Un romanzo difficile e duro che parla del fenomeno dello Stalking partendo da un’esperienza personale per indagare ciò che può causare nelle donne: anche disturbi di tipo psicologico.

E’ un libro per le donne e dalla parte delle donne: la protagonista, Gineisa,  non è la classica eroina positiva in cui ci si può identificare, ma un’anti-eroina, violenta, vendicativa, grintosissima, una guerriera, una donna che sa farsi rispettare, in un’epoca in cui imperversa il femminicidio e lo stalking e la prepotenza maschile sono una piaga che ammorba l’esitenza di molte donne.

Il racconto non vuole certo suggerire una soluzione estrema per questi mali, ma offrire un libro per star meglio, un libro in cui ci si sente tutelati e riscattati. “Un libro scritto da una donna per le donne; per tutte coloro che come me non hanno avuto giustizia. Nel libro la giustizia c’è, per me e per loro. E chissà se gli uomini leggendolo troveranno un barlume di coscienza, per comprendere finalmente le ragioni delle donne... ” – Ci confida l’autrice.

Il messaggio che desidero trasmettere è una riflessione sia da parte dei legislatori che dei lettori. La mia esperienza di stalking è stata devastante: 7 anni di sopportazione in una scuola, infine non ho avuto giustizia. La legge sullo stalking non tutela le donne, non completamente. Siamo alla mercè di una giustizia sommaria e superficiale. Una donna sottoposta a questo stress potrebbe anche perdere la ragione ..In fondo di stalker non si può solo morire, si può anche impazzire.”

Questo libro è nato come terapia per guarire le ferite dell’anima. Quando l’autrice è entrata in depressione il mondo per lei ha smesso di esistere. Viveva in un universo buio, avendo estromesso ogni interesse per la vita compresa la gioia di esitere e l’avventura di sperimentare le novità giornaliere: la sua anima era precipitata in un cimitero. C’erano le ossa delle sue ideee, l’incubo della sua quotidianità, gli incubi notturni, di sangue, di morte e di dolore. Sua figlia è stata il faro che ha illuminato il suo cammino, e l’ha tratta dal fango dell’inedia, dell’incoscienza e forse anche dalla fatica di esistere, da una “morte mentale sicura” perchè non riusciva a sopportare di convivere con il suo molestatore che le faceva mangiare pane amaro ogni giorno insidiandosi nel lavoro con angherie giornaliere di ogni tipo.

Ad un certo punto sua figlia le ha detto: “Scrivi il tuo malessere, inventa una storia su cui puoi rovesciare il tuo rancore ed avere anche una piccola vendetta letteraria” .

Penso che il fenomeno dello stalking sia ancora diffuso a causa della confusione dei ruoli, maschile e femminile – dichiara la scrittrice – Se l’uomo in passato si sentiva padrone delle donna che si occupava principalmente della famiglia, dell’allevamento dei figli, adesso molti uomini di fronte all’emancipazione della donna sentono emergere la loro terribile fragilità. Non accettano il rifiuto, la fine di una storia d’amore diventa una tragedia. S’innesca un meccanismo perverso, il maschio sentendosi rifiutato insiste, perseguita e uccide. La vera cura? Educazione al rispetto, in famiglia e a scuola. E quando lo stalker perseguita ci vogliono pene più severe, più attenzione verso le donne. Basta con la tolleranza verso questi uomini malati e prepotenti. Se non sono in grado di rispettare le donne vanno imprigionati e messi in condizione di non nuocere più.  Questo libro mi ha fornito uno scopo, un anelito per continuare a vivere. “

L’autrice da quando aveva 12 anni scrive poesie e racconti gialli; sposata e madre, svolge l’attività di bibliotecaria e scrive recensioni per QLIBRI.

Scrivere è come prendere l’impronta dell’anima. Scrivere vuol dire osservare la realtà e rendersa visibile, condividerla con i lettori…Trasformarla in sogno, mutarla in immagini…impossibili…Non si può insegnare come scrivere secondo me, ognuno ha il suo modo di rapportarsi con la scrittura e con i lettori. Scrivere è un dono che ci viene dato alla nascita come il colore degli occhi e dei capelli.”

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