Il film

Dopo aver vinto a Cannes, il film “Salvo” trionfa a Lodz vincendo il premio come migliore debutto europeo alla diciottesima edizione del “Cinergia Forum Europa Cinema”.

È il 19 giugno. Al cinema Anteo di Milano proiettano Salvo, il film di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia vincitore del Gran Premio e del Premio Rivelazione alla Settimana della Critica, Cannes 2013. Sono a Milano in quei giorni, non posso perdere l’occasione. Per due ottime ragioni: conosco Fabio da quando – lui capo degli sceneggiatori – mi selezionò come dialoghista in Agrodolce (soap opera di Raitre andata in onda per una sola stagione), e da allora un’amicizia fatta di mails e passione comune per le narrazioni ci unisce; e poi ho già visto Rita, il cortometraggio con il quale hanno vinto festival in tutto il mondo, e sono curiosa di vedere Salvo. Cieca era Rita, la protagonista del cortometraggio. E cieca è la ragazza che incontra Salvo, killer di mafia che le uccide il fratello, e che per lo shock riacquista la vista. Non posso perdere l’occasione di vederlo, anche perché nonostante il successo di Cannes Salvo non ha ancora un distributore in Italia, rischia di non andare nelle sale (il distributore arriverà qualche giorno dopo).
È inizio estate, ma fa già caldo. Corro sotto il sole del primo pomeriggio per tuffarmi nella metro, è affollata ma trovo comunque posto. Piuttosto che guardarmi in giro come faccio sempre e curiosare fra le facce e le mani e i vestiti di chi mi circonda, guardo fisso avanti. Sento che se muovessi gli occhi le lacrime verrebbero giù, tanta è l’emozione. Cerco via Milazzo e finalmente il cinema. La sala è quasi esaurita, e così sarà ad ogni festival al quale Salvo sarà presentato. Solo posti in prima fila. No grazie, ai miei occhi ci tengo, prendo un posto in galleria. Entro nella fila, guardo giù. Sotto lo schermo quattro sedie e un tavolino già pronti per il dibattito post proiezione. Fa niente se per due ore divento strabica, io voglio essere lì. Corro al botteghino, chiedo il cambio del posto. La signorina sbuffa ma non le danno il tempo, due anziane signore chiedono posto in galleria. Il mio biglietto va. Ottengo prima fila, posto numero 8.
Il film inizia. C’è Fabio, in quelle immagini. Riconosco il suo linguaggio e molto di quanto già era in Rita. Adesso però qualcosa è diverso. La sensazione che ho è che Rita fosse più morbido, qui sono pietre che arrivano in platea. Salvo uccide. Uno, due, tre, non li conto. Tortura una gamba ferita, si fa dire un nome. Uccide ancora. Chiudo gli occhi. È finzione ma non riesco a guardare. Le immagini scorrono. Lo schermo è piatto, io rincorro il film su più piani. Le foto del backstage che Antonio posta su fb. I nostri discorsi di questi anni e ciò che pensiamo della Sicilia, dei siciliani, dell’Italia com’è oggi. I riferimenti ad altri film, altri maestri. Seguo come in trance, assorbo fotogramma dopo fotogramma. Il film finisce. Applauso, poi alcuni vanno via. Milano non può aspettare, altra vita altri impegni lì fuori. I registi hanno avuto un contrattempo, un treno in ritardo, ancora non sono arrivati.
Io seduta aspetto, come me tanti altri. Sorrido e mi sento idiota, a sorridere così tanto. Finalmente arrivano, si affacciano da un varco schermato da una tenda pesante, direttamente sotto il palco, prima Antonio poi Fabio. Scatta l’applauso. Butto l’emozione nelle mani, e applaudo guardandoli fisso intanto che vanno a prendere posto. Sembrano timidi, impacciati. Hanno l’aria di quelli capitati per caso. Come se la fatica e il dolore e l’ansia e i dubbi e tutto quello che è stato nei quattro anni di preparazione di questo film non fossero i loro. Continuo ad applaudire e a sorridere. Fabio mi vede, mi fa ciao con la mano. Non ci siamo ancora mai incontrati.

Identici a come sono in foto, penso. Pensiero idiota. È che vedere Fabio dal vivo mi sembra quasi strano, abituata a tutto il virtuale della nostra relazione. Eppure le parole non sono virtuale. Eppure il meglio di noi ce lo siamo dato con le parole. Non ci serve altro. Li ascolto. Ritrovo in quello che dice il Fabio delle nostre mail, dei nostri sms. È lui, indubitabilmente. Mi commuove. Sorrido. Raccontano del film, di cosa sottende, cosa dichiara.
Penso a quanto amino quella terra di Sicilia. A quanto chi la ama voglia anche starne lontano, troppo il dolore e il fastidio per ciò che ne fanno. Una location è in una vecchia cava di sale, quel sale che non fa crescere vita. Ogni battuta, ogni inquadratura, ogni location vibra di significato. Penso a chissà quanto sale hanno buttato sulle nostre vite, sperando che non ne fiorisse niente, e chissà come e quanto siamo riusciti a scrollarcene di dosso. Vorrei leggere la sceneggiatura. Fabio me la manderà, qualche giorno dopo, senza darmi l’imbarazzo di chiederla.
L’incontro termina, i registi scendono dal palco, devono correre a prendere un treno. Mi avvicino, come anche molti altri. Mani che si stringono, emozioni che viaggiano veloci. Fabio mi si avvicina, sorride. Immediato un abbraccio, liberatorio. Un momento, poi bisogna andare via, il taxi è già fuori. Usciamo insieme dal cinema, poche parole sui programmi immediati, su quando riusciremo a vederci ancora. Fino a fine anno porteremo Salvo in giro per il mondo, dice Fabio. Così è. Oggi 21 novembre sono in India, a presentare il film anche laggiù.
Il taxi scivola via, alzo la mano a salutare. Intanto che si allontana, ancora una mano fuori dal finestrino. Torno alla metro, la verde fino a Cadorna, poi la rossa fino a Palestro. Seduta, guardo fisso avanti. Sento che se muovessi gli occhi le lacrime verrebbero giù. Non posso. Non qui. Quelle stesse lacrime di soddisfazione e felicità liberate però ieri: Salvo vince ancora, questa volta a Lodz, in Polonia, è il Cinergia Forum Europa Cinema. Dopo anni di fatiche e difficoltà arrivano i riconoscimenti e i successi.
E io, per il successo del mio amico Fabio, sono felice.

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