Sicilia: 30 arresti. C’è anche la sorella di Matteo Messina Denaro

PALERMO – Duro colpo al clan di Matteo Messina Denaro. Trenta arresti. I reati contestati sono: associazione mafiosa, estorsione, voto di scambio e intestazione fittizia di beni.

Un altro duro colpo al super latitante mafioso Matteo Messina Denaro è stato inferto, alle prime ore dell’alba, da un’imponente operazione antimafia condotta tra Palermo e Trapani da un gruppo interforze costituito da uomini del Ros dei carabinieri, della Guardia di finanza, della Squadra Mobile di Palermo e dalla Direzione Investigativa Antimafia (Dia). La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha eseguito una trentina di provvedimenti che hanno portato all’arresto di trenta persone. I provvedimenti di arresto, emessi dal gip di Palermo, riguardano esponenti di spicco del clan di Matteo Messina Denaro (latitante dal 1993), tra cui la sorella.

Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo, riguardano in particolare  esponenti delle famiglie mafiose di Castelvetrano e Campobello di Mazara e i loro interessi economici, soprattutto nell’edilizia. I reati contestati sono: associazione mafiosa, estorsione, voto di scambio e intestazione fittizia di beni.

Le indagini hanno confermato il ruolo principale rivestito dal boss Matteo Messina Denaro, considerato numero uno di Cosa nostra. Sono stati raggiunti dal provvedimento anche alcuni familiari del latitante, tra la sorella Patrizia Messina Denaro. Secondo gli inquirenti la donna era in contatto con il fratello latitante e smistava i suoi ordini.

«Le indagini – scrivono gli investigatori – hanno accertato l’esistenza di un articolato circuito imprenditoriale, che assicurava di fatto il controllo quasi monopolistico nel settore dell’edilizia, mediante la gestione e la realizzazione di importanti commesse, tra cui opere di completamento di aree industriali, parchi eolici, strade pubbliche e ristoranti. L’organizzazione era, infatti, in grado di monitorare costantemente le opere di maggiore rilevanza del territorio, intervenendo nella loro esecuzione con una fitta rete di società controllate in modo diretto o indiretto da imprenditori mafiosi ed elementi di spicco del sodalizio». Nell’ambito dell’operazione sequestrati beni per 5 milioni di euro.

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