Spendi e spandi: quell’inguaribile viziaccio della politica

23,2 miliardi l’anno, circa l’1,5% del nostro Pil, 750 euro a testa. Tanto pesa sulle nostre tasche quel milione e centomila di italiani “impegnati” nei palazzi del potere, senza calcolare le spese per le consulenze e le collaborazioni esterne, per gli organi di Regioni, Province e Comuni, per la “mobilità della politica”, e via dicendo.

Ma tutto questo ci può stare, per carità, nel senso che la democrazia ha i suoi oneri pecuniari per poter gestire e guidare il Paese al meglio. Il problema è che richiede costi esorbitanti anche quando governa nel peggiore dei modi. E, neanche a dirlo, è il caso nostro.

Possiamo vantarci, ironicamente, di essere primi nella classifica mondiale delle spese politiche, battendo persino i nostri cugini francesi, scivolati al secondo posto, e rispetto ai quali manteniamo un distacco pari al doppio (nel 2013 un miliardo e 838,5 milioni di euro italiani contro i 939 milioni di euro francesi, n.d.r.). Entrando poi a casa nostra, ci si para davanti un altro interessantissimo piazzamento: la nostra bella isola, tutta mare, sole, fichidindia, ma anche coppole nascoste nelle ventiquattrore, guantiere di cannoli, figli, pronipoti, zii, cugini, amici degli amici, si aggiudica lo scettro di sprecona. Da anni. E di patria delle parentopoli. Da secoli.

Rinfreschiamoci la memoria, senza andare troppo lontano. Nel 2008 ha fatto scandalo l’incarico all’assessorato al Personale dato dall’allora neo presidente della Regione, Lombardo, alla figlia di Giovanni Ilarda, da lì, poi, una serie interminabile di compari, cognomi noti, assunti in Regione, nelle 25 società collegate ad essa, tutti entrati senza uno straccio di concorso.

A famigghia è sacra, diceva Don Vito Corleone ne “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Vero è. Come dimenticare, poi, la “scoperta” di quell’addetto stampa della Regione nella sede Ue di Bruxelles, impiegato per la modica cifra di 12mila euro (netti!) al mese? E come non inorridire di fronte a quel Felice Crosta, ex dirigente della Regione Sicilia, nel 2006 voluto da Cuffaro all’Agenzia per i Rifiuti, per 460mila euro l’anno, incarico che abbandonò dopo qualche mese, ma che grazie all’effetto “lampo” di una legge approvata dall’Ars poco prima della sua nomina, gli fruttò per un biennio una “pensioncina” pari a quasi 1.400 euro al giorno, cioè, poco meno di 500mila euro l’anno?

Potremmo continuare all’infinito avvelenandoci il sangue, ma anche se non lo facessimo ci penserebbero le notizie balzate agli onori della cronaca in questi ultimi giorni. Ancora stipendifici, cooptazioni parentali, mensilità d’oro, privilegi decisamente extra, spese folli con soldi pubblici per acquisti lontani anni luce dalla politica. Pesci ripetutamente sbattuti dalla “castissima” in faccia agli italiani, sempre più poveri, sempre più spennati, sempre più vittime di una tragedia sociale che, secondo gli ultimi dati Istat, consegna alla realtà dati inaccettabili: il 21,2% della popolazione non può riscaldare la propria abitazione e in molti non possono permettersi nemmeno un pasto proteico adeguato ogni due giorni, considerando che nel 2012 a chiedere aiuto per sfamarsi sono stati più di 4 milioni. E, tra questi, 428mila solo bambini. Bambini, sì. Cosa che, evidentemente, non basta a far emergere un profondo senso di vergogna in chi ha banchettato nei più lussuosi restaurant, in chi, nonostante propositi distintivi, ha ceduto alla debolezza del “fanno tutti così”, abbandonandosi ad un’etica distorta e perversa, per cui non bisogna “essere da meno”.

Ma “essere da meno” è un fatto essenzialmente morale. E in questo i politici hanno dimostrato di essere grandi nullità.  Autentici non – uomini.

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