25 novembre: giornata per dire NO alla violenza sulle donne. Tante le iniziative per un tema che necessita di maggiore attenzione.

donne-violenzaDonne sempre più vittime, sempre più sole, donne con la paura serrata nel cuore. Perché si può morire di paura o essenzialmente, cessare di vivere. Ed è quello che accade quando si viene perseguitate, molestate, palpeggiate, violate nella propria identità e dignità di individuo prima, e di donna dopo. Lo chiamano “Stalking”, uno dei reati più diffusi e meno denunciati. Appostamenti, pedinamenti, minacce telefoniche e verbali, messaggi continui e a ripetizione, inseguimenti in auto, episodi di percosse, di maltrattamenti ed incidenti. Questi gli elementi principali di questa forma di violenza che invade, modifica, compromette e distrugge la quotidianità riempiendola di ansie e di paure.  Questo è il primo passo verso quello che poi diventa delitto passionale (che poi di passione ne ha veramente poca). Troppe le donne uccise da chi dovrebbe invece proteggerti. La cronaca quotidiana è molto più persuasiva delle parole. Lo chiamano “femminicidio”.

Il problema della violenza sulle donne è un tema sempre più attuale, tanto da meritarsi il neologismo “femminicidio” che emerge nelle sue molteplici forme, donne violate, vittime di violenze e maltrattamenti sessuali, fisici e psicologici, sia all’interno che all’esterno della famiglia. Tanti gli episodi non raccontati che si riscontrano anche nelle realtà più tranquille, soprattutto all’interno delle mura domestiche. Questo dato deve farci riflettere. Bisogna dare voce a questa forma di violenza, senza paura. Non si può morire e rinascere come fantasmi. Le donne devono lottare, devono raccontare le loro storie, devono essere ascoltate per evitare che le paure si trasformino in tragedie e soprattutto devono essere tutelate. Nessuna donna deve essere violata nell’anima e nel corpo. Un ponte di parole talvolta può rompere il muro del silenzio e permettere di riuscire di nuovo a sognare. Ed è per questo che oggi, 25 novembre, si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. E sono tante le iniziative in tutta Italia: dalle scarpe rosse, al fiocco bianco, ai canti, allo sciopero delle donne. Tutte con lo stesso scopo: dire No alla violenza sulle donne.

La giornata contro la violenza è nata nel 1999. E’ stata l’Onu a scegliere il 25 novembre come data perché corrispondeva a una manifestazione di protesta tenutasi a Bogotà nel 1981. E le iniziative contro la violenza sulle donne ma soprattutto di sensibilizzazione sul tema, sono moltissime. Diventano fondamentali le campagne di sensibilizzazione in tutto il mondo. Ma soprattutto occorre insistere sull’uomo in modo da spingerlo a riflettere. Occorre l’impegno di tutti. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, qualche giorno fa, ha inviato un messaggio durante la campagna “Punto su di te” sostenendo quanto sia opportuno “che le donne vengano rappresentate con sobrietà e dignità nei media”.

Le vicende politiche degli ultimi tempi, con i festini ad Arcore e il Ruby-gate, hanno contribuito a ledere l’immagine della donna facendo diventare costume una tipologia di gentil sesso che invece deve sparire. Non è una lotta contro Berlusconi o il suo governo. E’ una lotta politica perché l’indignazione deve essere generale. Perché l’indignazione deve esserci, per quanto accade, sia che si appartenga al partito di destra che di sinistra. Bisogna rieducare il pensiero. E di conseguenza l’uomo. Ma deve essere anche una lotta contro quel genere di donne che ci offende, offende la categoria, ci toglie la dignità: la dignità del lavoro, del corpo femminile, della persona. Le donne sono soggetti, non oggetti. Le donne vantano anni di sacrifici impiegati per fare valere i propri diritti sugli uomini. E questo deve essere salvaguardato perché non tutti gli uomini hanno bisogno di comprare le donne per manifestare il loro potere e non tutte le belle donne hanno bisogno di vendersi per fare carriera. Per fortuna.

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