Biologia molecolare: scoperto il meccanismo che permette di controllare il colore dei fiori

“Nemo profeta in patria”…! Credo così si possa riassumere la scelta (a volte obbligata) di chi decide di trasferirsi per potersi dedicare alle proprie passioni o per proseguire il lavoro o gli studi in un campo ove in Italia non vi sarebbero “fondi a sufficienza”…! Ecco che “i nostri ragazzi” poi portano avanti delle ricerche che danno i loro frutti a vantaggio di altri Paesi. È il caso di Francesca Quattrocchio che insieme a Ronald Koes presso il Dipartimento di Biologia molecolare e cellulare dell’Università Vrije di Amsterdam hanno compiuto una importantissima scoperta che è stata pubblicata sulla rivista “Cell Reports”.

In particolare hanno evidenziato che nei petali di una Petunia di un blu rarissimo si nasconde il meccanismo che permette di controllare il colore dei fiori e di modificare il sapore della frutta, rendendo ad esempio i limoni più dolci o i vini più ricchi di antiossidanti, ma anche di aiutare le piante a sopravvivere nei terreni impossibili da coltivare perché ricchi di sale o contaminati da metalli pesanti.

Tutto ciò è reso possibile grazie a due pompe molecolari, la prima chiamata PH5 e che fu scoperta nel 2008 dal gruppo della Dr.ssa Quattrocchio e l’altra chiamata PH1. Grazie all’azione combinata delle due molecole è possibile catturare molecole velenose, quali ad esempio quelle dei metalli pesanti o del sodio o utili come i flavonoidi.

Questa scoperta offre possibilità future inimmaginabili fino a qualche tempo addietro. Purtroppo però dobbiamo sempre più prendere atto del fatto che i nostri governanti negli ultimi decenni pur di far “quadrare i bilanci” hanno effettuato sempre più dei tagli che tecnicamente vengono definiti “lineari”, ma che poi spesso sempre più si scopre che di lineare hanno ben poco.

Se non si investe sulla ricerca non si fa sviluppo e senza di esso le nostre industrie saranno sempre più costrette “a chiudere”. I nostri “oramai pochi” brevetti sono ultimamente finiti nelle mani delle multinazionali straniere che poi ci rivendono il prodotto finito. C’è solo da chiedersi così come finirà l’economia e l’industria italiana un tempo considerata tra le “eccellenze al mondo”…?

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