Quella che segue è una lettera che l’Arch. Angelo Ricceri ha inoltrato alla redazione di Blogtaormina per esprimere il suo disappunto ed aprire un dibattito sul “caso dei tribunali decentrati” a Catania.

Tutto questo per chi?

20130912162808Leggo sul quotidiano di oggi che le “armate” del potere si muovono su uno dei grossi obiettivi degli speculatori edilizi: la cittadella Giudiziaria. Si profila l’ennesima IDEA GENIALE proposta da amministratori comunali e suggerito da tecnici ammantati di inutile censo. Leggiamo stamane che alcuni consiglieri comunali attraverso il quotidiano “La Sicilia” chiedono alla Giunta cosa si è pensato di fare a proposito del raggruppamento dei tribunali della provincia, lanciando subliminalmente la soluzione, nel tentativo di trasformarla nell’opinione pubblica in verbo, verità assoluta e incontrovertibile: la realizzazione della Cittadella Giudiziaria.

In sintesi, a fronte della Legge nazionale, i consiglieri comunali propongono di radunare tutti i tribunali e decentrarli dalla città, ormai satura, e concentrarli in un unico sito. Si ripropone l’obsoleto metodo del decentramento urbanistico ammantato di promesse di facilità di accesso, un concentrato di tutte le attività all’interno di uno o più super edifici progettati dall’ArchiStar del momento proveniente dallo spazio, di nuovi locali freschi e profumati, di gente felice e sorridente libera finalmente dal caos del traffico e della spasmodica ricerca del parcheggio, al fine di liberare le casse dalla tenaglia degli affitti, insinuando nei lettori EMERGENZA, BISOGNO, NECESSITA’… come il bravo venditore che vuole vendere una nuova e costosissima scopa elettrica alla massaia ossessionata dallo sporco.
Come al venditore di scope, anche ai nostri bravi consiglieri non interessa nulla (o poco) di quello che accadrà di conseguenza ad un simile progetto. Come al venditore non interessa che la famiglia che ha comprato la scopa dovrà pagare per anni qualcosa che serve solo ad alleggerire la busta paga, così ai nostri cari consiglieri non interessa nulla se, con il decentramento degli uffici giudiziari dalla città in periferia, si ridurrà drasticamente il flusso commerciale negli attuali siti; non interessa che gli studi professionali o attività commerciali che orbitano attorno ai tribunali, andranno via e che, di conseguenza, per esempio i bar (e non sono pochi) venderanno meno caffè, i panifici meno pane, i piccoli generi alimentari… meno mortadella, e via dicendo. Non interessa che questa proposta provocherebbe una città sempre più vuota, locali e appartamenti meno appetibili … insomma un ciclo di impoverimento che non solo non si riesce a bloccare ma che pare si voglia incrementare.
Leggendo quanto pubblicato non posso che pensare “O c’è… o ci fa!”
La verità è che ancora una volta la città si trova davanti una grande occasione di sviluppo impreparata!!! Incapace di immaginare qualcosa che vada oltre, di mettere in campo strategie finalizzate a sfruttare le nuove energie e connetterle con quelle che già esistono, rivalorizzandole. In una realtà più organizzata l’enorme flusso veicolare e pedonale provocato dalla presenza di nuovi tribunali all’interno di una città non sarebbe visto come una catastrofe ma sarebbe facilmente trasformato in una inesauribile risorsa per l’asfittico settore piccolo e medio commerciale. Ne farebbe paura l’eventuale esborso di calmierati affitti a fronte di una radicale rivalorizzazione del patrimonio edilizio. Ma non qui.

