Badroots, il romanzo di John J. Greenflowers

John J. Greenflowers è l’autore dell’incredibile fantasy “Badroots-cattive radici“, un fantasy che coinvolge sin dalla prima pagina per la bellezza del contenuto e la particolarità della scrittura. E’ un entusiasmante romanzo di avventura e fantascienza che, in buona sostanza, “nasce dalla necessità e dal desiderio, di dar voce a chi non grida, alle piante, a quel mondo in apparenza silenzioso e inerte, ma in realtà vivo, senziente e comunicativo, più di quanto gli umani possano immaginare“. Così lo descrive il suo autore, “un essere senziente che ha ridato alle Piante il loro giusto peso” come ama definirsi. E in effetti Badroots ha dato un vero e proprio regno alle piante. Entrando nel mondo di “Badroots, Cattive Radici”, seguendo le diverse avventure, pagina dopo pagina, ogni certezza sull’ordine delle cose vacilla sino a crollare.  “Badroots” è l’eterno scontro tra la stirpe dei Sanguerosso e la dinastia Sangueverde. E l’autore, avvolto dal mistero, si racconta (a a modo suo) in quest’intervista.

Perché hai deciso di scrivere “Badroots”?

Perché questi tempi sono maturi per “liberare” e “seminare” parole e pensieri: il tempo farà il resto, come un buon concime. “Badroots, Cattive Radici”, in buona sostanza, nasce dalla necessità, e dal desiderio, di “dar voce” a chi “non grida”, alle piante, a un mondo in apparenza silenzioso e inerte, ma in realtà vivo, senziente e comunicativo, più di quanto gli umani possano immaginare: un mondo “verde”, dove la “tecnologia” dei “Sangueverde” ha raggiunto livelli che rasentano la perfezione. La perfezione tecnologica, o anche solo l’anelito alla perfezione tecnologica infatti, non può essere ridotta dagli umani ad un agglomerato di silicio per quanto complesso e miniaturizzato, alla sperimentazione di nuovi farmaci, o all’ elettronica di ultima generazione, ma è stata già raggiunta da esseri che convivono con la specie umana e, diversamente dalla specie umana, governano e guidano le sorti del pianeta, proprio come fa il comandante di una nave, anzi, di un’astronave: ciò è sotto gli occhi di tutti. La tecnologia umana, allo stato, se paragonata a quella delle Piante, è sostanzialmente “distruttiva”, conservativa e non evolutiva: in altri termini serve agli umani per consentirgli di soddisfare bisogni che permettono di “sopravvivere” in un regime biologico carcerario dagli esiti inevitabili che si svolge, per l’appunto, in una “prigione” chiamata “Terra”, per sua natura ostile agli umani. La vera tecnologia, quella “perfetta”, che è insita in tutti gli esseri viventi e li “anima”, sia uomini sia piante, e che le piante e i “Sangueverde” hanno per così dire “realizzato” e “interiorizzato”, si chiama “AMORE”, e fa pulsare l’intero Universo. L’Amore, in altri termini, è la perfezione tecnologica all’ultimo stadio, l’origine e la fine della tecnologia. Compreso il significato dell’Amore. La vita “terrestre” è un’esperienza sensoriale particolare, limitata, che può essere letta ed interpretata attraverso leggi fisiche riconosciute come tali perché condivise da una pluralità di consociati “umani” in un contesto fisico circoscritto: appunto, il pianeta Terra. La legge fisica, in estrema sintesi, riassume e identifica una certa esperienza sensoriale replicabile a parità di condizioni, in un certo contesto ambientale e temporale: ma tale legge è valida “solo per riassumere un’esperienza terrestre”, secondo i “sensi umani”. Ma esistono “altre sensibilità” ed esperienze sensoriali “non umane” e “non animali”, come ad esempio quelle delle “piante”. Lo strumento principale per condividere tra i consociati sia l’esperienza sensoriale sia la legge fisica, è il “pensiero”: il pensiero è pura energia, ed è in grado di interagire col mondo fisico più di quanto non si possa immaginare. Il pensiero non è però una prerogativa degli esseri umani. Ogni creatura, infatti, uomo, animale in senso stretto, o pianta ha il proprio modo di “comunicare”, “pensare”, “esprimere energia”: dunque, ogni creatura ha il proprio modo di interagire col particolare mondo fisico in cui vive. Del resto, il mondo fisico è, per così dire, l’interpretazione del pensiero, che altro non è se non l’esito dell’analisi di dati elaborati e interpretati dal soggetto “senziente” secondo la propria “natura” di essere vivente, Sangueverde o Sanguerosso, pianta o animale. Esistono, del resto, altri luoghi nell’Universo in cui per essere considerati “reali” e “esistenti”, occorre essere “puro pensiero”, ‘”pura anima”, “puro spirito”, e dove la chimica organica e le leggi fisiche conosciute sulla Terra non hanno alcun valore, non sono condivise, e pertanto non sono degne di alcuna considerazione. Da sempre gli esseri umani cercano forme di Vita nell’Universo, parametrandole alla propria modalità di esistenza, alla propria limitata e incerta esperienza sensoriale: in altri termini, gli esseri umani hanno cercato la “Vita” con strumenti creati per essere interpretati dai “loro” sensi come “segnali di vita”: sbagliando. Non rintracciare e non riconoscere segni tangibili di Vita fuori dal pianeta Terra e dal Sistema solare, secondo i canoni e le leggi fisiche di matrice terrestre, con strumentazione che risponde, si ribadisce, a leggi fisiche terrestri, cioè degli “umani”, non significa che la Vita lì “fuori” non esiste. Trattasi, infatti, di luoghi in cui, per “chi” invero li abita, l’ipotesi di considerare l’esistenza di un “corpo materiale”, o l’applicazione di “leggi fisiche di matrice terrestre” costituisce, per altro verso, “Fantascienza”. Forse che la Vita, cioè uno dei molteplici concetti di “esistenza”, debba necessariamente rispondere a regole fisiche o morali predeterminate e condivise dagli esseri umani? Chi può arrogarsi, tra gli esseri umani, il diritto di imporre una definizione del concetto di “Vita” e di “essere senziente” applicabile a livello universale? Gli esseri umani devono cambiare mentalità e approccio al concetto di Vita e di esistenza senziente e, nel caso specifico della letteratura, devono reinterpretare il vero valore della “Fantascienza”, espressione tipica di quel pensiero nobile che cerca di riunirsi alla Verità, che tende alla Verità e che può essere definito come la chiave che consente di accedere ai contenuti più alti di quella che l’autore di Badroots definisce “OVERSCIENCE”, cioè che consente di accedere alla “OLTRESCIENZA”. Ovvero quella specifica “tensione di ricerca” della Verità che supera e va “oltre” le leggi fisiche (e i pregiudizi morali) condivise e imposte da alcuni consociati, più o meno asserviti a logiche e a lobby di Potere. La tensione a comprendere e aprirsi a “leggi” superiori che non rispondono necessariamente alle esperienze sensoriali terrestri, può essere ben definita “OLTRESCIENZA”.

