Freddy Mercury, quando un artista diventa “leggenda” 660x330

Il 24 novembre 1991 moriva Freddie Mercury, musicista, compositore e cantautore britannico. Con lui scompariva anche una delle epoche più nobili e pregiate del rock, nelle sue varie sfaccettature. Sono passati più di vent’anni dalla sua morte, dalla perdita di un artista come pochi, ma il tempo sembra essersi fermato ad allora, al pianto e allo strazio di coloro che non si rassegnavano all’idea di non poter più disporre del genio e dell’estro di un individuo che della musica aveva fatto la sua vita, regalando a milioni di persone il volto più bello di un genere amato da tanti. Raffinatezza ed eleganza trasparivano in ogni suo componimento, in ogni componimento dei Queen, gruppo capace di vendere tra i 150 e i 300 milioni di dischi e del quale Farrokh Bulsara era membro e fondatore. ‘Farrokh Bulsara’ perché questo era il vero nome dell’artista, che cominciò ad essere chiamato ‘Freddie’ alla tenera età di otto anni, mentre frequentava un collegio scolastico britannico nei pressi di Bombay in India, il St Peter’s Boys College, optando poi per ‘Freddie Mercury’ ai suoi inizi con i Queen, dopo la composizione del pezzo My Fairy King. Il talento di Freddie fu notato da subito, già nella sua infanzia. Il suo percorso lo portò a muovere i primi veri passi nel mondo della musica con gli Ibex, una band di Liverpool influenzata dai Cream, e a conoscere gli Smile, gruppo che gli varrà l’amicizia del chitarrista Brian May e del batterista Roger Meddows-Taylor. Con loro deciderà di fondare nel 1970 i Queen, ai quali si aggiungerà anche il bassista John Deacon nel 1971.

A chi gli abbia chiesto il ‘perché’ del nome ‘Queen’, Freddie ha sempre risposto: “Ho pensato a questo nome anni fa. E’ solo un nome, ma è molto regale. E’ un nome immediato, universale, forte, sembra splendido. Lo vedevo con potenziale e molto aperto ad ogni tipo di interpretazione”. Geniale diremmo noi, come la sua personalità. Freddie era eccentrico, e la sua eccentricità si vedeva eccome, nei primi anni di lavoro della band. Vestiva abiti di Zandra Rhodes, capelli lunghi, smalto sulle unghie. Durante una intervista alla rivista New Musical Express del 1974 dichiarò di essere “gay come una giunchiglia” e le sue esibizioni dal vivo, connotate da una grande stravaganza: più volte, infatti,  i suoi “live” diventavano veri e propri spettacoli che si chiudevano con rose e champagne per il proprio pubblico sulle note dell’inno nazionale inglese God Save the Queen. Freddie era un innovativo e, nonostante la buona accoglienza dei primi album da parte della critica, non riusciva ad essere statico, cercando sempre di innovare il proprio stile. Pezzi come Somebody to Love, We Are the Champions, Don’t Stop Me Now sono ancora attuali, mentre nessuno può dire di non aver mai ascoltato la bellissima Bohemian Rhapsody, massima rappresentazione della sua creatività ed inserita tra le canzoni migliori di tutti i tempi dai sondaggi popolari e dai critici. Il suo stile camaleontico continuò ad estrinsecarsi in tutta la sua pienezza anche negli anni Ottanta, quando decise di tagliarsi i capelli e farsi crescere i baffi secondo il look lanciato da alcuni omosessuali dell’epoca, il ‘Castro Clone’, nonostante questo fosse mal visto dai suoi fan.

E’ il tempo in cui i Queen decideranno di separarsi a causa di vicissitudini interne e dell’insoddisfazione dovuta ad Hot Space, album nel quale dichiareranno di non riconoscersi, ma la pausa presa di comune accordo è importante per i vari componenti del gruppo, che decideranno di cimentarsi in progetti singoli  portandoli a ritrovarsi più uniti di prima nel 1983. Il momento di più alta consacrazione di Freddie è senz’altro il  Live Aid, concerto umanitario organizzato da Bob Geldof allo scopo di trovare fondi per le popolazioni etiopiche colpite duramente da una grave carestia. Da lì un’ascesa che sembra inarrestabile fino a quando il cantante non scoprirà la sua malattia: positività all’HIV, la dura sentenza dei medici per l’artista al quale comunicheranno di essere anche malato di AIDS. Il cantante non dichiarerà fin da subito le sue reali condizioni di salute, ma proseguirà nel suo lavoro con la pubblicazione di Barcelona, disco realizzato con la partecipazione del soprano Montserrat Caballé, con il quale l’artista si avvicina nuovamente al mondo dell’opera di Bohemian Rhapsody e la cui title track diverrà inno ufficiale dei Giochi della xxv Olimpiade di Barcellona nel 1992. La sua ultima apparizione in pubblico fu nel video della canzone These Are the Days of Our Lives la cui pubblicazione si ebbe però solo dopo la sua morte e in cui il frontman appariva molto dimagrito.

Inarrestabile l’artista a dedicarsi anima e corpo alla musica fino alla fine, dovendosi fermare solo un mese prima del suo decesso, quando alcuni problemi polmonari lo costrinsero a smettere di cantare. I fan appresero il suo reale stato di salute solo il giorno prima che l’Aids se lo portasse via per sempre. Se lo portasse via solo fisicamente, perché l’artista ha continuato a vivere nelle tante iniziative poste in essere in sua memoria: dal concerto-tributo dell’aprile 1992 al Wembley Stadium di Londra, capace di riunire le maggiori personalità musicali internazionali, agli album postumi; dalla serie di raccolte biografiche a lui dedicate, ad una canzone per lui. Persino Google ha voluto fare la sua parte, con un doodle con cartoon video nel quale l’artista canta uno dei suoi brani cult  Don’t Stop Me Now per festeggiare il suo 65esimo compleanno. Difficile dimenticare un genio di tale caratura. Non si può dimenticare una ‘leggenda’, una leggenda al pari di Hendrix del quale Freddie era un grande estimatore: “Jimi Hendrix è molto importante. È il mio idolo. In qualche modo, con la sua performance dal vivo, riassume  tutti gli aspetti del lavoro di una rock star. Non si può paragonare a nessuno. O hai la magia o non ce l’hai. Nessuno può eguagliarlo. Nessuno può prendere il suo posto”, dichiarò in un’intervista. Ci fa piacere, quindi, immaginarlo dilettarsi proprio con lui in uno dei suoi spettacoli. Magari proprio in questo momento.

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