I mille volti di un medico

Oggi voglio raccontare la storia di Christian Lauria, specializzando in cardiologia presso il policlinico universitario “Agostino Gemelli” di Roma.

La sua avventura comincia il primo marzo del 2013 e dura per quarantaquattro giorni a Nouakchott che è la capitale oltreché la città principale della Mauritania ed è situata sulla costa atlantica del deserto del Sahara. Lo scenario – ci racconta Christian – è come quello dei tanti documentari che possono vedersi in televisione, forse, peggio: c’è un vecchio ospedale per i malati di tubercolosi soprattutto e la maggior parte delle strutture è in cemento tra tende e accampamenti di ogni genere. Le condizioni per chi lì vive e lavora sono, ovviamente, inimmaginabili e molto spesso, disumane. La malattie con le quali più spesso si cimentano i medici sono la malaria, la tubercolosi, l’Aids, le trombosi venose e le embolie polmonari. Non esiste un sistema sanitario e solo chi possiede la disponibilità economica di comperare i farmaci necessari riesce a sopravvivere. Agli altri tocca una triste sorte non ostacolata dalla religione che è fortissima in quella zona nella declinazione islamica, soprattutto nella confessione sunnita.

Il governo limita la libertà di religione e molto spesso dinnanzi a pazienti affetti da malattie curabilissime -se vi fossero uomini e mezzi- si sceglie di far morire affidandosi al proprio credo religioso che così ordina anche se tanti di quei pazienti sono dei bambini. “Questo aspetto – prosegue Christian – è senza dubbio quello più straziante della mia avventura: vedere dei bambini morire è senz’altro l’esperienza più forte e drammatica che un medico possa fare ma la felicità è stata immensa quando sono riuscito a salvare uno di quei bimbi in extremis e in circostanze al limite della vivibilità”. Vivere certe situazioni – oltre a rappresentare un arricchimento professionale inestimabile – riesce a regalare un patrimonio di sensibilità e spessore umano senza pari a chi ha la fortuna di viverle.

Christian è tornato un’altra volta a Nouakchott, questa volta per due mesi e ancora più motivato a ripetere una esperienza che ha dell’incredibile e a portare la sua professionalità in quelle terre dimenticate da Dio e dagli uomini. Chiunque abbia il coraggio e la motivazione di recarsi in quelle zone dimenticate e indimenticabili compie, di certo, un gesto eroico e a prescindere dal mestiere che si esercita. Si può fare il medico, il giornalista o l’ingegnere, non fa differenza ma la cosa che conta davvero è sapere, vedere e poi far sapere e comunicare. Nel caso di Christian anche salvare vite umane.

© Riproduzione Riservata

Commenti