Apprendere lezioni di vita.

Imparare ad andare avanti. E’ questo quello che mi ha trasmesso la città di Ragusa,  distrutta nel 1693 da un devastante terremoto. Adesso questo capoluogo di provincia si  presenta divisa in due grandi zone, una è quella della città antica, che porta con se la denominazione di Ragusa Ibla, conserva l’impianto urbanistico medioevale in chiave Barocca, dovuta alla ricostruzione del XVIII sec; l’altra zona, cioè la parte nuova della città, è situata su un altopiano… Entrambi presentano monumenti e decori molto interessanti.

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Raggiungere Ragusa diventa un viaggio interminabile,  ma…. ne è valsa la pena  perché ho avuto modo di godermi il paesaggio, vedendo quelle immense estese con le balle di fieno, le mandrie bovine e tutte quelle cose preziose che nella vita di città non si vedono più.

Interminabili ponti conducono il viaggio del passante alla città denominata nel 2002 Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Ogni opera, anzi ogni monumento, porta con se questa carica, questa energia di rinascita e quel coraggio che dona la forza per andare avanti e poeticamente ispirano il passante.

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Qui tutto è particolarmente casereccio,  formaggi e prodotti della terra arredano di sapori genuini la tavola… di chi per caso approda in questa città denominata anche l’isola nell’isola.

Una città piena di ponti, strutture che segnano il tempo passato e presente… Il passaggio e il continuo persistere,  superando ogni difficoltà,  riuscendo in ogni sfida. È fantastico constatare ció, ed è meravigliosa questa città.

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Ragusa mi dava l’impressione di percorrere le viuzze di un presepe… Tutte quelle lucine al calar della sera hanno rafforzato ancora di più la mia visione presepiale.

La speranza di rinascita è viva e tutto sa di ricchezza, di grazia e di storia e un viaggiatore che giunge in questa meta d’arte se ne innamora e allo stesso modo rigenera i propri pensieri.

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