Tra i beni che potevano essere posti sotto sequestro anche gli alberghi tra questi il San Domenico Palace Hotel a Taormina.

san domenico palace hotel taorminaE’ stato giudicato inammissibile, dalle Sezioni unite della Corte di cassazione, il ricorso presentato da Maria Antonia Di Lazzaro, pm di Imperia, che chiedeva il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni immobili riconducibili all’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone  a processo a Torino con l’accusa di truffa ai danni dello Stato per la realizzazione del nuovo porto turistico di Imperia.

Il sequestro è stato negato sia dal gip di Imperia che dal riesame. Da qui il ricorso in Cassazione. La vicenda giudiziaria sulla costruzione del porto di Imperia, vede imputati nel processo insieme a Bellavista Caltagirone anche altri nove imputati. Ma ripercorriamo la vicenda. Secondo la procura, il general contractor della Porto di Imperia spa, Acquamare, che ha costruito l’approdo turistico e che fa capo all’imprenditore romano, avrebbe conseguito, nei lavori di costruzione, un illecito profitto di 288 milioni di euro. Secondo l’accusa,  sia il Comune di Imperia, che detiene il 33% della Porto di Imperia spa, che la stessa società, sarebbero stati danneggiati da Acquamare.

Il gip aveva invece respinto il ricorso sul sequestro sostenendo che “Non esiste danno erariale in quanto l’ente pubblico, ovvero il Comune, non ha subito alcun depauperamento a causa dell’illecito in quanto non ha mai finanziato in alcun modo l’opera“. Tesi peraltro condivisa dai giudici del Riesame. Il pm, nel ricorso in Cassazione, ha sottolineato come “La richiesta di sequestro preventivo ha funzione sanzionatoria dell’atto illecito perpetrato ai danni della Porto di Imperia Spa“. La difesa, invece, ha sempre sostenuto la natura privata della società.

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