Il Tribunale di Bologna ha deciso di affidare una bambina di tre anni ad una coppia gay

matrimonio-gay-omosessualeAdozione no, perché la legge lo vieta. Ma l’affidamento si. È destinato a far discutere il provvedimento preso dal Tribunale dei minori di Bologna che, facendo riferimento alla sentenza emessa lo scorso gennaio dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione, ha disposto l’affidamento di una bambina di tre anni ad una coppia omosessuale. Due uomini cinquantenni e conviventi da diversi anni, con un lavoro stabile e un reddito discreto, saranno i genitori affidatari della bambina, allontanata dalla famiglia d’origine perché si era riconosciuto in quel contesto una situazione non ideale per la sua crescita serena. E chissà se lo sarà adesso all’interno di un contesto totalmente maschile dove verrà di fatto tolta la presenza femminile quale normalmente dovrebbe essere quella della madre. E viene meno anche il concetto di famiglia tutelato dalla stessa Costituzione. Facciamo un po’ di ripasso. La Costituzione dedica alla famiglia tre articoli (collocati all’interno del Titolo II intitolato “Rapporti etico-sociali”).

L’art. 29 stabilisce che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare“. Dove per coniugi si intendo un uomo e una donna uniti in matrimonio.

Di conseguenza, come si evince dalla stessa legge, affidando la bambina ad una coppia omosessuale, ovvero composta da due persone delle stesso sesso, si andrebbe contro quello che di fatto è legge.

In effetti la Procura dei minori aveva già espresso parere contrario all’affidamento della bambina ai due uomini, ma il Tribunale, tenuto conto del profondo legame affettivo che lega la piccola ai due, e previo  parere favorevole dei servizi sociali, ha disposto diversamente ed ora non è escluso che il Pubblico ministero presenti una nuova opposizione. C’è anche da dire che l’affidamento è diverso dall’adozione in quanto non prevede l’interruzione del rapporto tra il bambino affidato ed i suoi genitori naturali. Il legame viene mantenuto, anche se svuotato della quotidianità che caratterizza la normale convivenza di una famiglia.

Ad ogni modo la sentenza è davvero discutibile perché ci sarà da chiedersi se togliere ad un bambino una delle figure principali per la sua crescita sia davvero la scelta più giusta.

 

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