elettorali, per ciascuna forza politica bisogna depositare il proprio programma e indicare il proprio leader. La legge prevede inoltre la possibilità di apparentamento reciproco fra più liste, raggruppate così in coalizioni).
La legge è molto farraginosa e vano è stato il tentativo referendario di modificarla nel 2009, di fatto, non si è raggiunto il quorum e inutili le varie critiche pervenute da molte parti. La legge finalmente è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 4 dicembre 2013. Siamo giunti così all’Italicum, legge elettorale proposta da Renzi e Berlusconi e da poco approvata dalla Commissione degli Affari Costituzionali, con non poche difficoltà, viste le contestazioni in aula.

Il testo base della legge prevede il premio di maggioranza al 37%; lo sbarramento al 4% e le liste bloccate. E’ chiaro che il dibattito adesso è aperto e che alcune modifiche saranno apportate ma, a mio modesto avviso, la proposta stessa manca dello spirito democratico che permeava i padri fondatori della Costituzione Italiana.
Inoltre, è questo è un dato oggettivo nasce già incostituzionale perché, di fatto, sarà approvata da un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale e si basa su un accordo ben strano, da un lato, un segretario di partito in disaccordo con il presidente dello stesso partito e, dall’altro, da un presidente di partito in dissenso con il segretario dello stesso partito. Insomma, un bel pasticcio.
Nel voler rincorrere il sistema elettorale spagnolo, o francese o tedesco, e accontentare i partiti, le correnti, le liste e le coalizioni, ancora una volta, in Italia nel campo delle riforme elettorali “la montagna ha partorito un topolino”. E vogliamo essere buoni!

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