La Stancheris con Crocetta
La Stancheris con Crocetta

La commissione Affari Istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana  ha dato il via libera al disegno di legge per l’istituzione di un casa da gioco d’azzardo. La norma portata avanti dal deputato regionale Lino Leanza di Articolo 4, è stata perfezionata con l’inserimento della possibilità di aprire un secondo casinò a Palermo. Ora si attende da parte dell’Ars la trasformazione in legge. Il punto su cui si è battuto è stato togliere quel divario tra nord e sud che vede quattro case da gioco tutte nel nord Italia che hanno ottenuto, tra il 1927 e il 1946, il permesso di aprire e di operare in quanto autorizzati. A Campione d’Italia, Saint-Vincent, Sanremo e Venezia.

L’incontro con Alfano. Intanto il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, accompagnato dai deputati regionali, Nino Germanà e Beppe Picciolo, ha incontrato il ministro dell’Interno Alfano per riproporre un progetto che si trascina dalla fine degli Anni 60. Angelino Alfano ha detto che valuterà il progetto con le dovute cautele. A quanto pare a preoccupare il governo sono le possibili infiltrazioni mafiose nella futura casa da gioco siciliana.

E la storia sembra ripetersi. Non è la prima volta infatti che viene tirata in ballo la storia delle infiltrazioni mafiose. Erano gli Anni ’60 quando fu aperta la prima sala di gioco a Taormina nella villa Mon Repos di Domenico Guaraschelli, soprannominato don Mimì. Il casinò ebbe però breve vita. Dopo l’apertura nel 1963, la sala da gioco venne chiusa nel 1964 dalla magistratura che ritirò la licenza a Guaraschelli. Il motivo ufficiale fu che il permesso, ottenuto in epoca fascista, permetteva la gestione del casinò a Tripoli, ma in realtà già allora si imputavano alla casa da gioco infiltrazioni mafiose.

Il chiodo fisso del casinò in Sicilia. Da allora molti politici hanno provato a far riaprire il casinò nella Perla dello Jonio. L’ultima bocciatura è durante il governo Prodi, nel 2007. Il motivo? Sempre quello. «Potrebbe essere usato dalla mafia per riciclare denaro sporco. Alla Sicilia, più che case da gioco, servirebbero acqua, alberghi migliori e campi da golf per attrarre i turisti» dichiarava Giuliano Amato. Adesso però qualcosa sembra finalmente muoversi. Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, spinto dal suo assessore al Turismo, Michela Stancheris, è persuaso che le case da gioco potrebbero diventare presto una realtà nell’Isola. Per Crocetta l’apertura del gioco d’azzardo nell’Isola non rischierebbe alcuna infiltrazione mafiosa grazie alle norme antiriciclaggio. «Dobbiamo smetterla di dire che tutto ciò che accade in Sicilia è mafia», ha affermato il Governatore.

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