Giornalista, conduttrice e scrittrice. E’ questo e molto di più Daria Bignardi che con il suo ultimo romanzo “l’Acustica perfetta”, ha invaso, e non barbaricamente, la splendida terrazza di Taormina.

1377165_578390108885918_721277385_nL’avevamo lasciata con “Un karma pesante” nel 2010, e adesso la ritroviamo con un libro tutto nuovo. Una donna elegante, affabile e ironica. Parlando di Arno e Sara, i protagonisti del suo ultimo romanzo, dei luoghi del libro e di Taormina, la Bignardi si è raccontata in questa intervista.

Sono incuriosita dal titolo: perché hai scelto “l’acustica perfetta”?

I lettori lo scoprono leggendo il libro perché c’è proprio una scena madre in cui si cita l’acustica perfetta che vuol dire tante cose. Letteralmente, essendo il protagonista un musicista, un professore d’orchestra di Milano, l’acustica perfetta è per lui la condizione ideale. Da un punto di vista professionale però, è anche una condizione di vita ideale. Anche se sappiamo che l’acustica perfetta non esiste. E’ un’utopia, è forse fatta di istanti.

Perché hai scelto di raccontare la storia di Arno e di Sara,protagonisti della storia, personaggi molto diversi tra loro?

Si, sono molto diversi tra loro. Proprio perché volevo raccontare una storia d’amore difficile, tra due persone con caratteri così lontani. C’è una cosa che li divide tra tutte – e ce ne sono molte – forse la più importante è la difficoltà che Arno fa a condividere i dolori di Sara. La compassione. In latino è condividere insieme, compatire. Tu mi dirai ‘ma cosa centra la compassione in amore’. Secondo me centra molto ed è questa la storia che volevo raccontare.

Penso che sia un romanzo molto introspettivo e soprattutto noto che sei meticolosa nelle descrizioni. E’ una mia impressione?

Ma sai i luoghi in questo romanzo sono quasi dei personaggi, sono vivi. I luoghi sono molto importanti, ce ne sono diversi. A parte Genova, che è la città dove è cresciuta Sara, sono quasi sempre posti abbastanza isolati, desolati e deserti. E questo deserto corrisponde un po’ al carattere di Sara. Deserti ma molto belli, molto estremi. C’è il nord-ovest della Sardegna, ci sono le alpi Apuane, c’è Anghiari vicino ad Arezzo. Sono descritti con molta profondità proprio perché rappresentano un carattere, che è quello di Sara.

Cos’è per Daria Bignardi l’amore?

Ma sai come per tutti, l’amore è tutto ovviamente.

Cosa ne pensi del Taobuk?

Mi sto trovando molto bene. Mi sembra proprio una bella iniziativa, nel periodo dell’anno giusto. Io non venivo a Taormina da moltissimi anni, da quando ero bambina. C’ero venuta con i miei genitori, un inverno. Mi ricordo perfettamente la piazza, la terrazza, le emozioni che ho provato e che ho ritrovato. Temevo di non ritrovarle perché mi avevano detto che era diventata ancora più turistica. Invece ho ritrovato le emozioni, i profumi, le sensazioni.

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