Quella che segue è una lettera che l’Arch. Angelo Ricceri ha inoltrato alla redazione di Blogtaormina per esprimere il suo disappunto ed aprire un dibattito sul “caso circonvallazione” di Catania.

La famosa “circonvallazione.

tondo_gioeni_demolizione“Residente in uno degli stabili più mortificati da quella vergognosa opera che comunemente i catanesi chiamano “circonvallazione”. Residente di un condominio prigioniero da anni. Mortificato dalla presenza incombente di un muro ciclopico NON previsto da alcun progetto, sottoposto ad un inquinamento acustico-ambientale senza paragoni, che ha visto trasformare sotto i propri occhi un ridente viale alberato, fiore all’occhiello della Città in un ibrido tra un viale e una AUTOSTRADA cittadina (secondo la convenienza del tecnico comunale).
Alla ribalta sui quotidiani per l’ultimo atto di una penosa vicenda che a monte avrebbe dovuto risolvere tutti i guai causati da una scellerata visione di sviluppo commerciale “su ruote”.
Io vorrei dire la mia.

La storia: il progetto nasceva per dare alla Città una via di fuga definitiva in vista di eventi sismici, ritenuti dai competenti, “naturali” per il nostro territorio. Seguendo questo fine lo Stato ha dato SOLDI direttamente nelle tasche dell’autorità locale per eseguire un progetto redatto dalla Protezione Civile (competente in materia). E fin qui…
Poi, passati gli esami, i furbi a furia di varianti hanno compromesso la visione complessiva del progetto. Se non credete a me, verificate pure! Alla fine cosa abbiamo ottenuto? Un solco che taglia in due la città, marciapiedi distanti tra loro larghi 50 centimetri, carreggiate che superano i 50 metri ( impossibili da valicare se non sei un atleta), cavi d’acciaio (tiranti) che impediscono il transito non solo ai disabili, ingressi carrai privati direttamente collegati con la strada, rotatorie NON in regola, sottopassi con curve a gomito, altissimi muri di cemento non previsti.ecc…ecc…ecc…
A sentire l’ufficio tecnico è tutto in regola perchè si tratta di una strada cittadina.
Adesso arriva il ponte, con un progetto bello colorato, messo in mostra sul giornale, che ci racconta che meraviglia sta per sorgere al posto del ponte. Viene rimosso un ponte, che campeggiava nelle cartoline della città degli anni settanta, sostituito dalla ROTONDA, l’ennesima rotonda, panacea di tutti “gli scienziati” che affollano gli uffici tecnici!!!!
Sul giornale non compare però la storia del ponte e quante discussioni SERIE ci furono alla base della scelta, confronti tra gente che badava più all’interesse generale che a quello personale.
Non dice che ai tempi fu stabilito che il ponte era l’unica soluzione per risolvere il problema dell’ incrocio dei flussi (che già negli anni settanta preoccupavano tecnici e amministratori). Fu stabilito questo perché esisteva, ed esiste tutt’ora, un “salto di quota”, ovvero delle differenze di altezze tra i punti da collegare che rendeva IMPOSSIBILE realizzare un sottopasso con pendenze regolari e curve accessibili. Un FATTO invariato negli anni.
Quando, poco tempo fa, fu comunicato alla cittadinanza la realizzazione del progetto “abbattimento del ponte”, i tecnici hanno mentito sulla fattibilità della realizzazione del sottopasso, o per essere più buoni, hanno mentito bonariamente sapendo che la realizzazione di un sottopasso “in regola” non potrà essere certo quella indicata nel “pupazzo a colori “ pubblicato sulla stampa locale.
Allora permettetemi di accendere un faro su quanto io ritengo sia il male alla radice del problema.
Da decenni tutti i progetti pubblici, le grandi opere, vengono progettate all’interno degli uffici pubblici, e questo nell’ottica del risparmio. Pletore di impiegati, assunti alla base, per controllare le operazioni di trasformazione del territorio, vengono trasformati in progettisti. I progetti da decenni li fanno gli stessi impiegati che poi , in teoria, li dovrebbero controllare. Questa anomalia provoca tutto questo disastro. I progetti spesso non sono di qualità, l’esecuzione nemmeno … e i costi triplicano capovolgendo le previsioni dei legislatori.
La legge, che ha prodotto tutto questo, ha stravolto l’ordine naturale delle cose, ovvero che liberi professionisti si occupano di Progettare e Dirigere i lavori assumendo la responsabilità civile e penale dell’opera sotto il vigile controllo dei tecnici dell’amministrazione. Ma alla luce di quanto accade oggi di chi è la responsabilità? Chi paga i danni’? Esiste veramente la possibilità dell’amministrazione di rivalersi sul Responsabile Unico del Procedimento? E quale impiegato denuncerebbe un “collega” nella nostra amata e omertosa terra?
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tra le tante la nostra “circonvallazione” (ponte compreso). L’opera è stata collaudata? Chi si è assunto la responsabilità di dire che i lavori sono in regola? Chi ha suggerito l’abbattimento del ponte senza considerare (o sbagliando) le conseguenze? E ripeto…Chi pagherà tutti i danni che la cittadinanza sta subendo?
Ricordo (oltre il danno, la beffa) che tra i tanti criteri che si dovevano rispettare uno campeggiava su tutti: ovvero l’impossibilità di prevedere dei sottopassi considerati pericolose trappole a fronte di un evento sismico. È il motivo della comparsa di rotatorie, grandi un ettaro (ettaro di città) come quelle di Nesima superiore (nei pressi del nuovo Garibaldi), dove l’immensa rotonda viene condita da numerosi piccoli incroci, tanto da rendere avventurosa la vita di chi, ogni giorno le deve attraversare IN AUTO…. Perchè di attraversarle a piedi NON SE NE PARLA.
Ma le famose varianti hanno ribaltato tutto e i sottopassi anche se con pericolosissime curve a gomito (viale Fleming) sono state realizzate.
Totale assenza di visione globale della progettazione.
Pertanto lancio un grido d’allarme!
I lavori pubblici DEVONO ritornare sui tavoli dei liberi professionisti e gli impiegati (antagonisti in natura) devono riprendere il lavoro per cui vengono retribuiti ovvero il controllo della corretta realizzazione, e i cittadini, infine, godere del frutto dei loro sacrifici e vantare il diritto di chiedere i danni… e non sentirsi rispondere “il comune non ha soldi”.
Il ponte, cari amici, è solo la ciliegina di una bella torta.
Tanto era dovuto.”

Arch. Angelo Ricceri

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