Squadra Antimafia 6, Pierluigi Corallo alias Nicola Ragno 660x330

Pierluigi Corallo, classe ’76, professione attore, nella sesta serie della fiction Squadra Antimafia 6 sarà Nicola, il maggiore dei fratelli Ragno, i nuovi antagonisti della Duomo. Una intensa attività teatrale come protagonista con i maggiori registi italiani, ma anche come speaker pubblicitario, sua la voce dello spot della Sorgenia, per citarne uno. E’ bravo nelle imitazioni, particolarmente in quella di Michele Placido e nel riprodurre i diversi dialetti, dal palermitano al veneto passando per il campano, lui che è pugliese. Ama il suo mestiere e lo fa anche bene. Crede che fare l’attore abbia più a che fare con l’osservazione che con l’introspezione, citando un suo maestro, dice: “se un attore cerca troppo dentro se stesso, nella migliore delle ipotesi trova le interiora”. E’ molto schietto. La cosa più preziosa della sua vita è sua figlia Matilde.  Crede molto nella formazione teatrale anche per lavorare in televisione e al cinema. Spiegandomi una tecnica di memorizzazione basata su una conversione alfanumerica inventata da Liebniz, davanti a uno spritz, Pierluigi Corallo si racconta in questa lunga intervista.

Il tuo personaggio in Squadra Antimafia?

Il mio personaggio in Squadra Antimafia 6 è quello di Nicola Ragno. I Ragno sono una famiglia di mafiosi, tenutari di un mandamento. Quando il fratello minore Ettore esce di prigione viene investito della carica di capo-mandamento dallo stesso Nicola che in sua assenza aveva tirato avanti senza grandi velleità. Questa sua particolarità lo rende prudente e guardingo, fino a contrapporsi al fratello che lo accusa di codardia. A questo proposito devo ringraziare molto i due registi Kristof Tassin e Samad Zarmandili, che hanno reinventato con me una versione meno debole del personaggio e molto più interessante.

Ci sarai in tutta la serie?

Diciamo fin quando ci sono, ci sono spesso… (Ride)

Cosa ti aspetti da Squadra Antimafia?

Cerco di non avere grandi aspettative da un lavoro ma di farmi piuttosto sorprendere da quello che trovo. In questo caso sono felicemente sorpreso dalla presenza di attori molto validi che ho incontrato in diverse situazioni e contesti; penso a Valentina Carnelutti, Paolo Pierobon, Dino Abbrescia, Francesca Valtorta e Fabrizio Nevola, per citare quelli che conosco meglio. Con Fabrizio in particolare ci siamo conosciuti proprio quando lui iniziava e quindi per un certo periodo ho avuto un atteggiamento da fratello maggiore nei suoi confronti, si vede che si trattava di una sorta di premonizione! Averlo rincontrato come collega e amico in questa serie è indubbiamente la cosa più bella che mi è successa.

Preferisci interpretare il ruolo di buono o quello di cattivo?

Preferisco interpretare ruoli diversi da me. I personaggi che hanno una distanza da te, ti permettono di esprimere al meglio quello che sei profondamente. Lavorando con Albertazzi si diceva spesso: “La maschera è una cosa che copre la tua faccia. Ma la scelta della maschera rivela quello che hai dentro”. Nella nostra tradizione gli attori sono spesso chiamati ad interpretare personaggi che gli somigliano molto, ma ahimè, questo toglie una grande gamma espressiva che è data proprio da quella libertà che un attore ha nel descrivere quello che non è, ma che immagina.

Nella scelta dei copioni quanto è importante l’ influenza esterna?

Adesso non esageriamo, con la crisi di lavoro che c’è, l’idea di un attore che scelga i copioni mi sembra un scenario Hollywoodiano. (ride) Ciononostante non interpreterei cose che concettualmente non condivido e sono un sostenitore dei progetti fatti con intelligenza.

Mi parli della tua formazione?

Ho studiato alla scuola di Strehler, quando il maestro era ancora vivo, ho recitato fin da giovanissimo con Massimo Castri che mi ha scelto come protagonista a 22 anni, ho lavorato con Albertazzi e Proietti con Gregoretti e con Ronconi con il quale ho affrontato diversi protagonisti. Poi è arrivata la televisione con Ris, dove ho interpretato il ruolo del maggiore Rambaudi per tre anni.

Sei anche speaker, è esatto?

Ho lavorato molto con la voce in una casa di produzione che si chiama Eccetera produzioni audio di Milano. Alla quale va riconosciuto il merito di scoprire delle voci particolari ed immetterle nel mercato pubblicitario rendendolo più variegato. Adesso collaboro spesso a delle campagne pubblicitarie, sono per esempio speaker ufficiale di Sorgenia, lo sono stato di tanti altri marchi.

E’ così che è nata la collaborazione con Lillo e Greg a Radio Rai due?

A Radio Rai Due faccio l’imitazione di Michele Placido alle prese con un improbabile oroscopo, la cosa è nata da una mia antica passione per le imitazioni. Una volta ne ho incisa una in macchina sull’I Phone e un po’ per gioco l’ho mandata alla mia agente. Bukowski suggeriva di “buttarsi da ogni finestra aperta”.

Qual è il tuo prossimo impegno lavorativo?

A Gennaio torno a recitare al Piccolo Teatro di Milano ne “La Celestina” di Fernando de Rojas per la regia di Luca Ronconi, assieme per la prima volta a Paolo Pierobon (Filippo De Silva nella serie N.d.R.).

C’è qualcosa a cui rinunceresti per il tuo lavoro?

Tutto, tranne mia figlia. E’ la cosa più bella e più importante della mia vita.

Come riesci a gestire la paternità con questo lavoro?

I bambini hanno bisogno di qualità. Nel rapporto con un figlio è più importante la qualità della quantità. Io trascorro circa tre-quattro giorni ogni due settimane con mia figlia. Ma quando arrivo sono completamente suo; a conti fatti le dedico  più tempo effettivo di quanto spesso facciano i papà “normali”. Per spiegarle che lavoro faccio le dico che racconto delle favole agli adulti e sento che questo la rende molto orgogliosa.

Cos’è che non sopporti?

Non sopporto la gente che non ha cura del significato delle parole, come Nanni Moretti nel film “Palombella Rossa” che schiaffeggia la giornalista che si esprime senza proprietà di linguaggio, gridandole “Come parla?!? Le parole sono importanti!!! Come parla?!?”

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