Depeche-Mode
E’ passata una eternità dalla fine del 1979 e i primordi degli anni ’80, quando band musicali più disparate venivano alla luce. La bellezza di trent’anni e passa  da quando i Depeche Mode, gruppo di musica elettronica, si formò in quel di Basildon, in Inghilterra. Inizialmente ne faceva parte anche Vince Clarke, ma nel 1981 lasciò il posto ad Alan Wilder, tastierista dalla grande impronta nella storia della band fino al 1995, anno del suo abbandono.

Da lì sono rimasti Martin Gore, Andy Fletcher e Dave Gahan, a portare avanti un cammino cominciato quando ancora si vedevano per le strade pettinature particolari e variopinte, quando  i tre ragazzi di Basildon avevano da poco superato l’adolescenza. Martin, il più trasgressivo solo all’apparenza e nel modo di conciarsi alla vista del pubblico nei vari concerti, ha sempre rappresentato l’anima del gruppo.

La maggior parte dei pezzi scritti dai Depeche sono i suoi, dei quali curava ogni dettaglio, testi e musiche. Andy, il più timido  ma solo all’apparenza, è sempre stato importante con il suo apporto e la sua duttilità. Dave, il leader nelle performance ma anche negli eccessi, quegli stessi eccessi che spesso lo hanno portato ad un passo dal “confine”. Più volte il frontman ha asserito di aver voluto vivere la vita al massimo, nel bene e nel male, di aver fatto tutto con passione, giocando con il rischio perché più eccitante. Probabilmente non aveva messo in conto i periodi bui nei quali si sarebbe trovato, complici la fine del suo matrimonio con l’amore di sempre, Joanne, dalla quale ebbe anche un figlio, il rapporto tormentato con la sua press-agent  Theresa Conroy e la caduta nel tunnel oscuro e profondo delle droghe.

Nel maggio del 1996 una overdose da speedball gli fu quasi fatale, ma probabilmente il buon Dave aveva il suo “santo in Paradiso” che, oltre a salvargli la vita, ha permesso alla collettività di continuare a godere della sua voce e della sua innata ed enorme presenza scenica. Forse ponendogli sulla sua strada per il ritorno alla vita Jennifer Sklias, sua attuale moglie…..ma questa è un’altra storia. Sono lontani i tempi di Photographic  e di Everything Counts. Sono lontani i tempi di Just Can’t Get Enough, brano diventato poi un must dei vari stadi europei nel bel mezzo di partite di calcio.

La solarità dei primi anni pian piano ha lasciato il posto ad atmosfere più rarefatte e cupe, ben evidenti in Stripped, Black Celebration, Behind the Wheel e la superba Never Let Me Down Again. Enjoy the Silence, il pezzo cult di Violator, uno dei dischi più apprezzati della band londinese. Aumentano le sperimentazioni. Aumenta la tetrezza dei suoni, e da Personal Jesus si è passati a Walking in My Shoes ed In Your Room, composizioni cardine di Songs of Faith and Devotion.

Il resto è storia recente, con Ultra, album che ha sancito la rinascita di Dave, con Playing The Angel e Sounds of the Universe, quest’ultimo forse il più bersagliato dalla critica. Con Delta Machine, ultima fatica di Martin e compagni, sembrano rivivere quei vecchi tempi sempre attuali. Heaven, Soothe My Soul e Should Be Higher hanno ottenuto apprezzamenti altissimi da parte di critici e giornalisti del settore, elevando l’album ai livelli dei successi dei primissimi anni ’90. C’è più raffinatezza, le atmosfere sono cambiate, ma non quella erotica eleganza che da sempre ha contraddistinto il  gruppo.

Il Delta Machine Tour è approdato in varie zone d’Europa, facendo tappa anche in Italia (Milano e Roma) e registrando il sold-out. Previste anche date invernali, nelle quali i Depeche faranno ritorno in Italia (Torino, Assago e Bologna). In seguito la band avrebbe dovuto proseguire il suo tour anche in Sud America, ma la possibilità appare ormai tramontata e, ad oggi, il sipario sulla tournee dovrebbe calare il 7 marzo all’Olympisky di Mosca. Intanto il singolo Should Be Higher è entrato da poco nelle play-list delle radio italiane.  Il suo video è stato girato da Anton Corbijn e mostra i Depeche Mode durante una performance dal vivo. Che dire, quindi! Lunga vita a Martin, Dave ed Andy.

(Photo: Flickr)

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