La Fantascienza e il Fantasy sono dunque importanti per aprirsi e accedere all’OLTRESCIENZA, perchè costituiscono la palestra dove “allenare la mente” degli umani a pensare “oltre”, ad aprirsi a “nuovi” contenuti, per far sì che gli stessi non restino attaccati a terra, ma raggiungano traguardi superiori: del resto è innegabile come la letteratura di Fantascienza e il Fantasy abbiano spesso precorso i tempi, anticipando novità tecnologiche, scoperte scientifiche, etc. Gli esseri umani, in realtà, sono già immersi nella “fantascienza”, e la vivono quotidianamente: un pianeta azzurro che ruota di moto proprio e costante nel buio universo, senza che nessuno sia ancora riuscito a spiegarne scientificamente il “perché”, cos’è se non “fantascienza”? Il concetto di OLTRESCIENZA è quindi “rivoluzionario” quanto quello del “Rinascimento”, e supererà nei prossimi anni quello della Fantascienza, senza sostituirlo, e consentirà alla specie umana di proseguire il cammino verso la Verità senza retaggi religiosi e morali che, ove strumentalizzati, possono appesantire il libero pensiero, e verso il Progresso, quello vero che non è necessariamente tecnologico ma può essere anche “morale” e “spirituale” e, perché no, permetterà agli umani di compiere viaggi oggi impensabili, e di consapevolizzare il significato della propria esistenza e del proprio modo di esistere e porsi nell’ambito del Creato, andando, appunto, “OLTRE”. La letteratura di Fantascienza e quella di “OLTRESCIENZA” possono aiutare gli esseri umani ad andare OLTRE, perchè è “Oltre” che tutti sono destinati: in un modo o nell’altro, bisogna farsene una ragione. Da qui, ne consegue la “decisione” di andare “OLTRE”, scrivendo per l’appunto “Badroots”.

Da cosa è nata l’idea di questo bel fantasy?

