Il pentito di ‘ndrangheta, latitante dal 3 giugno, è stato fermato a Reggio Calabria

In manette il boss pentito Antonino Lo Giudice

Reggio Calabria – E’ finita la latitanza di Antonino Lo Giudice, boss della ‘ndrangheta e collaboratore di giustizia. Nel 2012 si era autoaccusato di aver messo le bombe davanti alla Procura Generale e a casa del procuratore Di Landro. Lo Giudice è stato catturato dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco. L’uomo, che lo scorso 3 giugno Lo scorso era riuscito a fuggire dagli arresti domiciliari a cui era stato sottoposto. E’ stato scovato venerdì in un appartamento alla periferia di Reggio Calabria, a pochi passi dalla sua casa. Lo Giudice era stato condannato a sei anni e quattro mesi per le bombe, le intimidazioni ai giudici di Reggio Calabria e l’attentato al procuratore Di Landro. Probabilmente il boss ha trascorso la sua latitanza nella sua città, aiutato dal figlio e dalla moglie. E adesso dovrà spiegare, ai magistrati della Dda di Reggio Calabria,  i motivi del suo allontanamento unitamente a  quel memoriale in cui dichiarava di essersi autoaccusato ingiustamente e di non avere nulla a che fare con le bombe.

Nel testo il pentito di ‘ndrangheta ha scritto di voler ritrattare tutte le sue dichiarazioni. «Mi sono inventato tutto», ha detto. Il boss ha pure ammesso di essere stato costretto a raccontare episodi di cui non era a conoscenza. Ha persino indicato le persone che lo avrebbero “minacciato” se non avesse detto quello che loro volevano sapere. Lo Giudice ha indicato tra i tanti nomi anche quello di Alberto Cisterna, ex numero due della Procura nazionale antimafia e Francesco Mollace, sostituto procuratore generale. A seguito delle accuse lanciate dal pentito, Cisterna è stato inquisito per corruzione, ma la sua posizione è stata archiviata dal gip di Reggio Calabria dopo due anni di indagini.

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