Il ritratto di Dorian Gray: è meglio essere o apparire?

“Se fossi io a rimanere sempre giovane, e il ritratto a invecchiare! Per questo, per questo, darei qualunque cosa! Sì, non c’è nulla al mondo che non darei! Anche la mia anima”.

Per inaugurare questa nuova rubrica sui Classici ho deciso di iniziare parlando di uno dei miei romanzi preferiti: “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. La prima volta che lo lessi frequentavo il ginnasio. Consigliatomi da un’amica, è stato il primo classico di una lunga serie. Da allora ho iniziato a leggere soprattutto autori della letteratura inglese e Wilde è diventato uno dei miei preferiti.

Il ritratto di Dorian Gray”uscì inizialmente sotto forma di racconto nel 1890 sulla rivista “Lippincott’s Monthly Magazine”, un anno dopo fu pubblicato come romanzo con l’aggiunta di alcuni capitoli. Ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo, racconta la vita dissoluta di Dorian Gray, un giovane di rara bellezza (“era veramente bello, con quelle labbra rosse dalla forma elegante, quei limpidi occhi azzurri, quei capelli biondi e ricci”), che arriverà a considerare la bellezza l’unica cosa importante della sua vita. Egli inizia a rendersi conto del potere del suo fascino quando Basil Hallward, pittore suo amico, gli regala un ritratto che lo raffigura nell’apice della gioventù. Da quel momento Dorian inizierà a provare invidia per quel ritratto che lo raffigurerà per sempre giovane e bello, mentre lui invecchierà. Tanto da formulare una specie di voto: “se fossi io a rimanere sempre giovane, e il ritratto a invecchiare! Per questo, per questo, darei qualunque cosa! Sì, non c’è nulla al mondo che non darei! Anche la mia anima”.

Misteriosamente il suo voto verrà esaudito ma il ritratto diventerà lo specchio della sua anima, la sua coscienza. Infatti, mentre Dorian manterrà il suo fascino e la sua giovinezza, il dipinto mostrerà giorno dopo giorno i segni del tempo, invecchiando e assumendo spaventose smorfie tutte le volte che commette un atto ingiusto.

Questo romanzo ha il potere di tenere il lettore incollato alle pagine, con segreti inconfessabili e quell’alone di mistero che lo avvolge. Esso  si basa sulla celebrazione del culto della Bellezza, che lo stesso Oscar Wilde perseguirà per tutta la sua vita, sia attraverso la sua produzione artistica che per mezzo della sua stessa condotta anti-vittoriana e anti-conformista. Infatti, la vita per Wilde rappresenta un’opera d’arte ben riuscita, tanto da affermare di “vivere la vita come fosse un’opera d’arte”.

Il romanzo ruota su tre personaggi principali: Dorian Gray, Lord Henry Wotton, e Basil Hallward.  Dorian, come già detto, è un giovane di bell’aspetto che all’inizio del romanzo ci viene presentato come un ragazzo dai nobili sentimenti, innocente e ancora immaturo. E a causa di questa sua immaturità si lascerà influenzare dalle idee di Lord Wotton, un nobile scettico e narcisista amante del piacere, che diventa suo amico. È lui che convince Dorian, che la bellezza e il piacere sono tutto nella vita e che “la giovinezza è l’unica cosa che valga la pena di avere” e che il tempo per goderne è breve. Le parole di Lord Wotton e la sua forte personalità, influenzeranno a tal punto l’ingenuo Dorian da farlo diventare una persona spietata e sempre desiderosa di provare nuovi piaceri, una volta presa coscienza che “con il suo bell’aspetto non c’è nulla che non possa ottenere”. Basil Hallward, è l’artista che realizza il quadro. Ha una smodata adorazione per Dorian, ai limiti dell’infatuazione (molti ne hanno dedotto un riferimento omosessuale), tanto da diventare il principale soggetto delle sue opere, la sua fonte di ispirazione. Basil cercherà in tutti i modi di mettere in guardia il giovane sulla cattiva influenza di Lord Wotton. In un certo senso rappresenta la coscienza morale di Dorian, ma allo stesso tempo, inconsapevolmente, contribuisce alla sua corruzione. Se Basil non avesse dipinto quel quadro, Dorian non sarebbe stato ossessionato dall’idea dell’eterna giovinezza e non avrebbe condotto una vita di vizi e corruzione, arrivando perfino ad uccidere. Dorian, infatti, ritiene il pittore il vero responsabile della sua rovina e per questo lo punirà. Oscar Wilde, nel suo romanzo, descrive un mondo aristocratico e superficiale, pur senza criticarlo esageratamente, in quanto è il mondo a cui lui stesso appartiene. Nel suo romanzo non si coglie un’esplicita condanna morale di Wilde verso Dorian. E ai critici che lo accusavano del fatto che Dorian fosse privo di coscienza, lui risponde che al contrario “per tutta la vita è perseguitato da un esagerato senso di coscienza che gli sciupa i piaceri e lo ammonisce che la giovinezza e il divertimento non sono tutto al mondo. Egli distrugge il quadro per liberarsi definitivamente della coscienza che lo ha perseguitato un anno dopo l’altro”.

Il ritratto di Dorian Gray” spinge a una riflessione ancora attuale. Ovvero se è più importante essere o apparire. Infatti, ancora oggi si pensa che la bellezza (molte volte artefatta) possa aprire tutte le porte, che basta essere belli per ottenere ogni cosa. Si pensa più alla bellezza esteriore piuttosto che a quella interiore. Non è solo una frase fatta e molto spesso sentita. Purtroppo, soprattutto tra i giovanissimi, c’è la continua ricerca di essere perfetti, di omologarsi a ciò che la moda e la società impongono. Essere accettati ad ogni costo, è questo quello che conta. Anche se ciò significa mettere a tacere la propria coscienza e rinunciare alla propria vera natura.

In conclusione, Dorian non è stato altro che una vittima della cattiva influenza di un uomo dalla forte personalità, che con la sua eloquenza e le sue teorie sulla vita e sull’arte, ha corroso un animo innocente facilmente influenzabile.

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