Questa mattina proprio accanto al bar, di fronte al portone ancora sbarrato della chiesa, noto un uomo di forse cinquant’anni intento a fare grandi inchini in avanti, poi solleva le braccia al cielo e ancora torna a chinarsi, come a cogliere fiori invisibili per offrili con ampi gesti all’azzurro del cielo..
Quando le braccia si spalancano verso l’alto, l’uomo sorride e sembra quasi stia per spiccare il volo.
Sono rimasto per un po’ a osservarlo.
Il ritmo dei suoi movimenti è fluido e aggraziato, probabilmente frutto di una ripetuta esperienza nell’esecuzione dello strano rito.
Poiché la strada è deserta, il comportamento dell’uomo sembra ancora più assurdo perché non sembra avere lo scopo di comunicare qualcosa a qualcuno.
Proprio mentre entro nel bar il mio sguardo incontra il suo e io mimo l’atto di bere da una tazza con l’intenzione di offrirgli un caffè o un cappuccino.
Il mio messaggio viene immediatamente capito e l’uomo, peraltro ben vestito e accuratamente pettinato, si affianca e io continuo a sorridergli come accade con chi si conosce da sempre.
Mi dice in un italiano impossibile qualcosa che non capisco, allora cerco di capire in che lingua possiamo comunicare e finalmente parliamo russo.
Sì, vuole volentieri bere un cappuccino, ma non desidera mangiare nulla, neppure una piccola brioche.
Intanto mi accorgo che la barista cerca di cacciare l’uomo con grandi segni di sdegno.
“Guarda che è con me.” Dico “Desidero offrirgli un cappuccino.”
Allora la ragazza sfodera un sorriso semiautomatico, tipico di chi non riesce a controllare la situazione.
Mi accorgo che invece di versare il cappuccino del mio ospite in una tazza lo mette in un bicchiere di carta.
L’uomo mentre gli porgo il suo cappuccino mormora in russo “Mi ha dato il bicchiere di carta come si fa coii barboni e i lebbrosi.”
Poso il bicchiere sul tavolo, gli offro la mia tazza e chiedo quale sia la sua attività. Lui con un volto la cui serenità rimane indimenticabile dice “Mi occupo del trasferimento dei bambini dalla terra al Paradiso.”
Chiudo gli occhi per valutare la battuta.
Ecco, è un momento sacro, ho di fronte a me un essere umano che si rivela in tutta la sua ampiezza e rarità. Quando li riapro il misterioso personaggio se n’è andato, senza toccare il cappuccino.
Esco dal bar per raggiungerlo. La via è deserta.
Ora capisco che quando poco prima alzava le braccia: si trattava di inviare oltre l’azzurro del cielo le anime dei bambini.

Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

© Riproduzione Riservata

Commenti