Analizzando le origini profonde della crisi economica che sta devastando l’economia mondiale dal 2008, si capisce che per uscirne fuori, oltre al fatto che urge cambiare i paradigmi delle negoziazioni Stato-Europa e che gli Stati aderenti all’Unione si riapproprino della loro sovranità monetaria devoluta alla Troika, sia necessario riportare una finanza che rimetta al centro la persona umana, nella prospettiva del bene comune, ovvero di un ordine economico più giusto.

1508197_10202231095612009_1928450302_nPurtroppo con la globalizzazione, l’agire economico si è staccato da quello politico e ha preso il sopravvento. La globalizzazione neoliberista ha prodotto una crisi del concetto stesso di sovranità statale, trasferendo altrove la sede di gran parte del suo potere decisionale. Il potere discrezionale e incontrollato non è esercitato attraverso lo Stato, ma attraverso una fitta serie di trattati e convenzioni che trasferiscono potere statale ad apparati tecnocratici formati al di fuori di qualsiasi prassi democratica (Fmi, Bce, ecc,). D’altra parte, a pensarci bene, la globalizzazione è un processo irreversibile con il quale fare i conti e sarebbe stupido rinunciare ai benefici che comunque essa ha portato in termini di comunicazione e di informazione globale, di integrazione fra i popoli e di avvicinamento fra diverse identità culturali. Rimane comunque indispensabile ripartire dal basso, da una forte governance locale per porre in essere il nuovo modello di sviluppo e secondo il principio della democrazia partecipativa: esiste una fioritura associazioni, fondazioni, centri di ricerca, iniziative locali spontanee di cui non parla nessuno ma che sono estremamente attive sul territorio, dove ottengono risultati significativi. Questo imponente movimento spontaneo ha difficoltà a farsi sentire dai mass media e a trovare una rappresentanza politica coinvolgendo tutti gli stakeholder, i portatori d’interessi, in un processo diretto a modificare il modello di sviluppo, con l’intenzione di entrare in una nuova fase di cooperazione internazionale, ispirata al nuovo paradigma che, abbandonato il culto del PIL (Prodotto Interno Lordo) valorizzi invece la persona nella sua dimensione relazionale. Ciò che non funziona più, è la visione meccanicistica e materialistica che domina da secoli la nostra cultura, nella quale la globalizzazione  ne rappresenta non solo la massima espressione, ma anche il più alto punto di crisi. Viviamo questa grande contraddizione. C’è stato nel corso dei secoli, un enorme  progresso tecnologico, ma non una crescita dal punto di vista spirituale. La cultura di mercato che ci domina, ha deviato l’uomo da quelli che sono i suoi  veri interessi: salute, amore, benessere psico-fisico, difesa dell’ambiente, alimentando bisogni inutili e dannosi. La cultura che respiriamo oggi è quella del più forte, è quella della giungla, quella messa in atto da multinazionali e potentati economici che ci hanno trascinato in questa crisi uccidendo l’intero ecosistema e condizionando pesantemente l’armonia del sistema globale. Ci deve essere inter connnessione fra uomo, natura, lavoro ed economia.  Dobbiamo smettere di credere che l’elites del potere siano l’unica realtà possibile, per cui dovremmo assistere passivamente alle ingiustizie, violenze, devastazioni della natura e dell’ambiente. E’ possibile cambiare, dipende solo da noi, ma è chiaro che da questa crisi non si esce con i vecchi schemi e ideologie, con le alchimie politiche. Occorre un vero cambiamento, basato su una nuova consapevolezza che metta al centro l’uomo con i suoi bisogni il suo desiderio di evolversi e di migliorarsi. La difesa del lavoro è il baluardo principale per salvaguardare il tessuto sociale e impedire ai padroni universali di trasformare la crisi in una lotta tra diseredati. Anche la politica che è l’arte più nobile deve rinnovarsi profondamente e ritrovare la sua naturale visione nel perseguire il bene comune. In conclusione, accogliere, anche nella nostra vita individuale, il nuovo paradigma, non implica un cambiamento, ma una trasformazione, che possa permetterci di cominciare a sperare in un futuro migliore per tutti.

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