Francesca Valtorta di Squadra Antimafia

E rieccoci qui. Di nuovo sul set di Squadra Antimafia 6. Stavolta sono alle prese con i nuovi volti di squadra antimafia: i cattivi. Sarà la famiglia Ragno la new entry che spopolerà nella sesta serie. E anche in questa serie saranno le donne a farla da padrone. Un nome su tutti? Francesca Valtorta che darà del filo da torcere al bel Calcaterra.

Ecco Francesca. Ci stringiamo la mano. La osservo. Corpo smagliante, alta (almeno 1.75), fasciata in leggings neri che mettono in evidenza muscoli scolpiti e scarpe da tennis. Nelle foto che ho visto su internet sembra una normalissima ragazza della sua età. A vederla così dolce e con quel look acqua e sapone, sembra impossibile che sia proprio lei ad interpretare la nuova cattiva di Squadra antimafia. Vedere la sua immagine nuda sui giornali di gossip di queste settimane le ha creato molto imbarazzo. Ma non le importa. Prende la parte positiva. Perché lei ama il suo lavoro. E spera che duri il più a lungo possibile perché anche lei appartiene alla generazione dei precari. E sapere che lavorerà fino ad aprile le dà una marcia in più. Al suo attivo ha già lavori importanti: “Baciami ancora”, “Immaturi-il viaggio”, “Ris-Roma” e ancora in uscita “Una buona stagione”  e nonostante i numerosi impegni sul set di Squadra antimafia frequenta l’università. Ha la testa sulle spalle e voglia di lavorare. E con una simpatia e dolcezza inusuale, bevendo uno Spritz, si racconta in questa intervista.

Francesca Valtorta, 27 anni romana, ha qualcosa di speciale che ti cattura subito. Io la chiamo empatia. Sorride talvolta imbarazzata mostrando una dolcezza che spiazza. Ha senso dello humor, è concreta e acuta. Crede molto in quello che fa. Appartiene alla generazione dei giovani di oggi, quella dei precari. Questo la rende infinitamente umana. Si appresta ad interpretare un personaggio lontano anni luce da come è in realtà e questa sfida la diverte. Ma soprattutto con Squadra Antimafia, sta scoprendo cosa vuol dire mettersi in gioco.

Mi parli un po’ della nuova serie?

Nella sesta serie i nuovi antagonisti saremo io, che interpreto Rachele Ragno, mio fratello Ettore, che è Fabrizio Nevola, ed Ernesto D’Argenio che interpreta Saro Ragno, nostro cugino. Noi siamo i personaggi cosidetti “cattivi” presenti per tutta la serie, a cui si affiancheranno altri due componenti della famiglia: Nicola Ragno,il fratello maggiore, interpretato da Pierluigi Corallo, e Angelino Ragno, fratello di Saro, che avrà il volto di Carlo Calderone.

E perché venite definiti cattivi?

Beh, siamo i cattivi nel senso che siamo gli antagonisti….una piccola famiglia mafiosa, i Ragno, che ha il suo centro di potere nel quartiere San Cristoforo e che, con l’uscita di prigione di Ettore,  vuole ritornare al potere e alla grandezza che aveva ai tempi del nonno, usando tutte le armi a disposizione, senza nessun tipo di remora morale. Ciò che caratterizza i Ragno, in particolare me, Ettore e Saro è l’essere tutti molto giovani, ragazzi di strada, cresciuti senza delle figure genitoriali alle spalle. Non siamo la classica famiglia mafiosa già arricchita e organizzata, siamo spericolati, “veraci”, ancora molto legati alle radici popolane del quartiere da cui proveniamo.

Quindi sei più cattiva di Rosy Abate?

Io sono cattivissima (ride) e nel corso delle puntate imporrò sempre di più il mio ruolo nella gestione degli affari. Ma come ogni personaggio ben scritto avrò le mie sfumature e i miei punti deboli. Per quanto riguarda il personaggio di Rosy Abate, avrà un’evoluzione molto particolare, un suo filone narrativo in parte separato rispetto alla “contrapposizione” buoni-cattivi-mafiosi-Duomo.

Come hai vissuto l’essere protagonista degli scatti bollenti con Bocci, che popolano le copertine e i siti di Gossip di queste ultime settimane?

Mi piace sottolineare due cose principali. La cosa in sé – gli scatti rubati dal set – è qualcosa che fa parte del lavoro. Può anche tornare utile da un punto di vista professionale perché l’attore lavora sull’immagine, su quanto sei conosciuto e riconosciuto dal pubblico. Quello che mi ha dato molto fastidio è che si trattava di scatti particolari, estrapolati da una scena “d’amore”. Non mi sono sentita tutelata, perché un conto è la scena, che verrà montata in un certo modo e trasmessa all’interno di un certo contesto, altro conto è un fermo immagine spiattellato in un giornale di Gossip, a cui non sono abituata. E quindi mi ha creato un imbarazzo pazzesco. Però fa parte del mestiere. Prendo le cose positive che mi può dare questo episodio e poi il resto passa. Già è passata una settimana, non se lo ricorda più nessuno.

Quando hai deciso di provare ad entrare nel cast di Squadra antimafia?

