Squadra Antimafia 6, il siciliano Angelo Campolo

Si chiama Angelo Campolo, ha trent’anni, è siciliano ed è uno fra i più giovani e talentuosi attori italiani. Ha lavorato in teatro con registi come Luca Ronconi e Antonio Calenda. Ha al suo attivo film, fiction e un cortometraggio “Un’altra mattina” – di cui è autore, attore e regista – che gli ha fatto vincere il festival “La 25a ora”. Angelo ha i lineamenti e i colori classici della Sicilia. Il suo è un sorriso contagioso. E’ uno di quelli che parla poco e osserva molto. Ha uno sguardo diretto e due occhi profondi che parlano da soli. Ha talento. Tanto. Il suo sogno nel cassetto è una sceneggiatura alla quale lavora da un po’ e spera possa tradursi in un vero film. In dieci anni di carriera ha viaggiato molto, vissuto esperienze importanti e conosciuto persone straordinarie. E lo vedremo presto anche nella nuova serie di Squadra antimafia 6 dove interpreterà Gaspare Laparia, uno sgherro della famiglia Basile. Ma al momento, davanti a un buon bicchiere di rosso, si racconta in questa intervista per Blogtaormina.

Quale sarà il tuo personaggio in Squadra antimafia? Che caratteristiche avrà?
Interpreto Gaspare Laparia, uno sgherro della famiglia Basile. Un “pesce piccolo”, assai fragile e pauroso che, una volta incastrato dalla Polizia, sarà costretto a fare il doppio gioco. Il resto meglio non svelarlo…

Il tuo personaggio sarà presente per tutta la serie?
Sbucherà solo in qualche puntata.

Cosa ti piace della fiction Squadra antimafia?
Mi piace l’indubbia capacità che ha avuto in questi anni di attrarre un così vasto pubblico televisivo riuscendo a farlo appassionare ad un genere che mescola azione e thriller a vicende più sentimentali e umane.

Per te che sei siciliano, cosa significa lavorare ad un progetto come quello di Squadra antimafia che descrive solo una parte, forse la più triste, della realtà di questa isola?
Da siciliano sono felice che ancora una volta una grossa produzione come la TAO2 scelga la Sicilia come set in cui girare. E’ un’importante occasione lavorativa per molte maestranze, operatori turistici, commercianti e tante altre figure professionali, inclusi noi attori. Credo inoltre che in una fiction come questa non vi sia alcun tipo di intento sociologico. La mafia e la criminalità purtroppo esistono e, com’è ormai chiaro a molti, non sono solo un’esclusiva realtà della Sicilia.

Non sei solo un attore. Hai anche scritto, diretto e recitato nel corto “Un’altra Mattina”, vincitore del festival “La25ora” su LA7. Come è nata questa scelta?
Viene tutto dal teatro, la mia vera “casa” artistica in cui mi sono formato e dove lavoro con continuità da quando mi sono diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano nel 2005 sotto la guida di Luca Ronconi. Dirigo quando sento forte la necessità di offrire un punto di vista specifico rispetto ad una storia, quando sento che ho un coinvolgimento emotivamente forte. E’ successo in “Un’altra Mattina” e succederà, stavolta a teatro, in “Otello – una storia d’amore” lo spettacolo con cui ho vinto il concorso Scintille all’ultima edizione del festival di Asti. In Otello avrò la possibilità di dirigere quattro bravissimi attori messinesi che mi va di citare: Annibale Pavone, Federica De Cola, Tino Calabrò e Margherita Smedile.

Hai scritto altre cose che magari sono ancora chiuse nel cassetto?
Non tantissime, per fortuna. Quando mi appassiono a un’idea finora sono quasi sempre riuscito a realizzarla.

Cosa ti ispira?
Amo le fragilità umane, le nostre debolezze, i momenti in cui cadono le difese che ogni giorno alziamo per proteggerci da paure che il più delle volte sono frutto della nostra educazione o delle nostre cattive abitudini. Mi ispira anche la poesia e il modo assurdo in cui gli uomini riescono a complicarsi la vita attraverso azioni come la vendetta, il senso del possesso, l’ambizione e anche l’amore nelle sue forme più estreme.

Hai recitato sia in film che nelle fiction. Cosa ti piace di più?
Sono reduce dal set di “Seconda Primavera” il nuovo film di Francesco Calogero, un autore che ho sempre ammirato da quando ero piccolo. E’ stata un’esperienza fantastica e molto istruttiva, grazie anche al bel ruolo che Francesco mi ha dato l’opportunità di interpretare. I tempi di lavorazione di una fiction sono per forza di cose molto più rapidi. Ma a parte questo ciò che più conta, indipendentemente dal mezzo che usi, è la storia che racconti. Se c’è una reale e sincera esigenza alla base del racconto, unita naturalmente ad un’idea narrativa valida, oggi puoi anche usare uno smartphone per girare. Credo che l’occhio di uno spettatore medio sia saturo di immagini, quel che conta sono le emozioni che riesci a trasmettere.

Nonostante la giovane età, hai già interpretato diversi personaggi. C’è un ruolo che preferisci?
Non saprei in effetti fare l’identikit ideale del ruolo che preferisco… diciamo che “Riccardo”, così si chiama il giovane che ho interpretato nel film di Calogero, racchiude una serie di caratteristiche a me congeniali. Mi piacciono quei personaggi che cercano un riscatto, che vogliono lottare al di là dei propri limiti andando contro tutto e tutti. A volte si schiantano, a volte ottengono ciò che desiderano. L’importante è che abbiano uno scopo, qualcosa verso cui aspirare.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Se mi guardo un po’ indietro in questi ultimi dieci anni posso dire di essere contento. Riesco a vivere del mio lavoro e grazie a questo ho viaggiato molto, vissuto esperienze importanti e ho conosciuto persone straordinarie. Il mio sogno nel cassetto resta una sceneggiatura alla quale lavoro da un po’ e che spero possa tradursi in un vero film. Ma più in generale il mio sogno è sempre quello di migliorare come persona e come attore, di essere in grado di saper osservare la vita e raccontarla agli altri, sempre “a servizio” di un’idea, di una storia o di un personaggio. Come avviene per quei grandi artisti che riescono a parlare al nostro cuore in maniera pura e diretta. Un grande traguardo, forse impossibile, ma è bello continuare a crederci, no?

I prossimi impegni lavorativi?
Debutterò al Giraudi di Asti con “Otello – una storia d’amore”, mentre entro la fine dell’anno interpreterò un ruolo nel nuovo film di Francesco Munzi e concluderò a Messina un percorso laboratoriale su Shakespeare in cui dirigerò più di venti ragazzi in un’originale riscrittura scenica di Romeo e Giulietta. E mi aspetta l’uscita al cinema di “Seconda Primavera”, il film di Calogero che ho da poco finito di girare.

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