Il sogno di identificazione di Gianni Rodari

rodariAncora oggi troviamo sui testi delle scuole elementari, leggermente ridotta e banalizzata l’opera di uno dei più grandi scrittori, giornalista e pedagogisti italiani.  Parlo di Gianni Rodari, la cui letteratura, a mio avviso, è stata spesso ridotta, a letteratura per bambini, forse solo perché la cifra stilistica che più lo distingueva era il tema del fantastico che a volte non è guardato di buon occhio dagli adulti. Perché il sistema sociale che abbiamo creato gradisce solo la presenza di altri mattoncini per il muro, se mi è permessa la citazione trasversale dal mondo onirico musicale dei Pink Floyd, e non l’espressione e la maturazione di singolarità abbeverate alla fonte della grammatica della fantasia, di cui lui è stato un  interessante e prolifico  teorico e ideatore.

Ma a cosa serve la fantasia?  Credo possa servire anche oggi proprio al progetto di ricostruzione,  di cui già egli parlò, e come progetto di identificazione; perché è senza dubbio il sentire comune che ci fa percepire come parte di un certo tipo di cultura. La lingua costituisce uno dei codici di appartenenza, ma più importanti sono i contenuti, cioè l’espressione dei modi di pensare.  Quando interpretò la prima raccolta di fiabe italiane, di Calvino, come uno dei momenti più significativi dell’unità nazionale, credo intendesse proprio questo.

 “ Perché anche quella (raccolta) è un momento della fantasia popolare italiana, perché raccoglie da tutte le regioni questo patrimonio fantastico, e dice al popolo italiano : questo è un libro, che hai fatto tu, io, Italo Calvino ci metto la penna.”  Il racconto popolare diventa uno dei segni più chiari di una identità nazionale.

Se è vero che per ricostruire i codici comportamentali, etici e morali di una nazione è necessario partire dalle fondamenta, e cioè dalla formazione delle nuove generazioni, è fondamentale recuperare, invece di usarne solo le filastrocche, tutto il suo patrimonio letterario, soprattutto perché è ricco di fermenti creativi e di riflessioni profonde anche sul senso della vita.

Il mondo della fantasia e dell’immaginazione, però, spaventa.  Gli artisti e tutti quelli che sguazzano nel brodo creativo rompono gli equilibri, destabilizzano le forme di potere culturale, andando naturalmente contro gli appiattiti valori borghesi, e avversando i comportamenti di massa e i luoghi comuni fondati sul conformismo.

E molto più rilassante che tutti facciano più o meno le stesse cose, e soprattutto più utile che tutti comprino esattamente le stesse cose, e lo spirito critico che nasce dall’immaginazione, viene sempre più mortificato, anche se parecchi sanno che le idee che da sempre cambiano il mondo sono frutto  delle folli dinamiche della fantasia. È chi riesce ad immaginare l’inimmaginabile che crea la spinta vera verso cambiamento.

L’opera di Rodari andrebbe estratta dal cassetto stereotipato di una produzione semplicemente per ragazzi, quasi di “serie B” rispetto alla letteratura italiana, e messa in bella mostra sul comò della letteratura alta, perché tra le sue pagine si trova l’umorismo dell’assurdo, e oltre alle invenzioni narrative, un tono ironico, alle volte canzonatorio anche di se stesso e della sua carriera di insegnante , ma spesso pungente e graffiante nei confronti del sociale. I dubbi e gli interrogativi che sorgono sempre dalle sue paradossali creazioni, le beffarde provocazioni che dai giochi di parole, si trasportano nella serietà della vita, non potrebbero che essere attuali per questa Italia, alla ricerca ancora di una identità, e ingarbugliata in tutti questi giochi di responsabilità politiche e private.

A livello pedagogico e non solo.

L’artista di Omegna era anche dotato della grande umiltà che segna i grandi, e dice in “ Grammatica della fantasia  ”Dovevo essere un pessimo maestro […] avevo in mente tutto fuor che la scuola. Forse, però, non sono stato un maestro noioso.”

Beh fortunati quegli alunni che hanno potuto godere della sua creatività e della sua umiltà, nata forse dalla ricca semplicità dell’ estrazione di figlio di fornaio, e dalla quale sarà saltata fuori anche la figura di un gatto, spesso presente nelle sue opere, perché dove c’è il pane è impossibile non ci siano topi, e dove ci sono topi deve per forza esserci sempre un gatto. L’umiltà e la preparazione, unita alla passione e alla straordinaria forza della fantasia, di sicuro può aiutare nel traghettamento verso un mondo migliore. Non saprei cosa consigliare per cominciare a leggere, anzi lo so, ma preferisco sia la curiosità a spingere ognuno nella propria ricerca.

E chi vuole intendere intenda.

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