Noi, a quanto pare, non riusciamo a sfuggire da vecchie logiche.  Anziché proporre idee capaci di contenere il nuovo senza buttare il vecchio, riproponiamo il solito esodo (come fu per San Berillo). Non riusciamo ad immaginare qualcosa di diverso? Mi chiedo perchè proporre nuovi ed enormi insediamenti edilizi lontani dalla città quando possiamo prevedere una disposizione a macchia di leopardo costituita da tanti piccoli e medi insediamenti connessi tra loro dentro la città?
Perchè pensare sempre a strade piene di auto rumorose ed inquinanti che si muovono verso queste improbabili new town monofunzionali invece di progettare connessioni alternative tra luoghi a dimensione d’uomo mediante tram elettrici, tapirulan, viali alberati? E in queste connessioni sviluppare nuovo commercio, nuovo benessere? Perché nei nostri sogni non riusciamo a considerare le piccole attività che vivono libere nei loro piccoli commerci?
Cosa ci impedisce di pensare ad una città, la nostra, in maniera diversa da come si può pensare ad un vecchio deposito da abbandonare?
Mantenere nella città già costruita (urbanizzata) i tribunali già esistenti e collocare quanti ne arriveranno è possibile basta studiare e in tempi opportuni proporre soluzioni. Abbiamo tanti edifici vuoti da riconvertire, tanti quartieri da rivitalizzare, un terziario da rianimare.
Ad esclusione del centro storico, la nostra città (tessuto urbano) offre tantissime possibilità di riconversione urbana e troverebbe in questa occasione un vero motivo per venire applicata, dando a tutti, piccoli e grandi imprenditori, numerose possibilità di guadagno e rilancio.
Quella che manca è solo una idea condivisa di cosa è e cosa dovrà essere Catania per il prossimo futuro e lo strumento urbanistico in grado di regolare il suo sviluppo.

Ma ahimè…pare che ormai anche le giovani leve della politica si siano assuefatte all’idea di dover affrontare la realtà sempre ed esclusivamente in emergenza: o emergenza o immobilismo.
Io credo che questo immobilismo, l’incapacità della politica locale di mettere in campo soluzioni urbanistiche efficaci, si verifichi a causa dell’anomala visione di alcuni ambiti rispetto al P.R.G. visto esclusivamente come strumento a servizio della speculazione edilizia. Vecchi modi di proiettarsi sulla città legati all’idea anni ’70, ovvero la pretesa che sia l’edilizia IL MOTORE dell’economia, trascurando e/o ignorando che l’edilizia si muove se si muove il commercio e non il contrario.
La conseguenza di questo insano modo di vedere le cose è sotto gli occhi di tutti. I mattoni in questo momento si comprano solo alle aste giudiziarie; non c’è interesse da parte dei costruttori edili di spingere la politica verso un nuovo strumento Urbanistico; la città non ha un suo P.R.G. e tutti ne paghiamo le conseguenze. Semplice.
Una di queste è la proposta di decentramento dei tribunali e la perdita dell’indotto .
Cosi le occasioni sfumano e la città va in malora.
E nella confusione chi ci guadagna? Alla luce di quanto accade, è lecito preoccuparsi che probabilmente qualcuno che conosce bene i sottili meccanismi dell’urbanistica (materia non semplice che prevede più che la conoscenza di qualche articolo di legge e nozioni di ragioneria, una grande fantasia), voglia approfittare della buona fede (?) o dell’ignoranza di chi conduce la città, per avviare un processo finalizzato esclusivamente a rianimare uno o più Centri Commerciali già esistenti e prossimi al collasso, e magari trasformarli in Centri Direzionali per rivenderli, o affittarli, al Tribunale (e perché no anche al Comune). Qualcuno che sa, come lo sanno tutti coloro che si occupano della materia, che essendo la fascia urbanizzata al confine del nostro territorio non attrezzata per l’attività commerciale, la conseguenza di una simile operazione di decentramento sarebbe ad esclusivo vantaggio del grande e medio commercio sito nei grandi Centri Commerciali in questo momento in fortissima crisi.
Insomma qualcuno che non ha interesse di salvare la città ma solo di speculare.
Il solito vecchio metodo? Si fa svalutare tutto per comprare a poco? Sicuramente sarebbe un vero e proprio scippo, l’ennesimo, alla faccia dei piccoli commercianti catanesi, buoni solo a portar voti.
Catania, che allo stato dell’arte non ha ancora un rapporto diretto con il suo Porto e i suoi benefici (un altro arcano tutto da scoprire), a seguito del decentramento dei tribunali e di tutto l’indotto, rimarrebbe un dormitorio sempre più silenzioso e inospitale, pieno di negozi chiusi con pareti tappezzate da “affittasi” e “vendesi” per la gioia dei “Cravattari”.

Arch. Angelo Ricceri

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