Squadra Antimafia 6, il sindaco Veronica Colombo 660x330

“Sono Veronica Colombo la sorella di Lara, il nuovo vice-questore di Catania. Sindaco? Si, si sicuro. La novità è questa: Veronica Colombo ama davvero Ruggero La Spina. Il mio personaggio in Squadra Antimafia 6 è quello di una donna molto sola nella vita, la sua sofferenza viene proprio da li. Le scelte che fa sono legate a questa solitudine che ha vissuto da sempre. Io e Lara siamo orfane, e io sono la sorella più grande e quindi in qualche modo mi sono sempre fatta carico di noi due. E’ vero che c’è un rapporto conflittuale tra di noi. Però è un conflitto in cui so in piena coscienza di essermi presa cura di lei. Ecco, questo è forse quello che non si sa di questo personaggio”.

Come ti prepari alle scene?

“Mi chiamano la secchiona del cast. Perché studio. La prima cosa che faccio sempre è leggere bene quello che c’è scritto. Nel senso che è il copione – che sia Shakespeare o che sia un autore di televisione –  a mettere insieme tutti in un film. E’ il copione il punto di riferimento che collega la regia, gli attori, i costumi. Tutti devono incontrarsi in ciò che c’è scritto. Ed è proprio li che vado a cercare informazioni: sulla storia, sul mio personaggio, su che cosa gli altri dicono di me. E tutta quella è la mia preparazione. Sono molto pignola”.

Come hai iniziato a recitare?

“Ho iniziato da piccola. Ho trovato un mio diario, un paio di mesi fa, avevo circa sette anni. C’era scritto che da grande volevo fare il clown perché volevo far ridere le persone. Nella vita ho sempre fatto cose super drammatiche interpretando personaggi angosciosi, però effettivamente mi rendo conto che è una cosa che ho sempre voluto fare. Ho impiegato tanti anni per ammetterlo a me stessa. Ho studiato, parlo cinque lingue. A diciassette anni ho cominciato a lavorare in teatro, poi al cinema. Televisione non ne avevo mai fatta prima di Squadra Antimafia. In realtà è la prima volta che faccio un personaggio così lungo per la televisione”.

Cosa preferisci tra cinema e televisione?

“Decisamente preferisco il cinema. Al cento per cento. Anche se devo ammettere che girare questa serie mi ha divertita tantissimo l’anno scorso, adesso è appena cominciata. E’ stata molto divertente e ho imparato un sacco di cose. Perché stare sul set ogni giorno è diverso, impari tanto. Hai una dimestichezza con il tuo personaggio che raramente hai in un film al cinema. Ci lavori per sei, sette mesi, per cui lo conosci molto bene, in tante circostanze diverse, cosa che in un film che dura un’ora e mezza a confronto con le dieci ore, venti ore di vita del tuo personaggio è diverso”.

C’è un personaggio tra quelli che hai interpretato, o un film, a cui sei più legata?

“Quello no. Perché quando lavori, almeno per me, è talmente pervasivo, ed è talmente forte la concentrazione, il lavoro, le persone con cui lavoro, il testo con cui mi confronto e le cose che vado a cercare dentro di me, che diventano la vita di quel momento. Tutti i personaggi sono legati a qualcosa della vita di quel momento, per cui è difficile amarne uno più di un altro. I film, invece, si. Ci sono dei film che ho fatto che non mi son piaciuti e altri che invece mi son piaciuti di più. Questo però è gusto, non centra con il lavoro”.

C’è un ruolo che preferisci?

“Mi piace mettermi nei panni di qualcun altro. Credo che la cosa che mi da più gusto sia proprio andare a scovare quell’aspetto del carattere che è meno evidente”.

In base a cosa scegli il copione?

“Intanto è un privilegio poter scegliere perché non succede sempre. Le ragioni sono tante e sono diverse. Ci deve essere qualcosa che mi emoziona nel copione. E devo avere la sensazione che ci sia un senso in quello che faccio. Deve avere un senso per me. Non riuscirei a fare una cosa che non vedrei mai. Io non ho la tv a casa e quindi non avevo visto la fiction Squadra Antimafia. All’inizio ero un po’ titubante. Poi ho guardato un paio di puntate e allora ho deciso di leggere il copione. Al di là del fatto che economicamente è un lavoro e mi permette di mandare le mie figlie all’università, posso dirti che quando ho letto il copione ho visto che il mio personaggio aveva un senso. Raccontare la vita di questa donna che fa politica in Sicilia, che si ritrova ad avere a che fare con delle circostanze che a poco a poco si stanno svelando, per me ha un senso. E ha un senso molto preciso di questi tempi, purtroppo. Perché viviamo in un mondo scombinato dal punto di vista della politica, del femminile, e in questa terra in particolar modo anche se ormai è un po’ dappertutto così. Per me deve avere un senso. Perché ci sono dei giorni in cui non ti va di alzarti alle cinque e mezza del mattino, perché ti annoi, ti fanno male i piedi, magari non ti sta simpatico l’attore con cui reciti, in quei giorni lì, deve esserci almeno una ragione per starci. E quello è il senso. Per me”.

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