Centri Storici, riforma urbanistica e valorizzazione

Il Governo della Regione Siciliana tenta di avviare da alcuni anni lo studio per la riforma urbanistica, con la ferma speranza dei cittadini che il nuovo quadro normativo e legislativo venga esemplificato in termine di snellimento delle procedure di autorizzazioni (edilizie, ambientali, di tutela ecc.. ecc..). Si spera altresì che l’uomo occupi una parte centrale delle azioni di governo, quale soggetto responsabile dell’attività che svolge.

Il territorio siciliano presenta una variegata gamma di bellezze naturali con oltre 1100 Km di costa che, pur non esente da aggressioni in circoscritti tratti, è in gran parte (60%) balneabile e libera da fattori inquinanti, come si evince dagli ultimi dati forniti dall’annuario statistico regionale.

La Sicilia possiede, inoltre, un patrimonio artistico, culturale, architettonico ed archeologico di rilevante interesse internazionale che, insieme alle costituite aree protette – estese oltre i 340.000 ettari – costituiscono una risorsa rilevante per lo sviluppo ed il rilancio economico dell’isola.

L’Unione Europea, attraverso i fondi strutturali, ha promosso lo sviluppo equilibrato e duraturo delle attività economiche, lo sviluppo delle risorse umane, la tutela e il miglioramento dell’ambiente, per dare attuazione al principio generale della coesione economica e sociale contenuta nella carta di Amsterdam ed in particolare nell’articolo 1 del regolamento sui fondi strutturali di cui al regolamento CE n.1260 del 1999. Nonostante la disponibilità degli strumenti finanziari con cui l’Unione persegue la coesione e lo sviluppo economico e sociale in tutti i paesi membri, nonché la disponibilità di misure economiche da destinare alla riqualificazione urbana e al miglioramento della qualità della vita (Misura 5.02), tali obiettivi in Sicilia stentano ad essere pienamente attuati, a causa a volte della mancata tempestività della predisposizione di progetti integrati tali da rispondere ai programmi operativi e alle strategie poste a base del quadro comunitario. Appaiono determinanti per il rilancio economico dell’isola, avviare con apposite risorse il recupero del patrimonio edilizio esistente nell’ambito dei Centri Storici minori, ricadenti soprattutto nelle aree interne, ed il potenziamento delle risorse territoriali e urbane, oggetto tra l’altro della strategia degli interventi e obiettivi globali del programma operativo regionale sopracitato e relativo agli anni 2000-2006/2007-2013.

Il principio della legislazione urbanistica, di considerare il centro storico essenzialmente dominio del “pubblico”, fu assunto con l’intento di evitare trasformazioni e alterazioni distruttive da parte della mano privata e di consentire, nelle more della formazione del piano particolareggiato del centro storico, soltanto quegli interventi volti alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili ed al restauro conservativo. Fine non conseguito per la mancanza di piani che risultavano onerosi per le Amministrazioni e per l’abbandono, consequenziale, del centro storico – tendenza non certo contrastata dai limiti severi posti agli interventi edilizi nei contesti storici da parte della vigente legislazione urbanistica – e, infine, per lo svuotamento soprattutto dei centri minori interni a causa della mancanza di adeguata viabilità di collegamento con i Comuni costieri.

La tutela e la valorizzazione dei centri storici e dell’ambiente non possono considerarsi come fatti a sé stanti, ma dovranno essere integrati nelle pratiche di pianificazione e d’intervento. La Sicilia, in materia di recupero del Centro Storico, nel 1976 aveva dichiarato con la legge regionale n.70 “Tutela dei centri storici e norme speciali per il quartiere Ortigia e per il centro storico di Agrigento”, che i Centri Storici sono beni culturali, sociali ed economici da salvaguardare, conservare e recuperare con l’obiettivo di perseguire la permanenza degli abitanti. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei Centri Storici, soprattutto quelli delle aree interne e montane, risultano abbandonati e senza una adeguata normativa che li regolamenti se non attraverso alcuni cenni insufficienti nell’ambito delle norme di attuazione dei piani regolatori generali ove adottati e/o approvati.

La tutela non può essere pensata come una fase a se stante nel complesso delle attività di governo del territorio, dovendosi intendere con ciò tutti quei processi economici e di trasformazione finalizzati al più generale incremento della qualità delle abitazioni e della qualità della vita. I centri minori dell’isola e i circostanti territori agricoli presentano potenzialità di valorizzazione che necessariamente dovranno attivarsi mediante azioni concrete di miglioramento della viabilità di collegamento con il territorio costiero, con lo scopo di raggiungere un duplice vantaggio:

  • il mantenimento degli abitanti nel luogo di nascita;
  • l’interesse di migliorare la qualità degli alloggi abitativi per favorire la stanzialità;

La riforma urbanistica, oggi più correttamente intesa come riforma del governo del territorio, dovrà assumere un ruolo decisivo nel processo di crescita e di sviluppo sociale dei centri abitati e dell’ambiente, e affidare alle Amministrazioni sovraordinate agli enti locali (Regione e Provincia ove sopravviva) il compito di dotarsi di strumenti e regolamenti che favoriscano i processi di pianificazione, preservando l’iniziativa e la responsabilità dei singoli e delle società, in modo da assecondare progetti ed interventi concreti ed economicamente sostenibili per le comunità insediate e/o che si insedieranno.

Governare il territorio significherà, dunque, mettere al servizio delle persone norme essenzialmente finalizzate a perseguire il “bene comune”, per assicurare a tutti le migliori condizioni di vita in tempi ragionevoli.

Il territorio è un bene di tutti e come tale va curato e preservato nel miglior modo, perché è l’ambiente ideale per la vita umana innanzitutto e per tutti gli altri esseri viventi.

Foto di Andrea Jakomin

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