Squadra Antimafia 6: Giulia Valenti alias Giovanna Ragno 660x330

E’ simpatica e molto dolce. Ha uno sguardo che trafigge. Quando ride lo fa di cuore. Ama la Sicilia e quando non recita puoi ancora sentire un po’ del suo simpatico accento palermitano. E’ Giulia Valenti, uno dei nuovi volti di Squadra antimafia. Il suo personaggio sarà quello di Giovanna Ragno, la moglie di un uomo d’onore: fedele, madre e femmina. E Giulia, così solare e allegra, si racconta in questa intervista.

Mi parli del tuo personaggio?

Il mio personaggio è Giovanna Ragno, moglie del più grande dei tre fratelli Ragno che nella nuova stagione di Squadra Antimafia cercheranno di riprendersi il comando della città che un tempo era egemonia del nonno. È un piccolo ruolo ma interessante sia dal punto di vista della sceneggiatura, perché a un certo punto porta avanti uno dei filoni narrativi della storia, che da quello simbolico perché insieme alle altre donne di casa Ragno (Rachele, Elisa e Carmela) tutte molto diverse tra loro, Giovanna restituisce un’immagine tradizionale della donna siciliana: la moglie fedele, la madre, la donna d’onore.

Che caratteristiche ha?

È una donna con un grande senso della famiglia. È molto legata ai due cognati più piccoli. Ha anche un grande senso del dovere e di quello che è il proprio “ruolo”. Il suo microcosmo ruota tutto attorno al marito, ai figli e al mantenimento del suo status sociale. È una donna siciliana come ne conosco tante, una che vive nei silenzi e che parla solo quando è necessario. Anche il rapporto col marito è pieno di non detti che lasciano però intuire molte cose.

Come è lavorare con Pierluigi Corallo che, nella fiction, è tuo marito?

Molto divertente! Io e Pierluigi abbiamo frequentato entrambi, ma in anni diversi, la scuola del Piccolo Teatro di Milano e lavorato con Luca Ronconi ma mai contemporaneamente! Questo fa sì che condividiamo un linguaggio e un vissuto comune che ci hanno fatti subito entrare in sintonia: ci sembra di conoscerci da un sacco anche se in effetti non abbiamo mai lavorato insieme. Poi lui ha molta più esperienza di me e ne approfitto per imparare il più possibile.

Il tuo personaggio sarà presente per tutta la serie?

Credo di sì.

Cosa ti piace della fiction Squadra antimafia?

Mi ha subito colpito la quantità di scene d’azione rispetto a quelle di testo: ci sono molte scene in cui non si parla ma succedono un sacco di cose! Questo è piuttosto inusuale da vedere nei prodotti televisivi e per un attore è molto stimolante da fare.

Per te che sei siciliana, cosa significa lavorare ad un progetto come quello di Squadra antimafia che descrive solo una parte, forse la più triste, della realtà di questa isola?

Purtroppo è la realtà di questo paese, non più soltanto della mia isola. In questo, la serie è anche tristemente oggettiva e spietata, puntando l’accento anche sulle relazioni stato – mafia. È triste ma è così ed è inutile piangersi addosso, diciamo che per fortuna questa è solo una delle mille facce di questa terra e solo una delle mille storie che la Sicilia continua a raccontare e ad ispirare.

Hai una notevole esperienza teatrale. Come è recitare in televisione?

È strano! Mi sto aggirando in un mondo misterioso che osservo con curiosità e fascinazione. E’ come imparare un altro linguaggio, diverso da quello che pratichi di solito: un’altra tecnica, un altro modo di recitare. E anche un’altra disciplina. In teatro sai che racconterai una storia tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine. E tutta la tua energia è “dosata” per essere al massimo in quel tempo lì. Il lavoro sul set invece, è fatto di attese lunghissime, di picchi adrenalinici e cali repentini, che devi saper distribuire in un lasso di tempo minore e in modo preciso, senza tensioni che ti possano far sembrare “finto” o poco “naturale”. In teatro devi sparare la tua energia per arrivare al pubblico che è lì con te. Davanti la macchina da presa devi fare molto poco, ma essere molto preciso. È molto stimolante e devo dire che quando posso chiedo suggerimenti o vado ad osservare i miei colleghi sul monitor per imparare da loro!

Il tuo personaggio avrà scene di nudo?

No. Non che io sappia!

Ti imbarazzerebbe la cosa o hai già avuto ruoli che prevedono scene di nudo?

Beh, in teatro ho già affrontato scene di nudo e per farlo ho dovuto credere veramente molto nella necessità del segno che il regista voleva dare nella sua messa in scena. È stato difficile, ma alla fine l’ho fatto e ne ero anche molto convinta. Davanti la macchina da presa non so, certo, l’occhio che ti guarda è più vicino, più invadente in qualche modo…ma credo che forse m’imbarazzerebbe più rivedermi che farlo!

Quanto conta nel tuo mestiere il gossip?

Mah, in teatro non conta niente, in tv mi pare conti molto invece! Ma credo che dipenda dal fatto che è un mezzo potentissimo, che ti avvicina tantissimo alla gente e per la gente probabilmente questo diventa un modo per “tenerti con sé”. Personalmente devo ammettere che il pettegolezzo mi è abbastanza indifferente: nell’ambiente professionale alla fine ognuno vuole fare solo bene il proprio lavoro e il resto conta poco.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

In questo momento sono molto concentrata sul presente e contenta dei cambiamenti nella mia vita in quest’ultimo anno. Vorrei continuare a far crescere e portare avanti il lavoro de “Gli Incauti”, la compagnia teatrale di cui faccio parte e raccogliere i frutti della faticosa “semina” di questi anni . Al contempo penso a Squadra antimafia come al potenziale inizio di qualcosa di nuovo e sconosciuto. E non c’è niente che mi esalti di più di una partenza!

Mi dici una tipica frase palermitana che ami?

Io amo lo “spirito” col quale i palermitani dicono certe cose. Per esempio la voce del mio insegnante al liceo che davanti alla scena muta di tutta la classe interrogata, sospirava: “Testa c’un parra si chiama cucuzza!”; oppure quello col quale mia madre quando chiedo impazientemente qualcosa, mi dice sfottendomi: “èttati ‘nterra ca ti sparu!” o mia zia che quando vuoi sapere troppi dettagli su qualcosa ti dice, sbottando: “(Vò sapiri) u pilu, u mastru e u chiantaturi!” Adoro.

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