«Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.» (Pippo Fava. Lo spirito di un giornale. 11 ottobre 1981)

Giuseppe FavaA trent’anni dalla sua morte, la città di Catania rende omaggio a Giuseppe Fava, giornalista, scrittore e drammaturgo siciliano. Quella di oggi, 5 gennaio, è una data che tutta la Sicilia ricorda. Ricorre infatti oggi il trentesimo anniversario dell’uccisione del giornalista e scrittore Giuseppe Fava, ucciso a Catania. Era la sera del 5 gennaio 1984 e davanti l’ingresso del teatro Verga, lungo la via che da allora porta il suo nome, Fava venne freddato a colpi di pistola dalla mafia. Si trovava la per prendere la nipote che recitava in “Pensaci Giacomino”. Stava per entrare in quello che era diventato il ‘suo’ teatro perché lo vedeva impegnato per la sua produzione di drammi e commedie. Per questo delitto sono stati condannati alcuni membri del clan mafioso dei Santapaola.

Giuseppe Fava fu senza dubbio un personaggio carismatico e apprezzato per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Lottava da sempre contro la mafia.
«Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante… » (“I mafiosi stanno in Parlamento”)

Ha curato la sceneggiatura del film Palermo or Wolfsburg, che ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980. È stato il secondo intellettuale ad essere ucciso da Cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978).

Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, ha depositato stamane una corona d’alloro davanti alla lapide che ricorda il giornalista. “Nel 1984 – ha detto – Fava era solo a denunciare la mafia. Oggi non è più così, ma come allora c’è un vento pesante su Catania“.

Ritratto di Giuseppe FavaMi piace pensare che oggi avrebbe mantenuto la sua ironia e il suo umorismo e non avrebbe guardato neanche per un minuto con disperazione questa Catania“. Lo ricorda così la figlia Elena Fava che aggiunge “Il fatto che dopo trent’anni siamo ancora qui per raccontare la similitudine tra il passato e il presente dimostra che Fava va riletto, riscoperto e dalla sua vita si deve prendere spunto per fare il proprio lavoro con spirito etico. Mi preme dire che la cerimonia sotto la lapide che ricorda mio padre non vuole essere un momento di retorica, ma di riflessione in una in una città, Catania, dalla memoria ancora corta“.

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