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Gli “ismi” in arte nell’ottocento e nel novecento hanno creato dei movimenti a dir poco rivoluzionari: impressionismo, cubismo, astrattismo, espressionismo, futurismo, dadaismo, surrealismo.

Non è proprio così in politica, dove i tanti e troppi “ismi”, sembrano ben cinquantadue come attesta un recente libro (“Gli ismi della politica”, a cura di Angelo D’Orsi, collana Norberto Bobbio, casa editrice Viella) hanno creato molto confusione: da Anarchismo a Liberalismo, da Fascismo a Marxismo, da Comunismo a Terrorismo, da Fondamentalismo a Laicismo, da Antiamericanismo a Pacifismo, da Leghismo e Meridionalismo, da Berlusconismo a Renzismo. Gli “ismi” presuppongono un’estremizzazione della parola da cui derivano in questo senso gli estremismi che sono sempre del tutto positivi o del tutto negativi. Il suffisso nasce con la civiltà greca ma è nell’ottocento che acquista il significato di astratto, di fazione o di sistema dottrinario: Naturalismo, Realismo, Idealismo. Nei novecento “ismo” indica la degenerazione di un qualcosa d’iniziale, una sua demonizzazione: Consumismo, Materialismo, Keynesismo.

Il nostro secolo sembra essere iniziato con la stigmatizzazione di “ismi”: totalitarismi, dogmatismi, revisionismi. Gli “ismi” come ha detto il filosofo Horkheimer, appartenente al Pragmatismo, devono essere superati per giungere a una dimensione autentica della realtà che porta alla vera e unica comprensione. Comunque sia gli “ismi” ci spiazzano, ci affascinano, vedi diciottismo, non senza ragioni, io personalmente sono, infatti, dalla parte del famoso “articolo 18”. I due sessi poi si sono combattuti da sempre a colpi di femminismo e maschilismo e certi fenomeni sociali, come il sessantottismo, sono diventati espressioni simbolo per intere generazioni.

C’è di fatto sempre un “ismo”:  ottimismo, pessimismo, empirismo, romanticismo per modificare il carattere; ciclismo, podismo, alpinismo per migliorare il fisico; francesismo, tecnicismo, stilnovismo per caratterizzare il linguaggio. Una marea insomma i neologismi nel dizionario: amantismo, baciapilismo, bambinismo, barzellettismo, beneculturalismo, benoltrismo, chimerismo, collotortismo, divanismo, esasperatismo, fanzcazzismo, fannullonismo, lowcostismo, miserabilismo, noismo, padreternismo, retroscenismo, stiticismo, tormentonismo, vippismo.  Qualunque sia il nostro “ismo” o a qualunque “ismo” apparteniamo, stiamo attenti a non imbatterci però nel pressapochismo e qualunquismo, entrambi molto diffusi e assai pericolosi.

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