Quando comprare equivale a sprecare

Ore diciannove, uno dei supermercati nella zona nuova. Una signora in tailleur e tacchi spinge un carrello stracolmo di buste di latte fresco, confezioni di mozzarella, incarti del reparto gastronomia, un cartone da dieci di yogurt in offerta, confezioni di carne trita, buste di frutta e verdura, bibite gasate, wurstel, pasta fresca in confezioni 3×2, piselli e pizza e bastoncini di pesce surgelati, pane, biscotti, brioche. A vederla, non sembra che mangi molto. Forse avrà famiglia. Di sicuro, parte di quel cibo finirà nell’immondizia perché scaduto, invecchiato in frigo o soltanto ammaccato. È un altro dei paradossi di questo momento di crisi: aumenta lo spreco dei prodotti alimentari. Sarà l’incertezza del domani, sarà l’illusione di risparmiare riempiendo la dispensa di offerte 3×2, fatto sta che ogni anno nella spazzatura della famiglia media italiana finiscono 27 chili di cibo, per un equivalente di 515 euro buttati via. Non è poco. Di tutto ciò che finisce in pattumiera, il 39% sono prodotti freschi (latte, uova, carne, mozzarella, yogurt), il 19% è pane, il 17% frutta e verdura, il 10% affettati, il 6% prodotti in busta (insalata), il 3% scatolame e il 2% surgelati. Su un totale di 100% di prodotti alimentari sprecati, i consumatori sprecano per il 60%, mentre l’altro 40% è equamente suddiviso (e sprecato) fra produzione e distribuzione. Oltre che causa di spreco per le loro politiche di vendita (e anche per avere viziato i consumatori che non vogliono portarsi via la scatoletta che abbia una sia pur minima ammaccatura), i supermercati favoriscono gli acquisti superflui con modalità convalidate da tempo: studiati in modo da farci stare lì dentro più tempo possibile (nei supermercati non esistono orologi, pensate sia un caso?), ci sommergono di strabilianti offerte che ci inducono a comprare anche quanto in realtà non servirebbe, con il risultato che abbiamo speso più del necessario e ci troviamo anche a vivere in un mondo (e una città) più sporchi, perché oltre che cibo buttiamo via quantità enormi di imballaggi.

Come fare per evitare tutto ciò? Basta usare buon senso e acquisire consapevolezza. Un piccolo accorgimento è quello di andare a fare la spesa a pancia piena, così da evitare di mettere nel carrello più cibo del necessario. Leggiamo sempre le etichette, e valutiamo entro quando potremo tornare a fare la spesa. Facciamo molta attenzione alle offerte 3×2; se possono essere convenienti (ma leggete sempre il prezzo al chilo o al litro, per avere un termine di paragone reale, e non a singola confezione) per ciò che riguarda prodotti chimici come i detersivi, spesso non lo sono per quanto riguarda gli alimentari. Andiamo poi al supermercato con la lista della spesa e dopo aver pianificato i pasti (ottimo sarebbe farsi un menù della settimana, aiuterebbe nella organizzazione sia della spesa che del tempo), ed evitiamo di fare acquisti impulsivi. Ultimo, ma non ultimo: cercate gli alimenti più nascosti (i supermercati mettono a portata di mano i cibi vicini alla scadenza e dietro quelli più freschi), e guardate i livelli più alti e più bassi degli scaffali, poiché in quelli ad altezza d’occhio ci sono sempre i prodotti più costosi.

© Riproduzione Riservata

Commenti