Censis: gli Italiani leggono ancora meno libri

Incredibile ma vero: in Italia si legge così poco che un lettore forte è chi legge quattro libri l’anno. Un libro ogni tre mesi due/tre pagine al giorno. Secondo il rapporto Censis sull’editoria libraria nel 2000 i lettori forti erano rintracciabili soprattutto nelle grandi aree metropolitane e leggevano più di dodici libri, a distanza di dodici anni (rapporto 2012) la media è diminuita di ben otto libri. Non più confortante il dato che riguarda i lettori così detti morbidi, gli acquirenti cioè di gialli, Harmony e di fantascienza, che si assesta attorno a sei milioni d’italiani su una popolazione di oltre sessanta milioni. Unica nota positiva in rialzo la percentuale dei giovani, anzi giovanissimi lettori (7-15 anni). Cessato però l’obbligo scolastico, molti giovani smettono di leggere e la percentuale in questione precipita di nuovo, si deve aspettare il dato che riguarda gli anziani (ultra settantenni) per ritrovare un trend positivo. Tra i più giovani poi l’impatto tecnologico ha moltiplicato le opportunità di lettura (IPhone, IPad) ; tra gli adulti invece c’è ancora diffidenza verso gli e-book perché si teme che attraverso il supporto digitale si possa perdere la “magia del libro”. Dati alla mano l’Italia è molto sotto la media europea per numero di lettori (Italia 45%; Europa 70%) eppure è al quarto posto per produzione editoriale e nella top ten delle nazioni di autori di romanzi, saggi o poesie.  Il dato più drammatico è che negli ultimi quindici anni si legge sempre meno e il futuro non appare migliore. Radicalizzata poi la percentuale di uomini del Sud, appartenenti a una classe sociale media – bassa che leggono pochissimo. Rimane invariata, invece, la percentuale dei figli che si appassionano alla lettura perché hanno l’esempio in famiglia.

In generale scorrendo le statistiche le donne leggono molto di più degli uomini. Per quanto riguarda i generi letterari preferiti dagli italiani ai primi posti: narrativa, saggistica e storia. Il lettore tipo italiano è quindi una ragazza del Nord che ha alle spalle una famiglia benestante con la mamma accanita lettrice, ed entrambe preferiscono narrativa italiana o straniera. Interessante e strano allo stesso tempo il dato dei lettori “intermittenti” di chi legge solo un autore o un genere o addirittura il best seller del momento (picchi di percentuale di lettori, negli ultimi anni, si sono raggiunti con “Il codice da Vinci” di Dan Brown e la saga di Harry Potter di J. K. Rowling, tra gli autori italiani più letti il “grande” Andrea Camilleri). Inesatta è l’idea che i lettori si siano allontanati dai libri a causa della diffusione delle nuove tecnologie, che si è visto, invece, fanno da traino: un lettore abituale, di fatto, va al cinema, usa spesso internet, partecipa attivamente alla vita sociale e culturale della città in cui vive. Esiste invece una relazione tra il benessere di un paese e la sua percentuale di lettori, come dire la crisi economica, ha colpito e tanto anche l’editoria, sempre di più le librerie indipendenti e storiche che stanno chiudendo e l’Associazione italiana editrice, nel Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012, registra un segno meno sul fatturato complessivo. Infine, gli Italiani che frequentano le Biblioteche sono soltanto l’11%. Il Forum del libro ha individuato cinque punti per far crescere l’Italia che legge: aumentare e migliorare le biblioteche scolastiche; abrogare l’articolo 19 del Decreto sulla spending review, che esclude i servizi culturali dal novero delle funzioni fondamentali dei Comuni e adeguare i bilanci delle biblioteche, in modo da consentire loro di rappresentare al meglio la produzione editoriale; riconoscere le librerie di qualità, facilitare l’accesso ad agevolazioni fiscali legate anche alla locazione delle sedi e garantire priorità nella fornitura alle biblioteche; diffondere la lettura, e in particolare la lettura di testi articolati e complessi nella rete digitale e avviare un progetto nazionale di digitalizzazione per i libri fuori commercio e per quelli fuori diritti, finanziato anche attraverso sanzioni economiche su pirateria e violazioni del copyright; rilanciare i consumi attraverso una politica di promozione della lettura che dovrà prevedere anche incentivi per l’acquisto di libri e l’abbonamento a riviste, attraverso sgravi fiscali almeno per determinate categorie di contribuenti. Insomma rafforzare l’idea che la lettura è progresso, indipendenza, cultura, e sì anche tanta, tanta gioia.

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