L’idea di scrivere il romanzo è nata dopo aver trascorso un periodo di riflessione nel verde di una foresta africana: solo piante, silenzio, la melodica voce della natura, e il dolce profumo del sottobosco. Le piante e gli alberi hanno ispirato l’autore, e gli hanno, per così dire, parlato. Le ricerche scientifiche sulle piante e sui loro processi di comunicazione, condotte da biologi di fama mondiale e tuttora in corso, sono state importanti per l’elaborazione di alcuni passaggi contenuti nella prima stesura del plot narrativo.

Il titolo l’hai scelto subito o è nato alla fine del romanzo?

Il titolo del romanzo, in verità, l’hanno scelto…le “Piante”, prima di liberare parole e pensieri. Camminando nel bosco, infatti, l’autore è inciampato in una “radice” e ha pensato che quella radice fosse “cattiva”, salvo comprendere subito che la radice, a differenza dell’uomo, era lì per un preciso motivo, tutt’altro che cattivo. Le Piante, insomma, hanno voluto che il titolo fosse “BADROOTS, Cattive Radici”, perché “perdere le radici”, le “proprie” radici, significa perdere tutto. A volte, inciampare in una radice, significa ritrovarla…

Quanto tempo hai impiegato a scrivere il romanzo?

La prima stesura del romanzo, ha richiesto circa dodici mesi, secondo i parametri temporali terrestri. Il libro è stato rifinito nel corso del tempo, per rendere il “messaggio” comprensibile a quanti più umani possibile.

Perché hai scelto di chiamare i personaggi Sangueverde, Sanguerosso?

Semplice. La linfa delle piante che scorre nello xilema rappresenta il “Sangueverde”: tutto il resto che scorre come fluido nelle vene degli altri esseri che non sono identificabili come piante, come gli umani, è “Sanguerosso”. Questa, in sostanza, è la ragione principe della distinzione delle due specie contrapposte. Del resto, come disse Eraclito, “tutto ciò che scorre è Vita (Panta rei): per cui “Sanguerosso” e “Sangueverde” valgono bene a identificare il concetto di Vita di due specie. Il plot narrativo, peraltro, è duplice: a un attento lettore non sfuggirà che la storia può essere letta anche omettendo la lettura dei capitoli “Fantasy/Fantascienza” dove si parla esclusivamente di una specie aliena denominata “Sangueverde”: si sviluppano infatti alcune vicende “aliene” in zone remote dell’universo, utili ad andare “Oltre”. La lettura di quei capitoli, così come il prologo e il capitolo 1, “allena” e prepara la mente del lettore ad aprirsi all’Oltrescienza, ove lo desiderasse. Nel romanzo esistono comunque molti altri personaggi di “matrice” umana che hanno “nomi propri” e funzioni specifiche e che, evidentemente, per contrapposizione, si possono ben definire “Sanguerosso”.

Ricordano un pò quelli di Harry Potter. E’ voluto?

Può essere, ma certamente nulla di voluto, come del resto si evince dalla risposta alla precedente domanda. Comunque l’autore mai ha letto “Harry Potter”, riferito come un “maghetto”, con buona pace di maghi e fattucchieri del pianeta Terra, con sincero rispetto per coloro che l’hanno amato e letto volentieri, e probabilmente subìto, come capita per romanzi “nuovi e intriganti” ma “spinti” prepotentemente da Case Editrici interessate più a incrementare gli incassi con precise logiche editoriali e di marketing, piuttosto che protese ad accrescere la libera capacità di pensiero dei lettori, stimolandoli davvero ad allenare la fantasia. La fantasia non può essere asservita a logiche commerciali, per far acquistare “gadgets”, ma è la via maestra per allenare la mente ad andare “Oltre”. L’autore, inoltre, è certo che chi ha scritto l’Odissea, l’Iliade o la Divina Commedia, persino l’amico Eraclito, e via dicendo, non ha pensato a obiettivi editoriali con logiche imprenditoriali, ma ha scritto per sete di conoscenza, per divulgare un pensiero, per far crescere l’uomo e farlo andare “Oltre”. BADROOTS non ha alcuna pretesa, sia chiaro, è l’ultimo dei romanzi, ma desidera certamente andare Oltre, introducendo una nuova letteratura di genere, dove anche i supereroi non si allungano o sparano fiamme o raggi laser, ma lanciano “miti consigli” che possono elevare e consapevolizzare l’Uomo alla dimensione che più, per dignità, gli compete.

Qual è il messaggio di questo romanzo?

