Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

Non ferisce cadere nell’universo

Capita abbastanza spesso di incrociare un netturbino, oggi definito un operatore ecologico dell’AMA, dove per AMA non si intende la seconda persona dell’imperativo del verbo amare, ma semplicememente l’azienda che si occupa dei rifiuti a Roma.
Così ho conosciuto Gino che ha il compito di radunare miriadi di rifiuti che i cittadini di Roma sistematicamente gettano nelle strade e sui marciapiedi.
Lui con la ramazza ammucchia ogni sorta di minuscoli pezzi di carta, scontrini, cicche di sigarette, in una lunga fila ai margini della via, poi passa il piccolo furgone con le spazzole rotanti che ingoia la spazzatura.
Così è capitato che dopo qualche giorno ho incontrato nuovamente Gino e l’ho salutato dicendo: “Ciao Presidente.” Lui mi ha guardato con occhi folgoranti e ha sibilato “Presidente de che?
E io “Di te stesso”. E lui, rassicurato “Ah mbeh! Ti offro un caffè”.
Io, che raramente bevo caffè, mi sono avviato con lui al Bar, questa piccola chiesa laica dove gli abitanti del quartiere si radunano nel corso della giornata, per interrompere l’ ergastolo del lavoro e tener desta l’ipotesi di poter vivere un giorno in pace la propria vita. E’ così che Gino all’improvviso mi ha rivelato i suoi sconcertanti esperimenti.
Sin da bambino ci sono momenti della giornata in cui Gino sente un delicato formicolio che gli invade la testa, offrendogli una sensazione peraltro molto gradevole. Istintivamente, ovunque si trovi, Gino chiude gli occhi e “parte per l’universo”.
“Cioè?” Chiedo con delicatezza.
Gino mi sospinge oltre i tavoli, nell’angolo vuoto del bar.
“Cioè mi vedo salire, andare oltre le nubi, oltre la terra, oltre la luna e i pianeti, e lo spazio diventa una notte chiara, immensa. Mi avvicino alle stelle, poi arrivano i colori e sono spazi infiniti, e la mia immaginazione viaggia veloce come i pensieri e quando oltrepasso gli l’abisso dei colori e arrivo al bianco, un bianco denso, come un latte di luce, e lì c’è lei.”
“Lei chi?” “La beatitudine… Ma il caffè? Non lo bevi?”.
Un vero shock, Gino mi porta fino alle soglie dell’infinito, poi mi lascia precipitare nell’immensità nerastra del caffè che a me, puro spirito guidato nelle galassie da Gino il netturbino, appare immenso come un oceano.

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