1502035_10202117263566279_1870196392_nLa politica pubblica ci ha rilevato che partì da Margaret Thatcher e Ronald Reagan, la promessa che la deregulation del capitalismo avrebbe condotto a una maggiore quota di prosperità per tutti. Oggi, anche se la falsità di queste dichiarazioni è brutalmente palese, le stesse stupidità economiche sono usate per giustificare in primo luogo la prosecuzione di quanto affermato in passato e per rendere omaggio ad una classe di personalità che ha fatto un sacco di soldi comprendendo la moneta.  L’economia Keynesiana, cioè quella basata sull’intervento dello Stato per rilanciare consumi e servizi anche in periodo di recessione, funzionava prima, funzionerà ancora, per offrire al mondo ciò che i fondamentali principi del mercato delle passate tre decadi hanno pazientemente e in maniera persistente omesso di offrire cioè, prosperità e benessere.

La teoria della ME-MMT, fondata dall’economista statunitense Warren Mosler, si regge su tre pilastri fondamentali: il ritorno alla sovranità monetaria, nel nostro caso, il ritorno alla lira o ad altro conio, uscita immediata dall’Eurozona, e la garanzia della piena occupazione. Cominciamo con il porci la seguente domanda: Come spende uno Stato? Il governo di uno Stato con moneta sovrana  prima spende la propria moneta e solo dopo la ritira tassando o prendendola in prestito. Impossibile che siano le tasse o i prestiti dei privati a finanziare lo Stato, perché lo Stato ha l’esclusiva nell’emissione di moneta, ne ha il monopolio. Si pensi ad esempio: chi emette in esclusiva i biglietti per uno spettacolo, deve prima distribuirli e solo poi li può ritirare. Impossibile il contrario. Ne consegue che lo Stato sovrano non necessita affatto di tasse e prestiti al fine di spendere per la Funzione Pubblica. Colui che ha il monopolio nell’emissione di qualcosa, non deve prenderla in prestito da altri. Non si deve infatti confondere la condizione dello Stato che emette la propria moneta sovrana con quella dello Stato che usa una moneta altrui, come è oggi l’Italia nell’Eurozona. È solo nel secondo caso che lo Stato è costretto a spendere tassando prima i cittadini o facendosi prestare i fondi. Lo Stato a moneta sovrana ha come unici limiti di spesa l’ideologia economica vigente, non fattori obiettivi. Infatti è corretto dire che, poiché questo tipo di Stato ha l’esclusiva nell’emissione di moneta dal nulla, per esso la spesa e gli introiti sono solamente abitudini contabili, non ricchezza vera che entra o esce. Quindi preoccuparsi del fatto che lo Stato a moneta sovrana possa esaurirla, cioè fallire, è come pensare che un professore di matematica possa esaurire i numeri. Ne consegue infine che questo Stato non avrà mai problemi di solvibilità del proprio debito, sia che esso appartenga a creditori italiani che esteri. Inoltre, Il governo di uno Stato con moneta sovrana può e deve finanziare senza limiti la Piena Occupazione, poiché essa rappresenta la ricchezza indistruttibile dell’economia nazionale. Non è mai vero che questa spesa pubblica penalizzi i conti dello Stato, né che crei inflazione. Al contrario, essa invariabilmente li migliora e li risana in termini di ricchezza reale creata per il Paese, poiché la Piena Occupazione è il massimo motore economico esistente. Come si crea la Piena Occupazione? In un ritorno alla sovranità monetaria questa rappresenta il momento più importante e cruciale e verrà realizzata attraverso l’introduzione del cosiddetto “Job Guarantee”, lavoro garantito. Ciò significa che il governo dovrà garantire una vita decorosa al lavoratore impiegandolo a tempo indeterminato, in settori che competano il  meno possibile col settore privato, come ad esempio il non profit, l’economia green, i servizi umani alla persona. Un aumento di impieghi  fino alla Piena Occupazione significa anche un aumento della base imponibile per il