Si è tenuto stamane, su invito della presidenza del consiglio comunale di Mineo, un consiglio comunale aperto cui erano stati invitati i Sindaci del calatino sud simeto, i deputati regionali e quelli nazionali della provincia di Catania, per discutere del tema del Cara di Mineo, soprattutto a seguito dei fatti dello scorso fine dicembre.

1545146_546659342093477_1889248849_nDopo gli interventi dei capi gruppo del consiglio comunale di Mineo ha preso la parola l’on. Francesco Cappello che commenta così la situazione: “Così come è accaduto per il MUOS anche quella del Cara di Mineo è una decisione assunta da Roma e quindi dal governo nazionale, sulla testa dei siciliani ed a prescindere dalla loro volontà. Nessuno ha mai interrogato le popolazioni Menenine o Caltagironesi sul come volere avviare il percorso di accoglienza nei confronti dei migranti richiedenti asilo.
E’ vero che la Sicilia è l’avamposto dell’Europa e che pertanto i migranti non hanno alternative se non sbarcare sulle nostre coste ma di certo concentrare un così alto numero di persone dentro un centro che si trova fuori dalle città e lontano da tutto non può essere definita la soluzione migliore né per i migranti né per i siciliani.
E’ inaccettabile perciò definire come ha fatto Castiglione il Cara come un centro d’eccellenza dell’accoglienza per tutta l’Europa, del resto se fosse vero quanto sopra di certo a Mineo non sarebbe stato sollevato il problema sicurezza né le istituzioni locali avrebbero mai invocato l’aiuto delle istituzioni regionali e nazionali.
La verità è che il modello Cara rappresenta l’ennesima occasione di mercificazione di vite umane, di favori fatti dalla politica alla Pizzarotti di Parma, impresa costruttrice del “recidence delle arance”, ed alle coop. del nord.
Se la soluzione trovata a Roma è quella della repressione attraverso l’invio dell’esercito o dei tre milioni di euro stanziati dal governo nazionale, siamo senz’altro ancora in alto mare.
Il centro va svuotato, i tempi di permanenza e di rilascio dei permessi vanno ridotti drasticamente.
Grande assente è e rimane la Regione Siciliana, con un Presidente assolutamente distante e quasi indifferente tanto al destino dei migranti quanto a quello delle popolazioni residenti.
Ad oggi, giace in I Commissione un ddl sull’immigrazione che allineerebbe la Sicilia alle altre regioni d’Italia visto che la nostra risulta assolutamente sprovvista di una qualsivoglia legislazione in materia e sul quale bisogna tornare a lavorare nel più breve tempo possibile.
Questo è il momento di superare gli steccati ideologici e di fare fronte comune nell’affrontare una emergenza che deve però sapere coniugare sicurezza ed accoglienza.
E di certo il Cara non è la risposta“.

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