Comuni in ginocchio per la cenere. Confambiente: ecco come riutilizzarla

CATANIA – Confambiente propone di togliere lo status di rifiuto alla cenere vulcanica in modo da poterla riutilizzare. L’Etna si è ormai risvegliata e in molte zone dell’isola  ritorna il problema della cenere vulcanica. Lo scorso 23 novembre, tutto il litorale jonico, le spiagge da Giarre a Taormina, così come le strade e le piazze sono state ricoperte da oltre 30 cm di cenere. Una vera e propria pioggia nera che ha letteralmente invaso le città. A queste seguono i danni all’agricoltura nei territori delle zone colpite. Tutta questa massa di cenere deve essere adesso smaltita e  proprio per questa ragione i sindaci dei comuni interessati sono costretti ad interventi straordinari.

Eppure questo annoso problema, in realtà sarebbe di facile soluzione, almeno secondo il presidente di Confambiente Gaetano Monastra che propone una semplice soluzione: “non trattare  la cenere dell’Etna come un rifiuto. La cenere vulcanica, se perde lo status di rifiuto, non deve andare a smaltimento ma può essere recuperata e usata nell’edilizia, per esempio, come azolo (pietra lavica macinata)”.

Lo scorso marzo abbiamo chiesto alla Regione, attraverso il nostro Vice presidente On. Gianfranco Vullo, l’emissione di un O.d.G. che sollecitasse il Governo nazionale a prendere un simile provvedimento. Non ci risulta, sino ad oggi, che una tale iniziativa sia stata presa dal Governo Crocetta. Insomma, come al solito, passata la burrasca il problema viene dimenticato. Ci auguriamo che stavolta, insieme al probabile, ennesimo, riconoscimento dello stato di calamità naturale, il Governatore, insieme alla richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza, avanzi anche l’eliminazione dello status giuridico di rifiuto per la cenere vulcanica” ha aggiunto il Presidente di Confambiente.

E chissà che questa non diventi davvero la soluzione più  ‘economica’ per risolvere il problema cenere.

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