Sviluppo sostenibile

Ciclicamente si parla di sviluppo sostenibile. La prima volta fu nel lontano 1973 dopo la crisi petrolifera; l’ultima pochi giorni fa dopo i tragici avvenimenti nelle Filippine e in Sardegna. Lo sviluppo sostenibile ruota intorno a quattro componenti fondamentali : Sostenibilità economica: intesa come capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione. Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite per classi e genere. Sostenibilità ambientale: intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali. Sostenibilità istituzionale: intesa come capacità di assicurare condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione, giustizia (Wikipedia). Le quattro componenti intersecandosi tra di loro e realizzandosi in pieno portano allo sviluppo sostenibile. Perché torno spesso sull’idea di sviluppo sostenibile? Perché, di fatto, è l’unica possibilità valida allo sviluppo tradizionale, dimostratosi ormai inadeguato, è diventata una vera e propria necessità storica dell’umanità. Ciò che emerge dalle varie definizioni dell’idea di sviluppo sostenibile è una maggiore attenzione verso la qualità della vita, la disponibilità delle risorse e la distribuzione delle ricchezze.

Il cammino verso lo sviluppo sostenibile non è facile poiché comporta un cambiamento radicale non solo nella messa in pratica di comportamenti ecologici, per la salvaguardia dello sfruttamento ambientale, ma richiede, soprattutto, la conservazione e la ricanalizzazione delle risorse ambientali dal punto di vista del soddisfacimento per tutti, adesso come nel futuro. Entrano in gioco quindi il controllo e l’uso delle risorse, la giustizia sociale, la povertà, la sicurezza, il coinvolgimento di tutti i Paesi in particolar modo di quelli non sviluppati, e, ultimo ma non meno importante, le scelte politiche, economiche e sociali di ogni Stato. Lo sviluppo sostenibile è un dovere delle generazioni presenti come un diritto per le generazioni future: l’equità intra-generazionale consiste nella necessità di soddisfare le esigenze del mondo povero, migliorandone le condizioni, e quello di equità inter-generazionale consiste nel limitarsi lo sfruttamento dell’ambiente, oggi, per evitare di danneggiare le generazioni di domani (Rapporto Brundtland “Our Common Future”, 1987). Poiché dal 1987 si sono fatti pochi passi avanti, o almeno alcuni Stati li hanno fatti altri no (tra questi ahimè c’è l’Italia), alcuni scienziati di fama mondiale sostenuti dall’ONU hanno proposto sei Obiettivi  sullo sviluppo sostenibile per le persone e il pianeta, da realizzarsi immancabilmente entro il 2015: vite e mezzi di sussistenza; sicurezza alimentare; sostenibilità idrica; energia pulita; ecosistemi sani e produttivi; buon governo. E’ chiaro che gli obiettivi si raggiungeranno se cambia l’atteggiamento di ogni singolo individuo, se sono accolti dalla società civile e se c’è la volontà politica da parte degli enti statali, regionali e locali.

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