Non ho mica decisa io, magari!!!! Ho fatto un regolare provino, nonostante con la Taodue avessi già lavorato in Ris Roma. Grazie a Dio funziona ancora così. Non esistono solo le raccomandazioni. Funziona che fai il provino e se sei brava e giusta per il ruolo vieni scelta. Mi hanno chiamata per questo provino e devo dire che ero molto preoccupata perché non sono siciliana e non ho apparentemente una fisionomia e un carattere vicini a quelli del personaggio, non a caso ho sempre interpretato ruoli  da brava ragazza. A scuola, al centro sperimentale di cinematografia mi dicevano sempre che sarei stata perfetta per fare un film d’epoca, dai toni borghesi e classici.  Non mi vedevo assolutamente nel ruolo della cattiva. O meglio, mi sarebbe piaciuto moltissimo ma temevo di non essere credibile. Per cui sono andata con l’idea di divertirmi. E questa cosa evidentemente ha funzionato dato che mi hanno chiamata il 25 luglio dicendomi che ero stata presa. Non me l’aspettavo assolutamente, e ringrazio ancora chi ha deciso di darmi fiducia e mi ha dato la possibilità di affrontare questa sfida.

Ti ha mai penalizzato la bellezza nel tuo lavoro?

Non mi reputo affatto particolarmente bella, anzi. Non sono la classica bonazza col fisico perfetto. E in verità nel mio lavoro è il contrario, è spesso richiesta la bellezza come requisito base. Conosco molte mie colleghe bravissime, penalizzate perché apparentemente non rispecchiano i canoni classici di bellezza.

Preferisci il cinema o la televisione?

Ormai credo che non ci sia più tutta questa differenza, il cinema non è più garanzia di qualità, purtroppo, anche se nell’immaginario comune rimane più prestigioso. Detto questo vedersi sul grande schermo è un’emozione meravigliosa. Per quanto mi riguarda posso dire che le mie esperienze televisive sono state altrettanto importanti, anche per quanto riguarda l’apprendimento, perchè, per mia fortuna, ho sempre fatto prodotti di alta qualità, con registi che mi hanno insegnato moltissimo. Inoltre la televisione, forse più che il cinema, ti regala la popolarità e l’affetto del pubblico, fattore che non bisogna snobbare perché l’attore lavora per il pubblico. E poi c’è una cosa che sembrerà cinica, ma per me non lo è, e di cui mi sono resa conto quando ho cominciato a lavorare e a scontrarmi con i risvolti negativi d questo mestiere. Il lavoro dell’attore è talmente irregolare e precario, soprattutto in questo periodo storico, che il fatto di fare una serie tv che dura parecchi mesi, psicologicamente vuol dire tanto. Ti dà quella sensazione di regolarità e normalità che questo lavoro di base non ha. Per me questo è importante. I periodi in cui non si lavora, i periodi di incertezza sono pesanti. Io li vivo malissimo. Il pensiero che sarò impegnata con Squadra fino ad aprile è meraviglioso!

Come ti prepari alle scene? Segui un metodo?

Dipende. Per quanto riguarda Squadra antimafia il primo passo è stato leggere tutti i copioni, per avere un quadro generale della storia. Poi abbiamo fatto un lavoro molto approfondito con i due registi: Christophe Tassin e Samad Zarmandili, cosa che purtroppo non è affatto scontata. Innanzitutto hanno fatto in modo che tra noi “Ragno” ci conoscessimo prima delle riprese, così da creare quella confidenza e intimità che sarebbe servita nelle scene. Poi tutti insieme abbiamo iniziato un lungo lavoro di analisi, a partire dalla sceneggiatura, attraverso suggestioni cinematografiche, e idee che ci venivano in mente lì per lì, fino a che, in maniera naturale e spontanea ,il fisico e il carattere del personaggio hanno preso vita . I costumi, la pettinatura e il trucco poi aiutano tantissimo. Appena indosso i vestiti di Rachele, cambio immediatamente postura e atteggiamento. Per quanto riguarda le singole scene, cerco di non prepararle con troppo anticipo, perché c’è il rischio di fissarsi su certe intonazioni o su certi movimenti, che invece in parte devono venire spontanei e in parte li devi costruire lì per lì con il regista, a seconda della location e degli attori con cui fai la scena. Il cinema e la televisione sono in questo diversi dal teatro, va preservata una dose di spontaneità e improvvisazione.

Come hai fatto ad imparare l’accento siciliano?

Sinceramente non so quale sarà il risultato. (ride). Il siciliano ha una musicalità molto forte per cui se hai un po’ d’orecchio, lo impari abbastanza velocemente. Però corri il rischio di farlo finto o di esagerarlo troppo. Consapevoli di questo, sia  i registi che la produzione sono stati molto intelligenti da chiedere a noi attori non siciliani  solo una lieve inflessione, un leggero richiamo al siciliano ma niente di esagerato.

Hai rinunciato a qualcosa per il tuo lavoro?

No.

Rinunceresti a qualcosa per la tua professione?

Dipende. Non saprei dirti. (ci pensa). Guarda non lo so. Ti direi di no, non credo, però dipende. Dici per amore? Se non mi fai fare il lavoro che mi piace non credo che potrei.…no, non credo che rinuncerei a qualcosa.

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