Il messaggio del romanzo? “E’ amando che aumenta l’amore”, ma questo messaggio non lo si troverà scritto da nessuna parte, perché permea l’intera vicenda narrativa, e potrà essere colto da chi ha davvero sete di Amore. Di più non è possibile dire. Ci sono anche molti altri messaggi, finanche su cose che accadranno sul pianeta Terra, ma questa è un’altra storia. Ogni lettore potrebbe anche ricevere un messaggio personale, trarre una morale unica, secondo la propria sensibilità, secondo i propri bisogni. Del resto, molti umani, non tutti, desiderano comprendere il motivo della loro spesso sofferta esistenza e, attraverso una storia fantastica e di avventura, il romanzo si propone di sviluppare una serie di immagini e concetti che potrebbero lavorare all’interno di ognuno, e potrebbero far crescere e maturare una maggiore consapevolezza interiore. Purtroppo molti esseri umani sono così attaccati all’evidenza materiale, che non si arrendono all’idea che in realtà sono tutti in “caduta libera”, lungo una liscia parete di pietra, aggrappandosi di tanto in tanto a un ramoscello che dà l’impressione di poter fermare il tempo: ma il ramoscello improvvisamente si stacca per il peso di un corpo che non appartiene, e la caduta continua. Ciò che conta, dunque, è sapere che una volta liberati dal corpo, la caduta si arresta, e si aprono nuovi orizzonti: ed è a quegli “orizzonti” che l’uomo può ambire.

C’è un passaggio che dice “Mia madre mi ha sempre insegnato a temere le piante: le considerava pari dell’uomo”. Perché hai scelto questa frase?

Le Piante ne sanno più dell’uomo, è innegabile: vivono più dell’Uomo, e gli studi sulla longevità  dovrebbero concentrarsi su particolari enzimi delle piante (pensiamo ad alberi di dodicimila anni, o a sequoie di mille e più anni), sono state le prime a colonizzare il pianeta, e saranno le ultime a lasciarlo. Le piante e gli uomini sono anche esseri viventi strettamente legati tra loro, cioè “pari”: la struttura di una cellula umana è simile a quella di una pianta, stessa tecnologia di base, dunque “stesso ingegnere”. L’unica differenza tra l’uomo e le piante, è che le piante senza l’uomo sopravvivrebbero comunque, mentre non è vero il contrario. Senza le piante, ogni Sanguerosso è destinato, prima o poi, all’oblio. Temere le Piante, per un essere umano, significa tutelare la propria esistenza. La piante sono pari dell’uomo, nel senso che hanno la stessa dignità e coscienza, anche se espressa in modo differente…

Cosa sono per te le piante e tutto il mondo vegetale?

Le piante sono sorelle e fratelli “maggiori” con cui occorre oggi più che mai dialogare, e confrontarsi: comprendere il linguaggio e i messaggi delle piante è di vitale importanza per il genere umano. Le piante possono aiutare gli uomini a comprendere e prevenire disastri ambientali che saranno sempre più violenti. Le piante, infatti, sono i veri pionieri dell’universo, gli indicatori della qualità di vivibilità di un pianeta, e non necessariamente per i “Sanguerosso”, cioè per gli umani. Non è detto poi che l’esistenza di piante su un pianeta alieno costituisca il segnale di potenziale vivibilità del medesimo per un “umano”. Ogni essere vivente, infatti, che sia pianta o uomo è programmato per adattarsi a regole e leggi fisiche che variano da pianeta a pianeta. La pianta, a differenza dell’uomo ha una capacità di adattamento superiore ai cambiamenti climatici, e l’osservazione della sua evoluzione può aiutare l’uomo a comprendere le misure da adottare per salvaguardare la propria specie.

Perché questa copertina? Ha un significato particolare?

La copertina sintetizza per quanto possibile la trama del romanzo: l’emblema dei Sangueverde sullo sfondo, due dei protagonisti in primo piano, lo spiegamento militare interessato allo sfruttamento delle scoperte sui processi di comunicazione delle piante, e una città messa a ferro e fuoco dal “cattivo” di turno.

Dal finale si evince un sequel. E’ corretto?

Sì, c’è un sequel. Ma a rivelarlo, forse, non sarà JJG, essendo proteso ad andare OLTRE…che sfiga!

Chi è John Greenflowers?

Bella domanda: se lo stanno chiedendo in tanti. John J. Greenflowers è di sicuro l’autore che mancava: un essere senziente che ha ridato alle Piante il loro giusto peso. JJG ha fantasia, e la usa per andare OLTRE: e l’Universo, che è OLTRE, è la massima espressione della Fantasia…

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