L’ultima strage di Cosa Nostra non fa rumore. Non è un omicidio, non sparge sangue a colpi di mitra. Perché l’ultimo eccidio lasciato in eredità dai boss affonda il suo potenziale di morte nelle viscere della terra, decine e decine di metri sottoterra, nel silenzio della campagna siciliana.

1558644_10202219578404086_1713440543_nIl nuovo triangolo della morte in Sicilia dimora in lembi di terra sconosciuti: Pasquasia, Mussumeli e Bosco Palo. Tutti nomi di cave ormai dimenticate ma che un tempo rappresentavano l’industrializzazione dell’isola, perché quelle cave all’inizio del secolo scorso erano miniere di zolfo, di salgemma. Finiti i tempi d’oro dello zolfo, cresciuti i carusi sopravvissuti allo sfruttamento, per intenderci quelli alla Rosso Malpelo, quelle miniere tornarono a diventare semplici cave. Incustodite, abbandonate. I carusi, con 100 kg sulla schiena ad ogni risalita, arrivavano in superficie digrignando i denti mentre il sudore si mescolava alle lacrime che scendevano dagli occhi chiusi, soffocati in quel cuniculo caldissimo. E così si ammalavano presto. Di anchilostomiasi: l’anemia delle zolfare. Oggi, vorremmo dire che i carusi stanno meglio. E invece no. La anchilostomiasi ha lasciato il posto a tumori e leucemie. La Sicilia come la Campania del Casertano, è vittima degli stessi problemi. Quei cunicoli, dalla dismissione delle miniere in poi, hanno rappresentato per la malavita, per le ecomafie, un luogo bello e pronto per stoccare rifiuti di ogni genere. Presunti rifiuti tossici a Ciavolotta e Cesio a Pasquasia. Un sottosuolo che contiene, al posto delle materie prime, rifiuti che rilasciano nel tempo la loro carica inquinante. Buchi neri scavati nella salgemma e quindi utilissimi per inghiottire ogni tipo di veleno prodotto dalla superficie.

Un’occasione troppo ghiotta per i manager di Cosa Nostra che d’accordo con i cugini della Camorra campana misero su la più ricca multinazionale di smaltimento dei rifiuti. Polveri di metallo, amianto, scorie liquide, rifiuti ospedalieri speciali e persino radiottivi attraversarono l’Europa e il Nord Italia, per finire seppellite nel Meridione. Non è la Terra dei fuochi e non è la Campania, non è l’Ilva di Taranto: nel cuore della Sicilia, la miniere un tempo ricche di zolfo sono rimaste per un trentennio a custodire nello stomaco rifiuti di ogni genere. Che oggi continuano ad uccidere nel silenzio. Perché nel lembo di terra tra Caltanissetta, Enna e Ragusa  morire di tunore è più facile che nel resto d’Italia. A Pasquasia,  per anni lavorò come caposquadra un uomo d’onore, Leonardo Messina. “Cosa Nostra usava dal 1984 le gallerie sotterranee per smaltire scorie nucleari” raccontò Messina al giudice Paolo Borsellino , dopo essere diventato collaboratore di giustizia. Era il 30 giugno del 1992, pochi giorni prima che Borsellino saltasse in aria. Ventuno anni dopo in Sicilia un’altra strage continua a mietere vittime ogni giorno. In maniera più subdola, più silenziosa, ma sempre con la stessa firma: quella di Cosa Nostra.

 

 

 

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