gettito fiscale, così che il governo potrà persino abbassare le aliquote del prelievo. La Piena Occupazione crea un’aspettativa positiva per il business nazionale, che aspettandosi un aumento certo della domanda deciderà di investire. Parimenti, grazie alla Piena Occupazione, aumenteranno gli investimenti esteri in Italia. Il governo sa che ciò è testimoniato, fra le altre fonti autorevoli, dall’esempio degli Stati Uniti, i quali alla fine degli anni novanta detenevano il primato per investimenti esteri  ricevuti proprio grazie a una disoccupazione praticamente a zero. Inoltre, I titoli di Stato emessi dal Tesoro italiano dovranno equivalere esattamente a conti di risparmio detenuti dai compratori presso la Banca d’Italia. Questo vale  sia che i compratori siano italiani che stranieri. Quando il compratore acquista un titolo di Stato italiano, accade che il suo denaro si sposta dalle riserve della sua banca detenute presso i conti della Banca d’Italia, a un conto di risparmio’ del Tesoro sempre detenuto presso la Banca d’Italia. All’atto della liquidazione di quei titoli con relativi interessi, accade il procedimento inverso. Tutto accade dentro la Banca d’Italia. Se i titoli sono denominati in una valuta sovrana come sarebbe la nuova Lira, non esiste possibilità di un default sui pagamenti, proprio perché si tratta di cifre elettroniche che vengono passate da un conto all’altro dai computer della Banca d’Italia, ed essa non può esaurire i numeri, gli impulsi elettronici, neppure quando si tratta di liquidare gli interessi dovuti. Il governo italiano nuovamente sovrano sa che i titoli di Stato svolgono fondamentalmente due funzioni: 1) offrire un’alternativa di risparmio ai compratori; 2) sostenere il livello di tassi d’interesse voluti dalla Banca d’Italia. In questo secondo caso, la realtà contabile dell’emissione di titoli di Stato in moneta sovrana ci dice che essi servono a drenare gli accumuli eccessivi di moneta emessa dallo Stato e che si trovano nelle riserve delle banche (che compreranno quei titoli). In effetti, è ovvio che chi compra titoli di Stato lo fa con la moneta dello Stato, che quindi deve essere prima stata emessa. Ciò dimostra che prima lo Stato a moneta sovrana spende, e solo poi emette titoli di Stato drenando il denaro che ha speso. Quindi i titoli non finanziano la spesa pubblica. Il governo italiano delle nuove Lire, proprio in virtù del fatto che i titoli non gli servono per poter spendere e che sono strumenti farraginosi, deciderà quindi di abolire del tutto questa emissione. Il governo spenderà da ora in poi semplicemente accreditando conti correnti del settore non governativo, i quali si trovano sempre presso i conti delle banche presso la Banca d’Italia. Tutto il denaro speso dallo Stato si accumulerà quindi nelle riserve delle banche presso la Banca d’Italia, sulle quali riserve può essere pagato un interesse 0, o poco più. Il coordinamento fra governo e Banca d’Italia sulla gestione degli interessi sul denaro di cui sopra, e su quello che la Banca d’Italia presta alle banche, assicurerà che i tassi rimangano al target desiderato dal governo, che dovrebbe essere 0, per favorire l’economia privata. Infine, all’atto dell’uscita dell’Italia dall’Eurozona il governo annuncerà che il rimanente debito di Stato italiano denominato in Euro sarà onorato da Roma solo sulla base del Pubblico Interesse, se e quando lo deciderà il governo. Considerando il fatto che l’austerità voluta dalla Troika (Bce, Fmi, Ue) con la complicità dei traditori di Stato, a partire da Giorgio Napolitano, ci sta portando al massacro economico e sociale, credo sia dovere di ogni singolo italiano percorrere strade alternative rispetto a tutto quello che finora ci è stato imposto. Percorrere strade che ci riportino ad essere di nuovo quello che fummo, ovvero, Italia.

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