Social Housing: la risposta alla crisi edilizia

Il Social Housing, in altre parole l’Abitare Sociale, raccoglie un insieme di alloggi e servizi, con lo scopo di aiutare a risolvere il problema abitativo, prestando attenzione alle situazioni di svantaggio economico e/o sociale, collaborando con il terzo settore e con la pubblica amministrazione. Generalmente è rivolto in particolar modo a studenti, anziani, famiglie monoreddito, immigrati e altri soggetti in condizione di svantaggio. Il punto di forza ovviamente è il costo al metro quadro, che scende fino a 600 €/mq, contro i 2.000 cui di solito fanno le imprese di costruzione. Questo perché le strutture portanti sono realizzate in legname sovrapposto (proveniente da foreste sostenibili) e ricoperte da uno strato di cartongesso a elevate prestazioni, tenute insieme da viti lunghe quaranta centimetri.  Di conseguenza il canone di affitto per un bilocale di 75 metri quadrati scende da 800 a 400 euro.  Due quartieri modelli, dotati di vie pedonali, ampi spazi, riservati alle aree pubbliche, piazzette, parchi gioco, giardini verdi, case prefabbricate in serie, di cinque piani di altezza, tutto rigorosamente in stile scandinavo, sono già stati costruiti a Londra e ad Amburgo dall’IKEA, il colosso svedese del mobilio pronto low cost. In Italia le cifre purtroppo sono diverse oltre 650 mila famiglie sono in attesa di una “casa popolare”, meno del 4% vivono in alloggi sociali, per lo più costruiti alla vecchia maniera, edilizia povera di qualità, d’idee e ghettizzante.

È vero che soprattutto gli enti che hanno finalità sociali sono predisposti a questa tipologia di mercato, di solito l’investitore privato mira a mercati più redditizi, ma ci sono realtà in Europa che esistono da moltissimi anni e che hanno messo d’accordo in maniera virtuosa pubblico e privato e che dovrebbero essere prese ad esempio. Le case low cost in Italia invece non decollano, all’avanguardia nel settore solo la Lombardia, eccellenza Milano, con il suo nuovo quartiere a San Siro, il progetto social più grande d’Europa. Un condominio sociale, formato da quattro edifici di nove piani, per 123 appartamenti, realizzato con un finanziamento del Fondo Immobiliare di Lombardia, promosso da Fondazione Cariplo e regione, sostenuto dal Comune di Milano e i cui sottoscrittori sono Banca Intesa e Bpm, le assicurazioni Generali, la Cassa Italiana geometri e la Cassa Depositi e Prestiti. Il progetto edilizio di San Siro, inaugurato poche settimane fa, è stato realizzato da Polaris Real Estate, che da alcuni anni opera in Italia, attraverso la collaborazione con le pubbliche amministrazioni e con il settore non profit dell’edilizia privata sociale. Gli interventi realizzati da Polaris puntano a risolvere l’emergenza abitativa italiana, ponendo sul mercato appartamenti in locazione a canoni calmierati, eventualmente con meccanismi di accumulo del risparmio destinato al futuro acquisto dell’immobile da parte degli inquilini, e in subordine anche in vendita convenzionata a prezzi significativamente inferiori a quelli del mercato libero. Polaris gestisce adesso cinque fondi dedicati all’housing sociale, attivi sui territori della Lombardia, del Piemonte, dell’Emilia Romagna e della Toscana: con un programma per la realizzazione di oltre 2.000 appartamenti e circa 800 posti letto per edilizia universitaria. Il social housing è una buona risposta alla crisi edilizia, alle persone che non riescono ad accedere all’affitto di una casa a prezzi di mercato, ai tanti, troppi, sfrattati e senza tetto, ed è soprattutto uno stimolo per realizzare a insediamenti di qualità aperti, integrati, sicuri, dotati di spazi verdi e di servizi che possono rendere più facile la vita a chi ci abita e ci lavora.

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