Al di là della bellezza di un contenitore, ciò che conta è il contenuto.

Stefano Valanzuolo Ravello Festival Sta per chiudersi la stagione estiva di Ravello Festival e la gentile richiesta dei direttori di Blogtaormina mi garantisce l’accredito per un’intervista con Stefano Valanzuolo, il direttore artistico di questo festival dalla caratura internazionale, che alloggia in uno dei posti più incantevoli del mondo e guarda dall’alto la costiera amalfitana. Il panorama da quassù fa parte dell’incanto che garantisce ad ognuno dei concerti uno sfondo di incomparabile bellezza, cosa che garantisce l’unicità straordinaria di ogni evento. Ma noi ci accomodiamo all’interno dell’Auditorium Oscar Niemeyer, che raccoglie parte degli spettacoli.

Stefano Valanzuolo ha la faccia di uno scugnizzo napoletano che ha studiato a Londra. Elegante senza sfarzo, mi accoglie con la parlantina di chi è decisamente abituato a parlare in pubblico e alle interviste. D’altronde non poteva essere diversamente perché dalla sua mente sono uscite diverse delle idee che offrono speranze alla cultura nel meridione, tra cui “MozArtbox”, grande rassegna musicale, in collaborazione con i comuni di Portici e di Napoli, che accoglie tutte le forme musicali con il grande denominatore comune della qualità e un occhio interessato ai giovani artisti.

Al direttore artistico di Ravello Festival dal 2008, chiedo subito il bilancio di questo 2013.

“È un bilancio estremamente positivo, nonostante le problematiche di questa crisi economica che tocca ormai tutti, c’è stato un discreto aumento delle presenze e anche un incremento degli incassi. Questo senza per nulla ritoccare il costo dei biglietti, mantenendo sempre alto il tenore della qualità di ciò che offriamo, ricercando sempre la presenza in cartellone di artisti di valore.”

Un trend positivo dunque. Ti occupi da tempo di una struttura storica in un settore delicato, anche in un momento molto delicato, ma Ravello Festival quindi funziona. Quali sono secondo te i motivi?

“Ravello funziona come marchio, come Brand, e funziona anche come posto senza dubbio, e a questo si è aggiunto il fascino del nuovo Auditorium. In ogni caso il contenitore rimane un contenitore, e ciò che continua a contare è il contenuto. Per fortuna non ci siamo chiusi in una nicchia, e l’offerta si è arricchita di proposte più articolate, come si può notare dal cartellone che si è allestito. La musica convive ormai con proposte video, con la grande danza, e la musica stessa cerca di esplorare tutte le forme di espressione che ci porta la modernità.”

Quindi con la cultura si mangia, contrariamente a quanto disse Tremonti qualche tempo fa?

“Ma certo, al di là di ciò che può significare cultura, Ravello festival è ormai un azienda che dà lavoro a migliaia di persone, oltre ai benefici che porta all’indotto e al settore del turismo. Ravello festival cerca sempre nuove sinergie, sia con gli artisti emergenti, che con artisti affermati delle altre sorelle della musica. Collaborare con gli artisti e con le istituzioni ci aiuta a creare quella rete virtuosa che ci permette in economia di lavorare realizzando prodotti di grande qualità.”

Stefano devo farti una domanda cattiva

“Falla pure”

Dal 19 agosto, giorno in cui è stato presentato il programma del festival di Ravello, è cominciata una serie di polemiche e di attacchi vari. Landolfi il segretario provinciale del Pd per esempio ha definito i fondi regionali stanziati per Ravello “ rapina a mano armata”, lamentando una distribuzione a senso unico. E’ solo il segno del degrado psichico e culturale generale, come dice Amalfitano, il segretario della fondazione?

“La distribuzione dei fondi del piano di azione e coesione è operata dalla Regione Campania, ma si tratta comunque di progetti europei, e i quattro milioni di cui lamentano una errata distribuzione, sono la piccola parte di un fondo di sessanta milioni, e mi pare strano che facciano scandalo solo quelli di Ravello. I nostri primi fondi sono quelli dei privati e di sponsor che con un attento lavoro si procacciano, ed in questi consistono i nostri primi aiuti. Il fatto è che oggi l’ultima cosa che a certi detrattori interessa sono i contenuti, mentre sembrano interessate principalmente a creare polemiche per chissà quali motivi intorno all’evento, nonostante i risultati e il fior fiore degli artisti che passano negli anni. E non certo solo per i soldi, ma grazie al tessuto di connessioni e di contatti che il nostro lavoro negli anni è riuscito a creare.”

Ravello dunque tiene alto il nome della produzione artistica italiana, infischiandosene di una crisi che non riesce a toccare il brand di Ravello, né la grande e oculata programmazione dello staff e al di là di tutte le polemiche dimostra che la cultura può anche diventare creatrice di ricchezza economica. Esattamente come Taormina, da cui Blogtaormina prende il nome, rappresenta una perla della nostra offerta turistica e culturale, e chissà che tra le due indubbie realtà non possano nascere sinergie un domani che portino ancora più in alto lo splendore e la bellezza dei loro tesori naturali e culturali.

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