La Procura Generale di Catania non impugna la sentenza “Falcidia”. Il Prof. Morici può finalmente tirare un “definitivo” sospiro di sollievo. L’anno che ci lasciamo alle spalle spesso ci dà anche la possibilità di “mettere la parola fine” ad alcuni eventi che finiscono inevitabilmente per condizionare la nostra vita. È così anche per Vincenzo Morici, che giorno 30 dicembre ha potuto “dire basta” ad una vicenda che lo ha dapprima “provato” negli affetti personali e successivamente sottoposto ad un lungo e complesso iter giudiziario fatto di assoluzioni, riapertura di indagini, arresti e archiviazioni.

Cerchiamo di sintetizzare i punti di una complessa vicenda che ha visto coinvolto l’attuale Primario del Reparto di Chirurgia dell’Ospedale “San Vincenzo” di Taormina. L'”Odissea” di Morici inizia la sera del 4 dicembre del 1993 quando nell’appartamento di via Rosso di San Secondo, nel centro di Catania, viene ritrovato il cadavere della moglie Prof.ssa Antonella Falcidia. Gli esami autoptici stabiliranno che la poveretta è stata massacrata con ben 23 fendenti. Il delitto finisce immediatamente sulle prime pagine dei giornali data la notorietà della famiglia della vittima. L’attenzione degli investigatori si concentra immediatamente sul marito, a lungo interrogato dagli stessi, che però per l’orario del decesso possiede un “alibi di ferro”: era in compagnia di un collega in Provincia di Enna intorno alle 22.00. La stessa testimonianza venne tuttavia ritrattata 13 anni dopo dallo stesso”collega”, spostando l’orario di circa mezz’ora, il che avrebbe dato all’accusato il tempo di giungere a Catania per eliminare la moglie colto da un raptus dovuto alla gelosia della consorte. Sempre secondo l’accusa infatti, la moglie avrebbe scoperto una presunta “tresca” del marito, spulciando nel suo cellulare: si sarebbe così originata una violenta discussione che avrebbe avuto come epilogo l’assassinio. Va tuttavia sottolineato che l’ipotesi accusatoria ha da sempre mostrato delle enormi lacune: innanzitutto un chirurgo dovrebbe anche in “situazioni critiche” mantenere un comportamento “freddo e distaccato” e se per uccidere una donna gli fossero state necessarie 23 coltellate, avrebbe decisamente “sbagliato mestiere”…!

Cinque anni dopo il delitto il giudice archiviò l’inchiesta contro ignoti “perché non era stato possibile accertare delle prove contro l’imputato e non era stato possibile appurare il movente”. Nel 2006 tuttavia la Procura riapre le indagini, anche sulla base delle trasmissioni televisive e delle pressioni esercitate dai media ed “in primis” per via del libro “Mistero in blu” redatto dal noto giornalista e scrittore Carlo Lucarelli. È nota la “presunta acquisizione” di nuove prove ottenute grazie all’ausilio di moderne tecnologie investigative: ricorderete la famosa scritta con il sangue “Enz” sul divano, ottenuta da un ingrandimento delle foto della scena del crimine. Il divano nel frattempo era “andato perduto” e quindi la prova non era più “acquisibile”.

Il 03 Marzo del 2011 il GUP emette una sentenza di assoluzione nei confronti di Morici perché si era arrivati a un “non raggiungimento delle prove” nei confronti dell’imputato. Il 6 giugno del 2013 la Corte d’Assise di Appello di Catania, Presidente Luigi Russo, emette sentenza di assoluzione ai sensi dell’Art. 605 del Codice di Procedura Penale, smontando la tesi della Procura che aveva chiesto 30 anni. L’epilogo giorno 30 dicembre 2013, quando scadevano i 45 giorni (oltre quelli necessari alla notifica), termine massimo di impugnazione della sentenza da parte della Procura Generale di Catania.

Estrema soddisfazione hanno espresso i difensori di Morici, gli Avvocati Carmelo Galati, Enrico ed Enzo Trantino, per la decisione della Procura di non impugnare la sentenza.Il Prof. Morici può finalmente tirare un “definitivo” sospiro di sollievo, anche se una domanda rimarrà certamente senza risposta: chi ha ucciso Antonella Falcidia?

© Riproduzione Riservata

Commenti