Alcuni paesi hanno resistito meglio di altri alla tempesta grazie al loro modello solido di Welfare, basti pensare alla Svezia, o alla Danimarca. Non a caso i paesi citati non sono stati inghiottiti dalle politiche scellerate di austerità imposte dall’Unione Europea. In un mondo già segnato da alti livelli di disoccupazione, le politiche di austerità pretese dai mercati e dalle banche commerciali europee hanno portato a livelli di disoccupazione esasperanti, provocando una compressione dei salari verso il basso. Negli ultimi trent’anni, sono state cambiate molte regole in modo frammentario, sotto l’influenza di un’ideologia per la quale le regole migliori erano quelle che interferivano il meno possibile con i mercati. L’ideologia dell’indipendenza della Banca centrale, asse portante della deregolamentazione, è ormai esplicitamente indicata dalla stampa finanziaria internazionale come responsabile o almeno corresponsabile della crisi economica.Tutto ciò ha prodotto povertà, miseria e tanta disperazione.

Come già accennato, nell’Eurozona l’imposizione dell’austerità fiscale è lo strumento scelto dalla potenza egemone (Germania) per costringere i Paesi periferici, i famosi Pigs in inglese “maiali” (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) a sposare la logica mercantilista, giocando a un gioco dal quale non possono che uscire sconfitti. Ed è necessario innanzitutto che al modello di sviluppo mercantilista, basato sulla domanda estera, si sostituisca presto un modello di sviluppo basato sulla domanda interna, nel quale lo Stato riprenda il ruolo che gli compete nel governo dell’economia e nella gestione del circuito del risparmio e dell’investimento. Naturalmente, a questo scopo occorre che lo Stato si riappropri della piena disponibilità della politica fiscale. E siccome questa è oggi costretta a una logica difensiva dalla cosiddetta indipendenza della Banca centrale, è essenziale che lo Stato si riappropri soprattutto della sovranità monetaria, esercitando il diritto di finanziare con moneta il proprio fabbisogno, diritto dal quale consegue la possibilità di finanziarsi a tassi che non rendano insostenibile qualsiasi politica fiscale. E siccome il riequilibrio dei conti esteri, in un contesto nel quale la crescita viene riequilibrata a favore delle componenti interne della domanda, è ostacolato dalla rigidità del cambio, occorre che lo Stato si riappropri anche dello strumento valutario, gestendolo per assicurare una crescita ordinata ed equilibrata. Insomma occorre che la sovranità politica, madre di tutte le sovranità, torni a vigilare e ad orientare le politiche economiche poco democratiche finora imposte dal Fondo monetario internazionale e dalla Bce, ovvero dai sicari della nostra economia.

© Riproduzione Riservata

Commenti