L'origine dell'odio contro gli Ebrei. Quando nasce e perchè

Scriveva nel 1958 lo scrittore tedesco Hermann Hesse: “L’uomo primitivo odia ciò di cui ha paura, e in alcuni strati della sua anima anche l’uomo colto è primitivo. Anche l’odio dei popoli e delle razze contro altri popoli e razze non si basa sulla superiorità e sulla forza, ma sull’insicurezza e sulla paura. L’odio contro gli ebrei è un complesso di inferiorità mascherato: rispetto al popolo molto vecchio e saggio degli ebrei certi strati meno saggi di un’altra razza sentono un’invidia che nasce dalla concorrenza e un’inferiorità umiliante. Più fortemente e più violentemente questa brutta sensazione si manifesta nella veste della superiorità, più è certo che dietro si nascondono paura e debolezza.”

L’odio nei confronti del popolo ebraico ha radici molto lontane. La più antica fonte dell’antisemitismo è cristiana: “Gli ebrei sono quelli che hanno crocefisso Gesù”. Per molti secoli la chiesa ha alimentato nel popolo questa convinzione demagogica che serviva a giustificare la persecuzione e l’eliminazione della “concorrenza” religiosa. La comunità religiosa degli ebrei era sparsa in tutta l’Europa, e costituiva sempre un corpo estraneo in una società in cui la chiesa voleva essere l’unica autorità, non solo religiosa, ma anche politica. Solo per la loro esistenza, gli ebrei erano un pericolo costante per una società medievale dominata dalla religione cristiana, il loro costante rifiuto di farsi cristiani era una specie di delegittimazione della stessa validità della fede cristiana. Così è nato l’odio e anche la necessità di trovare una spiegazione “religiosa” per quest’odio. L’idea della “colpa collettiva” degli ebrei per la morte di Gesù fu praticamente la condanna a morte per decine di migliaia di essi. Questa convinzione si mantenne molto a lungo, fin quando non arrivò la peste. Questa è una variante dell’odio di origine cristiana descritta sopra. Nel medioevo, la peste fu una delle malattie più terribili e più temute capace di annientare decine di migliaia di persone e di spopolare intere regioni. L’origine era misteriosa, e dalla convinzione che fosse il diavolo a mandare la peste e gli ebrei erano facilmente individuati come quelli che scatenarono periodicamente la peste per eliminare i cristiani. Di conseguenza, ogni volta che il flagello della peste colpì l’Europa aumentarono le sommosse popolari antisemite, i massacri e saccheggi, spesso con il tacito consenso delle autorità.

Durante il Concilio Laterano del 1215 il Papa Innocente III, un nemico giurato degli ebrei, fece rilasciare una serie di norme che dovevano segnare il destino degli ebrei per molti secoli. Vietò per esempio ai cristiani di prestare soldi contro interessi e consigliò di escludere gli ebrei dalle altre associazioni professionali. Successivamente, quasi tutte le associazioni professionali, riferendosi a queste leggi della chiesa, vietarono agli ebrei l’esercizio della loro professione e costrinsero questi a delle attività professionali (cambiamonete, prestasoldi etc.) che il popolo, comprensibilmente, odiava. Tutti, anche i contadini dovevano rivolgersi prima o poi a un ebreo per farsi prestare dei soldi. Ma anche gli imperatori avevano un gran bisogno di denaro, motivo per cui di solito i poteri imperiali erano molto più tolleranti nei confronti degli ebrei dai quali spesso dipendevano. Relegati da leggi religiose e civili nei loro ghetti, periodicamente perseguitati e anche sterminati, gli ebrei svilupparono una forte identità culturale che li fece sopportare e sopravvivere. Ma il loro essere diversi che si vedeva anche nel modo di vestirsi e in molte abitudini quotidiane, la loro “resistenza culturale”, li rese ancora più oggetto di sospetti e di attacchi ingiusti. Colui che è diverso è tendenzialmente pericoloso. E questo valeva non solo per la società medioevale, ma anche per oggi. Andiamo alla versione che ha scatenato la più atroce guerra d’odio antisemita della storia dell’umanità. Al centro della teoria di Hitler sta l’idea della razza. Tutta la storia, è solo espressione dell’eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l’espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L’unico scopo dello stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia, cioè per la guerra. E la guerra è l’unica cosa che può dare un senso più nobile all’esistenza di un popolo. Di tutte le razze quella cosiddetta “ariana” o “nordica” è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, in fondo l’unica a cui spetta il diritto di dominare il mondo. Per Hitler gli ebrei non sono una comunità religiosa, ma una razza, e cioè la razza che vuole rovinare tutte le altre. Mescolandosi con gli altri popoli, gli ebrei cercano di imbastardirli, distruggendo la purezza della razza e eliminando così la loro forza, necessaria per la lotta per la supremazia. L’ebreo è il nemico più pericoloso, è cattivo fino in fondo. Hitler: “L’ebreo è colui che avvelena tutto il mondo. Se l’ebreo dovesse vincere, allora sarà la fine di tutta l’umanità, allora questo pianeta sarà presto privo di vita come lo era milioni di anni fa.” Oggi queste parole suonano decisamente ridicole, e anche all’epoca molti le ritenevano tali e vedevano in esse solo uno strumento politico per incanalare la rabbia del popolo su un capro espiatorio. Quella rabbia , però, provocò la morte di sei milioni di individui.

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