Considerazioni sulla campagna antiviolenza di noino.org

"Io no di certo". Ma è meglio la poesia

Sono sceso dalla metropolitana e mi sono trovato di fronte il simpatico faccione di Claudio Bisio. Sulle prime mi ha sorpreso la grandezza, poi mi sono ricordato della grande campagna pubblicitaria in cui gli uomini parlano agli uomini, per dire un chiaro no alla violenza di genere. Cioè alla violenza contro le donne. Mi metto a fissare il faccione di Bisio pensieroso perché nonostante la forza e l’impegno per cui tanti, tra artisti, professionisti, e gente dello spettacolo, mettono la loro faccia, in difesa di un diritto così elementare delle donne come la libertà di espressione e di vita, senza violenza e oppressione, la campagna mi sembra non tanto efficace dal punto di vista di ciò che promette: il dialogo. Più che dialogare sembrano separarsi nettamente dagli uomini cattivi, relegandoli nell’emisfero di quanti non possono capire. Ma in fondo chi è che direbbe sì alla violenza, ragionando e riflettendo con calma. È chiaro che la cosa è ricoperta di tante sfumature che spesso chi è violento finisce per non riconoscersi come tale, ma si trova sempre un mare di giustifiche, mentre il sottoscritto, che non ha mai picchiato nessuno, finisce quasi per sentirsi accusato, quasi come fosse un violento, dalle facce dei “buoni”. Il mio sguardo dubbioso forse ha attirato la curiosità di una signora che guardava il manifesto come me, che mi chiede: “ Professore cosa ne pensate di quella campagna pubblicitaria?”

Le rispondo che non sono professore ma, tuttalpiù cerco di imparare ogni giorno dalla vita.
“Però sembrate un professore,” – insiste – “ di che vi occupate?”
Mi occupo di arte, di poesia, di estetica.

“Ah che bello, pure mia nipote fa l’estetista. E fate anche il poeta? Scrivete le poesie. E mi ascolti sono curiosa, perché anche mia nipote vorrebbe fare la poetessa. Ma dove si impara a fare il poeta, esiste una scuola? “Mentre provavo a levarmi dalla faccia l’espressione di presunto colpevole che forse mi aveva sottoposto all’attenzione curiosa della signora, provai a spiegarle che già il fatto che la gentile nipote, tale la immaginavo semplicemente perché era interessata alla poesia, già per fatto che era una donna avrebbe potuto compiere uno dei più alti atti poetici consentiti agli umani, avvicinandosi con la sua creazione massima, cioè con la nascita di un figlio da lei generato, alla più grande poesia mai compiuta.

Credo che gli uomini si attardino nell’arte e nella poesia, proprio perché gli manca la possibilità di espletare l’atto creativo consentito solo alle donne. Forse il tentativo, anche se a livello inconscio, della parte maschile di ridurre l’importanza del genere opposto, esaltando il proprio potere e la propria forza, limitando le dinamiche femminili nei secoli a quella di serva sottomessa, non nasca altro che dalla gelosia che sboccia dal sentimento di inferiorità creativa , almeno dal punto di vista strettamente naturale. E per inventare e creare forse hanno dato origine all’arte e alla poesia, che garantisce praticamente di tutto perché è la più evasiva e sfuggente delle forme espressive.

La poesia ha sicuramente a che vedere con le parole, ma non è solo una forma espressiva del linguaggio, anzi vive dell’intuizione che vi è alla base del rapporto tra intuizione ed espressione. Non cambia infatti il contenuto al variare della lingua o del codice espressivo. È il contenuto che fornisce la forma. Non a caso Catone il censore diceva “Rem tene, verba sequentur”, intendendo dire che se ci sono i contenuti o cose da dire, le parole si trovano. Ecco la poesia arriva quando ci sono delle cose da dire, ma si concretizza solo quando si trovano le parole. Tanti dicono che hanno nella testa l’opera perfetta, e metterla in pratica non ne aumenterebbe la bellezza, mentre in realtà è il contrario. È nell’opera anche sporca e imperfetta, che tramanda e analizza contenuti ricchi di senso, che si concretizza la poesia. La quale è poi contraria ad ogni forma di violenza sia fisica che verbale. E giuro che questa risposta non era una forma di vendetta nei confronti della signora e delle sue curiosità morbose, ma la maniera più semplice con la quale rispondevo prima di tutto a me stesso.
“Ma comunque non mi avete ancora detto cosa ne pensate della pubblicità”. – Disse la signora come se il discorso le fosse apparso più che chiaro.

I pubblicitari sono i più grandi artisti del giorno d’oggi, ho concluso, e la campagna pubblicitaria anche se non mi convince nelle dinamiche, è un bene che ci sia per i contenuti, esattamente come la poesia. Non sempre funziona e si capisce, ma è una fortuna ogni volta che si scopre la nascita di un poeta.

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